ROSE TREMAIN.
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IN CERCA DI UNA VITA.
Parte 3.
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Titolo originale: The Road Home. 2007.
Traduzione di Marta Matteini.
2009. Marco Tropea Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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IN CERCA DI UNA VITA.
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Indice di questa parte.
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16. Escono tutti tranne Amleto.
17. Il principe delle verdure.
18. Gli sembrava di coglierne l'odore.
19. La stanza dei vetri colorati.
20. Prestiti per i sogni.
21. Guardando fotografie.
22. L'ultima spiaggia.
23. Menu comunista.
24. Via Podrorsky 43.
Ringraziamenti.
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Fine Indice.
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CAPITOLO 16.
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Escono tutti tranne Amleto.
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Se la gente fa opere incantevoli e riceve per questo compensi stellari,
mi sta bene disse Christy Siane ma guarda qua. Mi ricorda la
roba che facevano con i tappi delle bottiglie del latte in quel programma per bambini in TV.
Christy spinse un supplemento domenicale a colori verso l'altro
lato del tavolo a cui era seduto, bevendo un t. Era tardi.
Da Belisha Road giungeva il rumore di un gruppo di ragazzi
ubriachi che si trascinavano verso casa aggirando i sorbi e calciando
rifiuti. Lev lesse il titolo: "Preece imballa tutto". Sotto c'era la
fotografia di un pannello bianco e ricurvo in cui erano inserite centinaia
di lampadine. Lev l'osserv. Poi abbass lo sguardo sulla didascalia:
Pluriball di Howie Preece, una delle sei nuove opere dell'artista esposte
alla Van de Merwe Gallery. Preece  ricorso all'aiuto di due suoi
assistenti per assemblare questa struttura complessa e simmetrica
fatta di resina epossidica e lampadine da 60 watt.
La sua forma flessuosa commenta Nicholas van de Merwe suggerisce
una geniale assenza di rigidit. Le esplorazioni di Preece sui
modi in cui un oggetto, attraverso un'appropriazione mimetica, conferisce
un nuovo significato a un altro oggetto, ne fanno uno degli
artisti pi interessanti della scena inglese contemporanea.
Capisci cosa voglio dire? disse Christy. Anche Frankie sarebbe
stata capace di farlo. Fottutissime lampadine!
E non l'ha neanche fatto lui disse Lev. Sono stati i suoi assistenti.
Ecco. E questo ti fa girare le palle, o no? Non si vuole sporcare
le unghie. Non vuole perdere tempo.
Lev volt la pagina della rivista, vide la fotografia di un'altra opera
di Howie Preece, intitolata Wimbledon. A prima vista, sembrava un
quadrato di zolla erbosa, rigato dai solchi lasciati da un tagliaerba.
Lesse la didascalia.
Ore di arduo lavoro per la realizazione di Wimbledon, formato da oltre
millecento chiodi di due centimetri e mezzo. Preece commenta:
I chiodi usati sono un potente significante per il torneo di tennis su
erba. Questa  erba letale.
Erba letale. Lev fece scorrere le dita sulla fotografia. Dovette ammettere
che c'era un'illusione di morbidezza, perfino una sorta di
splendore serico, quello di un prato dopo una notte di rugiada. Gir
la rivista per mostrare l'immagine a Christy. Questo  migliore disse.
Forse anche intelligente...
Christy osserv Wimbledon mentre sorseggiava il t, e una goccia
gli cadde sulla fotografia. L'asciug con la mano sottile e piena di cicatrici.
Cosa c'entra Preece con Wimbledon? disse. Ha usato delle
palline da tennis per fare quel merdoso pezzo di DNA. Secondo me
questo tipo ha dei problemi con il suo top-spin.
Insieme al t, Lev e Christy mangiavano biscotti Digestive al cioccolato.
Ne divorarono uno dopo l'altro finch non vuotarono il piatto.
Poi lo guardarono. Temo che siano finiti disse Christy. Temo
che abbiamo fatto fuori il pacchetto. L'ho preso da mia madre, il debole
per questi. Lei li mangiava sempre nel cuore della notte. Mi diceva:
"La vita mi ha tolto l'appetito, Christy,  cos. Ma questi, non
so perch, riesco ancora a mandarli gi".
S? Sono gustosi e friabili, ecco perch.
Sono un conforto, secondo me. Si sbriciolano e si sciolgono in
bocca. Ma in quella casa c'erano sempre topi, che sfrecciavano da
una parte all'altra a caccia di briciole di biscotti. E lei non metteva
mai le trappole. Diceva che c'era gi troppa cattiveria al mondo e non
voleva aggiungerci la sua. Dalla porta sul retro si intrufolavano gatti
randagi, fiutando i topi, ma lei li cacciava via. Era fatta cos.
Quando  morta, Christy?
Tanto tempo fa. Non aveva neanche cinquantanni. Ha mangiato i suoi biscotti e ha chiuso gli occhi...
Pur essendo stanco, Lev non voleva alzarsi dal tavolo. Sdraiarsi sul letto a castello ed essere perseguitato da tutto quello che era successo nelle ultime ventiquattro ore: il solo pensiero lo faceva sentire vuoto, smarrito. Raccontami di tua madre disse.
Christy si stropicci gli occhi. Be' disse cosa posso raccontarti?
Era la figlia di un allevatore di maiali della contea di Limerick. Sai dov'?
No.
Nel sudovest dell'Irlanda. Bella come nessun'altra regione al mondo, ma povera come poche. Era un ubriacone, mio nonno. Campione di pisciate. Un maiale come quelli che allevava. Prendeva tutti i figli a cinghiate. Sto male solo al pensiero. E lei era cos bella, mia madre. Ella Siane. Non ci crederesti mai, guardando me, non  vero? Ma lo era. Gli occhi del colore dei fiori di scabiosa. Li conosci?
No.
Fiori di campo, come le margherite azzurre, crescono nei prati.
Elizabeth Taylor ha gli occhi di quel colore. Ricordo benissimo quando
ero seduto sulle sue ginocchia... di mia madre, voglio dire, non di
Elizabeth Taylor... incantato da quegli occhi color scabiosa. Ma cosa
vuoi che ti dia la vita se non puoi andartene da posti cos poveri?
Lev annu, i pensieri che si involavano verso Auror, le sue case
basse, i suoi cortili pieni di animali che razzolavano, le sue strade
punteggiate di buche.
Comunque, riusc ad andarsene continu Christy. Si spos
con Jimmy Siane, mio padre, che lavorava all'Ufficio postale. Un bel
salto rispetto ai maiali, senza dubbio. Lui aveva una divisa e la promessa
di una pensione.
Andarono a Dublino?
S, lasciarono Limerick. Glielo chiedevo spesso a mamma se le
mancava, la campagna verde, ma lei rispondeva sempre no, che non
era verde nei suoi ricordi, era nera.
Era nera?
Penso che si riferisse al nero della notte. O alle torbiere d'inverno.
O Dio sa quale altra brutta cosa. Il problema con i genitori  che
continuano a venirsene fuori con storie che tu non puoi capire, e poi
muoiono e ti lasciano di fronte a una vita di dubbi.
S disse Lev oppure, come mio padre, dicono stupidaggini. E
tu ti chiedi, Come fa a credere a una cosa simile? Nella mia mente
ho discussioni con lui. Ancora adesso.
Veramente? No, io non litigo con Ella Siane, pace all'anima sua.
Penso solo ai suoi occhi blu scabiosa e mi dico, Che spreco...
E a Dublino come and?
Dunque, riuscirono ad avere una casa dal Comune, dove io sono
cresciuto. Era piccola e senza riscaldamento. Era l che c'erano
sempre i topi. Ella lavorava in una lavanderia. Mi diceva che un tempo
aveva i capelli diritti, ma a poco a poco le erano venuti ricci con
tutto quel vapore della lavanderia. E, a poco a poco, successe un'altra
cosa: pap si mise a bere. Perse il lavoro da postino e poi tutto inizi
ad andare a rotoli, compreso il suo cercare di cambiare i connotati
al figlio di tanto in tanto. So che non sono un adone. Ho una faccia
che avrebbe bisogno di una risistemata, lo ammetto. Ma la cosa
uccise Ella, scommetto che  stato quello. Vedere che tutto stava per ricominciare...
S?
Ma  nella famiglia, capisci? L'alcol ce l'hanno dentro tutt'e due
le parti della mia famiglia, e questo significa che ce l'ho nel sangue.
Ecco perch sono cos portato a bere. Ma giuro su Dio che non ho mai alzato una mano su Frankie.
Christy si alz e and alla finestra a guardare l'oscurit illuminata
di Belisha Road. Accese una sigaretta. Dopo alcuni istanti, si volt e disse: Sai che ti dico, Lev?.
S?
Come dire... Per te  stata una brutta giornata. Ventiquattro ore
di merda. E mi dispiace veramente. Ma per me invece  stata bella.
Anzi, devo dire che  stata davvero eccezionale. Quando ho fatto ripartire
il boiler di Jasmina... ed era un catorcio di impianto di riscaldamento...
ho avuto questa improvvisa sensazione di... euforia. Capisci
cosa voglio dire? Pura, assoluta, fottuta gioia! E ho pensato, Porca
miseria, Christy Siane, forse, dopotutto, puoi farcela a mollare la
bottiglia e ricominciare a lavorare. Erano mesi che non pensavo una
cosa del genere. Perch, sai, mi piace fare l'idraulico. Non mi  mai
dispiaciuto. Se vedo un raccordo a compressione ben assemblato sono
capace di avere un'erezione. Non sto scherzando.
Bene, Christy. Molto bene.
S. All'improvviso, ho voglia di rimettermi in piedi. Davvero. Penso
che tu mi abbia insegnato un paio di cose su come ricominciare.
So che  dentro di me, da qualche parte, la forza di farlo.
Ce l'hai...
Sai cosa mi ha detto lei, Jasmina? Mi ha detto: "Mi ha salvato la
vita, signor Siane!".  l che mi  venuta questa specie di euforia.
GK Ashe lo stava aspettando in cucina quando Lev arriv al ristorante
alle tre e mezza. C'era Waldo, che preparava i dolci, e l'aria profumava
di limone e cioccolato, ma lo chef pasticcere non alz la testa
quando Lev entr e ovunque regnava un silenzio di tomba.
GK, appoggiato al banco frigo delle verdure, indossava una maglietta
nera, pantaloni kaki e scarpe da ginnastica scamosciate rosse
e beige. Aveva le braccia conserte. I capelli, che il copricapo da chef
non aveva domato, erano arruffati e sbarazzini, ma lo sguardo era
serio.
Okay, Lev disse. Andiamo a sederci nella sala.
La stanza era in penombra, con le tapparelle abbassate su un pomeriggio
grigio. Si sedettero dove si sedevano sempre gli chef, al
grande tavolo sul retro, vicino al bar. Lev fece per prendere una sigaretta
e GK disse: Prego. Fuma pure.
No.  lo stesso, Chef.
No, fai pure. Ecco il portacenere. Ma quella roba ti uccide, lo sai,
vero?
Lev armeggi con la sua cartina Rizla. Gli tremavano le mani. Disse:
Questo mi uccide, il ritardo di ieri, Chef. Be', molto pi che un ritardo.
Ma posso spiegare....
Senti disse GK interrompendolo io ti rispetto. Anzi, ti rispetto
molto per come hai lavorato qui. Hai lavorato bene e credo che tu
puoi fare strada in questo settore, perch non temi gli orari pesanti
e sei curioso come un furetto; osservi come si fanno le cose. E non c'
niente di meglio;  cos che ci si afferma in questo circo. Ma devo andare
subito al dunque, Lev. Ti taglio fuori.
Lev alz lo sguardo. Aveva sentito bene? Aveva capito? "Ti taglio
fuori"voleva dire quello che lui temeva?
Mi spiace molto continu GK. Non sono stronzate. Parlo sul
serio. Come ti ho detto, non ho da lamentarmi per come lavori.
Per ieri, Chef... posso spiegare... per favore...
Non mi rendere le cose pi difficili. Non cambio idea.
Ho avuto una brutta esperienza, ho perso il portafoglio, sono
stato male...
Non  soltanto per ieri, Lev.  per il disordine.
Prego, Chef?
Non posso gestire una cucina se intorno a me c' disordine. Non
voglio smancerie di nessun tipo. Lo spazio  piccolo... come una nave.
E devo tenere ogni cosa al suo posto, altrimenti affondiamo. E tu
e Sophie... questo crea molto disordine. Capisci? Devo dare la precedenza
al lavoro.
Lev non disse niente. La sigaretta che era riuscito a prepararsi
era molle e sottile, quasi non valeva la pena accenderla. Ma ora l'accese,
con mano tremante, tir forte per essere confortato dalla nicotina.
Avevo gi intuito qualcosa prosegu GK. Sentivo le vibrazioni
nell'aria. Ma adesso conosco tutta la storia, okay? Dall'inizio alla
fine. Mi sono fatto raccontare tutto da Sophie, compreso quello che
 successo con Preece. E tenere voi due nella stessa cucina con tutto
questo disordine nell'aria  una rovina dal punto di vista professionale.
 la cosa pi nociva che io possa immaginare. Quindi, mi dispiace,
Lev. So che per te  molto dura. Ma non ho scelta.
Lev alz gli occhi e guard GK. Incoraggiato da qualcosa sulla
faccia dello Chef, una specie di rammarico, disse a bassa voce: Chef,
questo  stato il lavoro pi bello della mia vita. Davvero, in questa cucina
sono felice. Pi felice di quanto posso spiegare. Soprattutto adesso
che preparo le verdure. Cerco sempre di anticipare gli ordini, avere
tutto pronto per gli chef....
Lo so disse GK. Mi do la zappa sui piedi a mandare via uno
bravo, se questo ti pu consolare. Ma cosa posso farci? Non posso
permettere che nella mia cucina giri troppa emotivit. Non dirigo la
rubrica del cuore di un giornale. Devi capirmi, Lev, fattene una ragione
e volta pagina.
Volta pagina.
Lev guard oltre il bar, in cucina, dove Waldo stava impastando.
Dietro di lui, vide la sua vecchia postazione, i due metri e mezzo
di scolapiatti di acciaio. Un senso di affetto protettivo, come non
lo aveva mai provato per un luogo preciso, gli fece mancare il respiro.
Neanche se le dispense e gli scaldavivande, i fornelli e le salamandre,
i forni e i frigoriferi, gli scolapiatti e i lavelli, le lavastoviglie
e i ganci di acciaio e i canovacci fossero stati suoi, avrebbe
trovato pi doloroso separarsene. Con suo imbarazzo, gli si riempirono
gli occhi di lacrime.
Senti disse GK voglio essere generoso. Non sono famoso per
la mia generosit, ma sento che te la sei meritata. Ti ho preparato un
pacchetto.
Oh, Chef, per favore, solo un'altra possibilit.
 finita, Lev. Mi spiace, ma  cos. Ormai ho deciso. Adesso ascoltami,
okay? Ti do lo stipendio di una settimana e un bonus di cento
sterline. In totale, 380 sterline. Mi sembra pi che magnanimo. E ti
ho scritto un foglio di referenze. Eccole.
GK tir fuori dalla tasca un pezzo di carta e lo porse a Lev. Lui lo
guard, con le lacrime che gli impedivano di leggere cosa dicesse.Vide
la firma, GK Ashe, in fondo alla pagina e cap, per quanto ne potesse
sapere, di avere ricevuto una cosa di valore. Ma a quel punto
vedeva tutto nero.
Sforzandosi di rimanere calmo, cercando di soffocare la disperazione,
Lev disse: Chef, per favore, se solo cambia idea e mi d
un'altra possibilit, prometto... Giuro sulla mia vita che torna tutto
come prima. Lavoro al mio meglio. Se vuole, non parlo a Sophie.
Possiamo comportarci come sconosciuti. Se soltanto mi lascia lavorare....
GK scosse la testa. Si pass una mano tra i capelli arruffati. Non
posso, Lev disse. O te o Sophie. E non mi lascer convincere a
mandare via lei. Ha conoscenze troppo preziose.
Lev lo guard sconsolato. La sua sottile sigaretta lasci cadere
una scaglia di cenere grigia sulla tovaglia bianca. Sent un freddo gelido,
come se l'avessero buttato in mare.
GK attese. Lev si asciug gli occhi. Dalla tasca dei pantaloni color
kaki, GK tir fuori una busta gonfia e gliela consegn. Ecco i soldi
disse. Tu conosci i margini di questo lavoro, quindi so che capirai
che quanto ti do  pi che onesto.
Poi si alz. Gli tese la mano e Lev si sforz di stringerla.
Buona fortuna disse GK. Usa i tuoi occhi da furetto. Continua
cos.
Lev era seduto sull'erba ispida di Parliament Hill e guardava gli aquiloni,
come materassi, che vibravano, planavano nel luminoso cielo
verde della sera. Di tanto in tanto abbassava lo sguardo su chi li
faceva volare, concentrato nel suo compito di mantenere in aria quegli
oggetti indomabili. Erano quasi tutti uomini, insieme ai figli che
gli correvano e saltavano intorno, e Lev pens, Ecco cosa piace fare
agli uomini, rubare i giochi ai bambini, diventare loro stessi bambini,
riviverlo, quel tempo in cui il mondo si muove lentamente, in cui
si pu dare amore a un oggetto che danza nel cielo...
Fumava e faceva calcoli aritmetici. Sent l'aria fresca e l'avvicinarsi
della sera. Era solo aprile. Le persone con gli aquiloni se ne andarono.
La cortina di alberi sullo sfondo divenne nera contro il sole al tramonto.
Sentiva gli uccelli cantare ancora nell'ultima luce.
Delle 380 sterline che gli aveva dato GK, ne doveva 90 a Christy
per l'affitto, o 180, se considerava anche la settimana successiva. Era
gi indietro di una settimana con i soldi per Ina, per cui doveva spedirle
almeno 40 sterline.
Se avesse dato a Christy l'intera somma e spedito a Ina soltanto
30 sterline, gliene sarebbero rimaste 170, da farsi bastare per l'incerto
periodo che aveva davanti. 160 sterline se ne avesse mandate a Ina
40. Poi c'era il debito con Lydia. Non se lo sarebbe mai perdonato se
non si fosse impegnato a ripagarla un po' alla volta. Ma quanto poteva
mettere da parte? Poteva rischiare di mandare a Lydia 50 sterline
e restare con 110?
I calcoli erano molto semplici, ma Lev continuava a rifarli, modificandoli
qua e l ogni volta, per ottenere soluzioni pi vantaggiose.
Sapeva, per esempio, che Christy si sarebbe accontentato di 90 sterline,
lasciandogliene quindi 270, se ne avesse mandate 40 a Ina e si
fosse"dimenticato"di rimborsare Lydia finch non avesse trovato un
altro lavoro. Se non mandava niente a Ina, quelle 270 sterline salivano
a 310, che suonavano molto pi rassicuranti. Ma no... c'era qualcosa
che non tornava. Il minimo che poteva dare a Christy erano 90
sterline, e 380 meno 90 faceva 290.
C'erano 20 sterline di differenza.
Un suono familiare lo scosse da quei conti penosi: gli squillava il
cellulare. Lo tir fuori dalla tasca e guard il minuscolo schermo, ora
l'unica luce nella semioscurit di quella zona di Heath. Una parte di
lui sper di vedere il nome di Sophie, ma sapeva che era una speranza
vana. A chiamare era Vitas.
Vitas disse Lev. Come stai?
Bene disse la voce lontana e stridula del ragazzo. Sono nel
Suffolk. Raccogliamo lattuga. Poi, tra due settimane, passiamo agli
asparagi. Qui  bello, Lev. Ho una roulotte, niente affitto, la divido
con Jacek, il mio amico di Glie.
Ho capito. Sono contento. Sono contento che ti vada bene...
Siamo una piccola squadra, quasi tutti del nostro paese. Pi un
paio di cinesi. Irregolari, ma qui nessuno ci fa caso. Sonny e Jimmy
Ming.
Sonny e Jimmy Ming?
Li chiamiamo cos. Avranno pure dei nomi cinesi, ma nessuno
ha voglia di impararli. Il loro inglese  assurdo. Ci fa morire dal ridere.
E il nostro capo, Midge, non  male. Grasso come un barile, ma
molto pi gentile di quella testa di cazzo di GK. A proposito, come
sta il bastardo?
Lev tacque. Gli stava venendo freddo. Sentiva il vento sibilare tra
gli alberi. Si alz e si incammin sull'erba verso Highgate Hill.
Lev? Ci sei ancora?
S. Non ti sentivo pi. Cos'hai detto?
Ho chiesto come sta GK.
Ecco,Vitas... non lavoro pi l. GK mi ha dovuto tagliare fuori.
Tagliare fuori? Ti ha licenziato?
S.
Perch? Lavoravi come un fottuto schiavo l dentro. Facevi il lavoro
di cinque persone.
Lo so. Ha avuto le sue ragioni.  troppo lungo da spiegare. Domani
inizio a cercare un altro lavoro.
Merda. Non te lo meriti. Sei stato... sei stato... gentile con me.
Che sadico. Lo odio. E adesso cosa farai?
Non lo so. Se riesco, rimango nella ristorazione.
Ma perch?  solo un incubo gerarchico.  come quando da noi
c'erano i proprietari terrieri e i servi della gleba. Perch non prendi
un treno e vieni qui? Parler a Midge. C' un posto nella roulotte dei
Ming. E siamo all'aria aperta. In mezzo al verde. E c' un cane che si
chiama Whisky.  un bastardo, ma  simpatico. A volte viene con noi
e ci segue mentre lavoriamo.
Quanto ti danno?
Salario minimo. Per, te l'ho detto, niente affitto. E facciamo la
spesa con poco in una cooperativa. E Midge ci d le patate gratis.
Patate gratis? Niente male.
S. Meglio del tanfo di Londra, ti assicuro. Dovresti venire anche tu.
Va bene. Ci penso.
Lev si avvi lentamente verso casa, super i campi da tennis deserti
e le aiuole di rose, tutte in ordine e senza erbacce in attesa della
fioritura. Con la mente creava quadri della vita che ora faceva Vitas,
immaginandolo in mezzo a un campo, a friggere patate su un
fornellino, a seguire con lo sguardo file di cespi di lattuga nella luce dell'alba.
Rientrato in Belisha Road, Lev si riscald una latta di fagioli e li mangi
voracemente, con un cucchiaio, poi si sdrai in camera sua, si mise
sotto la testa i cuscini con le giraffe sbiadite e inizi a leggere Amleto.
Non aveva molta voglia di faticare, di lottare contro la difficolt
del testo. La sua era una forma di autopunizione per come aveva trattato Lydia.
Apr il libro in edizione tascabile. Non guard la dedica di Lydia,
n nessuna delle erudite introduzioni. And subito all'Atto primo, scena prima.
Chi va l?
D'accordo. Be', il primo verso l'aveva capito. Lo trov un incipit di
forte impatto. Chi va l? Le note in fondo al libro gli spiegavano che
quei personaggi, Bernardo e gli altri, erano soldati, di guardia sugli
spalti di un castello, dove si trovavano i cannoni. Dunque, certo, era
la domanda nervosa di una sentinella. Ma non era - anche - la domanda
che lui continuava a porsi? Chi va l nella mia vita? Con me o
contro di me? Chi c' ancora? Chi ci sar?
Torn ai soldati. Non riusciva ancora a immaginarseli, in un'epoca
cos lontana, in Danimarca. Ricord soltanto come, a Baryn e in
altre citt, avesse l'abitudine di soffermarsi sulle facce dei militari.
Loro non incrociavano mai il tuo sguardo, tenevano gli occhi puntati
verso l'orizzonte, sembravano fissare uno scenario lontano di cui
tu non facevi parte. Gli facevano pena e paura al tempo stesso. Avevano
berretti rigidi e rotondi, come scatole di cioccolatini. Stringevano
al petto i loro vecchi Kalashnikov.
Fa un freddo tremendo,
E ho il cuore in pena.
Gli piacquero anche quei versi. Perch era quella l'impressione che
ti davano i soldati quando passavi accanto a loro, quando uscivi dalla
visuale delle loro facce inespressive: era quello il pensiero che ti
suggerivano, che avessero freddo nelle loro solitarie postazioni, nel
loro desolato camminare avanti e indietro. E Rudi, una volta, non
aveva forse detto, mentre passavano accanto a due ragazzi di leva
che facevano la guardia a un fortino a Glie: Sembrano depressi. Come
se li avessero staccati dal seno materno troppo presto.
Entra il fantasma.
Lev scorse quella didascalia sulla pagina di destra, salt un pezzo di
testo che non capiva per arrivare l.
Dunque, era una storia sui morti. Probabilmente era per quello
che Lydia l'aveva scelta come regalo di Natale per lui, conoscendolo
meglio di quanto lui non immaginasse, vedendolo ancora ossessionato
dal padre, dalla vecchia vita alla segheria, da Marina.
E ora anche da altre cose: dalla cucina del GK Ashe, dagli alberi
scuri fuori dalla finestra dell'appartamento di Sophie, dalla fiammata
di felicit che gli aveva illuminato un sentiero e poi si era spenta...
Meglio continuare a leggere, cercare di immergersi nell'Amleto,
piuttosto che pensare a tutte quelle cose. Lev procedette a fatica attraverso
dialoghi il cui significato d'improvviso si perdeva, proprio
come la fiammata di felicit.
Stava per parlare quando il gallo ha cantato.
Chiuse gli occhi e lasci cadere il libro per terra. Era cos incredibilmente
difficile. Quella difficolt era di un ordine diverso rispetto alla
maggior parte dei problemi di ogni giorno. Ma Lev sentiva su di
s l'occhio critico di Lydia, uno sguardo che diceva: Non mi deludere,
non fare come fai sempre, non mettermi da parte. Cos cerc di
ubbidirle. Raccolse il libro, continu a lottare...
Irruppero in scena un re e una regina con il loro seguito, ma qual
era il loro legame con il fantasma? Che cos'era una vedova reale, titolare
di un appannaggio? Chi erano il giovane Fortebraccio e il vecchio
Norway? Che cos'era "l'abito a lutto"? Avanti e indietro con le
note. Poi salt parecchio testo, sorvolando sul vecchio Norway, per
arrivare direttamente ad Amleto, pensando, Quando  da solo e si
rivolge al pubblico, si chiarir tutto. Fiss le parole Escono tutti tranne Amleto.
Si accese una sigaretta. Prese una lunga boccata, immaginando
Amleto solo sul palcoscenico, pronto a confidare quello che aveva
dentro. Doveva essere giovane. Probabilmente sulla trentina. Giovane
e magro, come i ragazzi che d'inverno arrivavano alla segheria
di Baryn, in cerca di lavoro. Non principi di Danimarca, ragazzi che
non avevano mai conosciuto la fatica. Restavano a guardare, in silenzio
e nella penombra, seguendo la sega stridula che sputava scintille
e pulviscolo arancione a mano a mano che mangiava i tronchi
di pino. Immaginando come sarebbe stato entrare in quel mondo di
uomini che faticavano tutto l'anno - in mezzo alla neve, sotto le lampade
ad arco nei pomeriggi bui, nella pioggia torrenziale e nel caldo
afoso, nei tanto celebrati primi giorni di primavera - e portavano a
casa i soldi, settimana dopo settimana. Lev non sopportava vederli
l, non voleva guardarli negli occhi. Temeva di vedere la sua stessa faccia tra le loro.
...O Dio! Dio!
Quanto mi sembrano consunte, vuote e inutili
Tutte le cose di questo mondo!
Adesso andava meglio. Capiva pi parole.
Cielo e terra, devo ricordare tutto questo?
Ricordare cosa? Avanti e indietro, avanti e indietro con le note, la sua
mente come una sega, che cercava di penetrare una dura corteccia di parole.
Soltanto un mese... ...nel giro di un mese... era gi sposata
Ecco cos'era. Il tradimento di una donna! C'era da aspettarselo,
pens Lev. Perch  quello che fanno le donne che ci ammazza. Da
soli, anche l, nella fredda oscurit della segheria, noi sopravviviamo.
Piantiamo i piedi nella neve. Beviamo t da vecchie fiaschette.
Qualcuno racconta una barzelletta. Abbiamo male alla schiena come
un bue schiacciato dall'eterno giogo. Ma ci sosteniamo a vicenda,
organizziamo gite di pesca, ci ubriachiamo insieme, tiriamo avanti...
Lev sent suonare il campanello, ma non si mosse. Era mezzanotte passata. ...sposata con mio zio
Fratello di mio padre: ma non pi simile a lui. Che io a Ercole.
Il campanello suonava e suonava. Con movimenti stanchi, Lev scese
dal letto a castello e si trascin fino alla porta. Alz il citofono.
Sono Sophie. Fammi entrare, Lev.
Lui non disse niente, non fece niente, tenne il ricevitore del citofono
all'orecchio, come in attesa di altre istruzioni.
Lev, per favore, fammi salire.
Lo stava gi provando, quello che provava sempre quando sentiva
la sua voce strozzata. Avrebbe voluto mandarla via, tenersi lontano
da tutto ci che le apparteneva, da tutto ci che la circondava -
i suoi amici famosi con i loro volgari successi, il disprezzo che avevano
nei suoi confronti - ma non era capace di mandarla via, non
quando gli parlava con quella sua voce cos sexy.
Premette il tasto per aprire il portone. La sent salire. Apr la porta
dell'appartamento e si ritir in camera sua, come se l, dove lei non
si era mai degnata di dormire, lui fosse al sicuro. Armeggi goffamente
per prendere una sigaretta.
Sophie era in piedi sulla porta e lo guardava. Aveva le guance arrossate
dall'aria della notte, i capelli schiacciati dal casco della bicicletta.
Ma lui sent su di lei l'odore della cucina, di quella bella cucina
d'acciaio da cui adesso era escluso. Accese la sigaretta, raccolse la
copia di Amleto, che era caduta per terra, pieg un angolo della pagina a cui era arrivato.
Non  bene, n pu venirne alcun bene.
Accidenti disse Sophie. Leggi Amleto?
S.
Non  difficile per te?
Certo. Tutto  difficile.
Era accaldata e goffa, l in piedi sulla porta, con indosso il suo
equipaggiamento da bicicletta. Inizi a togliersi la sciarpa. La solita
sciarpa gialla: quella che a lui era sempre piaciuta. Lev smise di guardarla.
Lei entr e si sedette per terra, dove una volta c'era il negozietto
di Frankie. Aveva un paio di calze a righe rosse e nere e stivali
neri. Si tolse la giacca di velluto nero.
Lev disse piano. Sono venuta a dirti che mi dispiace per tutto questo.
S?
Non volevo che finisse cos. Ma... non lo so...  che Howie mi ha
semplicemente sopraffatto. Non ho mai perso la testa per un uomo
in questa maniera ridicola.
Abbass la testa. Sembrava pentita, come un bambino. Lev pens
che non era difficile immaginare il corpo di Preece che schiacciava
quello di lei. Sophie alz gli occhi e disse: Voglio che restiamo
amici, Lev. Tu sei molto importante per me e voglio che restiamo amici.
Amici.
Soltanto un mese...
...nel giro di un mese...
Altro che un mese. L si trattava di pochi giorni... ore. Aveva un nuovo
amante, un uomo cos ricco e famoso che poteva comperarle tutto
quello che lei voleva. Lev non aveva niente. Nessun amore. Nessun
lavoro. Niente. Fumava e la guardava. Sapeva che quello sguardo
silenzioso la metteva a disagio.
Lev?
Lui le fiss le ginocchia. Avrebbe voluto metterle una mano l, farla
salire lentamente, trovare il bordo delle calze, fermarsi un attimo,
aspettare di vedere cosa avrebbe fatto lei, sentire il suo respiro, di
nuovo, contro il suo...
So che  molto dura per te, la decisione di GK disse Sophie. 
molto dura, e mi dispiace. Non gli ho chiesto io di farlo, ma credo
che non ci fosse altra soluzione...
Lev fumava. Non aveva intenzione di parlarle.
Lev, ti prego. Cerchi di capire?
Non la guardava in faccia, con le sue fossette e il suo bel colorito,
soltanto i vestiti e il corpo che c'era sotto: la gonna rossa che le
fasciava la pancia rotonda, il maglioncino dello stesso colore,
morbido sul seno; ricord il reggiseno turchese e il tanga, il suo sedere
alzato verso di lui, davanti alla stufa...
Insomma, io ho cercato di dirtelo, diverse volte, che non sarebbe
mai durata, in futuro. Tutti i miei amici lo sapevano. Io lo sapevo.
Perch siamo troppo diversi. Ma ci siamo divertiti, non  vero? Quella
giornata a Silverstrand?
Aveva indosso un tanga in quel momento? Si metteva cos, carponi,
con il sedere all'aria, come una vogliosa cagna dal pelo liscio,
anche per Howie Preece? Aveva implorato anche lui di farle male?
Ricordi Christy e Frankie che saltavano nelle onde? Come splendeva
il sole?
S, ma il sole era tramontato. Se l'era dimenticato? O non se n'era
accorta? Allo stesso modo, adesso, se ne stava l seduta a chiacchierare
- quasi con spensieratezza - come se lui non avesse sentimenti,
desideri, sensibilit...
Lev, ti prego, ti prego, parlami...
Lui spense la sigaretta. Si inginocchi per terra. Continu a non
guardarla in faccia. Allung violentemente un braccio, prendendola
di sorpresa, afferrandola per la spalla, inchiodandola contro il muro.
Con l'altra mano, fece pressione fra le sue cosce e sal, trovando il
bordo delle calze, il duro automatico del provocante reggicalze, la
carne soda...
Sophie cerc di allontanarlo.
Adesso Lev era sopra di lei, la testa premuta contro la parete accanto
a quella di Sophie, la mano che trovava... niente tanga... niente
mutandine... niente... solo la sua fica sapida, aperta e disponibile.
Cos Lev si disse che era una puttana, si disse quello che sapeva gi,
che lei non era meglio di una prostituta, non era pi rispettabile della
feccia che lui e Rudi avevano frequentato nel bordello di Baryn,
tanto tempo prima. Sophie era inglese: ecco l'unica differenza. Ma
Christy aveva ragione: le ragazze inglesi erano razziste, facili, svergognate.
Loro - lei, tutte quante - si meritavano quello che Lev stava
per fare. Si meritavano vergogna.
Lev, non lo possiamo pi fare...
Adesso era la ragazza di Howie Preece. I mascelloni di lui le riposavano
accanto sul cuscino. La lingua di lui esplorava la sua bocca.
Quando si svegliava, lui sentiva la voce irresistibile di Sophie, le
guidava la mano verso il suo cazzo eccitato...
Lev...
Lev non si stacc, inamovibile come una roccia. Lei non era stata sempre violenta con lui nelle loro scopate?
La spinse gi, sulla moquette verde, i riccioli che sfioravano la
porta della casetta di Frankie. Lev chiuse gli occhi. Chiuse gli occhi
e la baci, come lei l'aveva baciato nel pub affollato, mesi prima, sfregando
i denti contro i suoi. E mentre le frugava in bocca, sent la lingua
di lei... nonostante tutto... nonostante la brutalit del momento...
attorcigliarsi alla sua, un'antica passione sembr investirla di
nuovo, i suoi modi di resistergli si allentarono, si alterarono...
Le prese le gambe e le tir su, su finch non ebbe i polpacci di lei
appoggiati sulla schiena. Non si stacc mai dalla sua bocca, neanche
un istante. Lei stava quasi piangendo, gemendo, ma non per la paura
- lui ne era certo, vero? Non era forse certo che lei non aveva pi
paura, e che le era tornato tutto, il suo appetito, la sua insaziabile, irresistibile voracit per il maschio?
Sophie.
La puttana di Howie Preece, che mugola come una cagna. Sotto di lui e disponibile...
Quando glielo ficc dentro, lei era bagnata e morbida come l'olio.
Istantaneamente, inizi a muoversi insieme a lui. Si strinse a lui.
Lev la cinse con le braccia muscolose, spinse e oscill come una barca
che si addentrava in un mare in tempesta, ud la testa di Sophie
sbattere contro la casetta di legno, sent i suoi stivali calciarlo e ferirlo sulle natiche, e gli piacque, gli piacque il dolore, fece pressione sulle
proprie cosce, per penetrarla pi in profondit.
Lev continuava a rifiutarsi di aprire gli occhi e guardarla. Non voleva
provare sentimenti per lei. Si disse che lei era il suo animale,
niente di pi. Sophie gli morse le labbra, la cagna, succhi il sangue,
morse di nuovo. Un dolore acuto, ma Lev si accorse che iniziava a
eccitarlo. Oh, Dio... i loro menti ricoperti di sangue. Avrebbe voluto
insultarla, maledirla e pronunciare il suo nome, sentiva le parole spegnersi
nella bocca insanguinata. Poi l'eccitazione sal, rallent, sal di
nuovo, vacill, sal al culmine e precipit.
Lev riemerse dall'oscurit per sentirla scivolare via da sotto di lui,
spingendolo da una parte.
Si volt e la vide risistemarsi una delle calze a righe, la dolce testa
china su quel lavoro. Prov rimorso, puro e profondo.
Sophie disse scusami, sono stato violento. Non volevo...
Lei non rispose, continu a sistemarsi le calze, si lisci la gonna.
Sophie ripet ti ho fatto male?
S disse lei. Mi hai fatto male. Gli diede la schiena, prese la
giacca di velluto e se la infil.
Lui si alz in piedi, la raggiunse e cerc di trattenerla. Lei si ritrasse,
afferr la sciarpa sul pavimento, inizi ad arrotolarsela intorno
al collo e al mento.
Rimorso e vergogna. Il suo corpo tremava ancora per la furia della
scopata, ma sentiva salire la vergogna...
Lei and verso la porta. Il sangue sulla faccia coperto dalla sciarpa.
Lui cerc la sua mano. Solo una carezza. Un gesto di perdono, di
conferma che la loro antica passione non si era spenta; non chiedeva altro.
Ma lei ritrasse la mano. Addio Lev disse. E per favore non venire a casa mia o a cercarmi.  meglio che non ci vediamo pi.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
Il principe delle verdure.
...
.
...
"Midge" Midgham posteggi la vecchia Land Rover accanto alle tre
roulotte alle sette e mezza del mattino. Caric gli operai stranieri e
li port al suo campo di asparagi di dodici ettari, dove li attendevano
il trattore e il cassone.
Il trattore doveva trainare il cassone in linea retta seguendo i solchi.
Doveva impedire che si impennasse o uscisse dalla traiettoria. E
doveva procedere in modo preciso e lento, per permettere ai raccoglitori
di asparagi - le macchine umane - di stare al passo. Chiuse
fra i larghi bracci di acciaio del cassone, c'erano cassette di plastica:
in file da cinque o sei, a seconda di quanti raccoglitori erano al seguito.
Il sistema era semplice ma efficace. Gli operai si chinavano e
tagliavano con un coltello, attenti a non sprecare niente, recidendo
ogni gambo appena sotto la terra - non due prodighi centimetri al di
sopra -, ammucchiavano un mazzo di asparagi nella mano sinistra,
come se raccogliessero fiori, poi lo riponevano con delicatezza nelle
cassette, le punte rivolte nella stessa direzione. Un tempo, centinaia
di ore di lavoro umano venivano sprecate per riempire i cesti di vimini
portati a mano dai braccianti e svuotarli in contenitori posti ai
bordi del campo. Grazie al cassone, gli asparagi erano tagliati e distribuiti
in cassette con un'agile operazione. Due volte al giorno, le
cassette venivano caricate sulla Land Rover e portate alla cella frigorifera
nel deposito di Midge.
Il proprietario del terreno doveva solo vigilare, niente di pi. Midge
guidava il trattore con la grossa pancia che gli premeva contro il volante
e il collo sempre mezzo girato all'indietro, per tenere sotto
controllo il lavoro dei raccoglitori. Se vedeva qualcuno tirare gli asparagi
nelle cassette, gli urlava dietro.
Allora, statemi bene a sentire aveva detto loro il primo giorno
di lavoro. L'asparago non  una barbabietola da zucchero! Non  un
dannato cavoletto di Bruxelles! Ha tutt'altro pedigree.  il principe
delle verdure: cresce in una notte, deve essere raccolto per tempo, o
se ne va in semenza. Ed  molto delicato. Quindi trattatelo con rispetto.
Leccategli il culo, o sarete fuori da questa dannata azienda
agricola.
Midge aveva detto ai suoi amici agricoltori al Longmire Arms:
Questi ragazzi dell'Est Europa, loro sono abituati a lavorare nei campi.
A casa, fin da piccoli, so che si alzano all'alba per dare da mangiare
ai polli, e lo stesso dopo la scuola, mungono le vacche, innaffiano
i cavoli e tutto il resto... Quindi sono bravi raccoglitori, vedete,
perch conoscono la terra.
Dei due giovani cinesi, Sonny e Jimmy Ming, Midge aveva detto:
Quelli non li capisco. Sembra che non ce la facciano a usare la lingua
per parlare. E Sonny Ming taglia il gambo troppo in alto perch
per met del tempo ha la testa tra le nuvole, dannazione. Ma sono
bravi ragazzi. Devo ammetterlo. Ridono un sacco, sul serio. Non so
per cosa, ma chi se ne frega? E la pioggia non gli d mai fastidio.
Ma quell'anno Midge aveva solo sette raccoglitori, quando gliene
sarebbero serviti nove o dieci, perch gli asparagi erano venuti su
bene, dopo una primavera in cui aveva piovuto il giusto e dopo che
il suo pacciame d'alghe, sparso nel tardo autunno, si era decomposto
con le feroci gelate invernali. Gli ortaggi avevano una corposit
perfetta - gambi n troppo grossi n troppo sottili - ed era un aprile
caldo; praticamente gli asparagi crescevano a vista d'occhio. Cos,
quando Vitas gli chiese di prendere il suo amico, Lev, un uomo sui
quaranta, lui disse: Per me va bene, Vitas, se accetta di dividere la
roulotte con i Ming. E se ci d dentro col lavoro.
A Lev non importava di dividere con altri la vecchia e malmessa roulotte.
Non gli importava di niente, decise di considerare i disagi come
una punizione per aver mandato in rovina la vita che si era costruito
a Londra. Perch era stata una bella vita - adesso se ne rendeva
conto. L'amicizia con Christy Siane, le loro chiacchierate con t
e toast, erano state di conforto. Si era appassionato al suo lavoro.
Aveva avuto una ragazza bella e sexy, una ragazza che passava met
delle sue domeniche a fare volontariato in una casa di cura per anziani.
E adesso aveva perso tutto.
Mi sono rovinato con le mie mani, compagno disse a Rudi. La
mia vecchia rabbia mi ha fatto comportare da imbecille.  come se
avessi messo dei carboni ardenti nelle mani di tutti.
Be' disse Rudi l'amore fa perdere la testa. Non essere troppo
duro con te stesso.
Perch no? disse Lev. Me lo merito. In quel teatro ho quasi
strangolato Sophie, e poi...
E poi cosa?
Quando  venuta a trovarmi, sono stato violento. Capisci cosa
intendo? Mi sono detto che era quello che voleva perch lei si era
sempre dimostrata piuttosto attratta da me. Ma credo di essere andato
molto vicino allo stupro.
Rudi rest in silenzio. Lev immagin che non sapesse cosa dire.
Dopo poco, sent un profondo sospiro e Rudi borbott: In questo
secolo gli uomini non se la passano bene. Sembra che non sappiamo
pi chi cazzo siamo.
Be', io lo so disse Lev. Sono di nuovo tra i reietti.
La roulotte non aveva le tende, cos, quasi ogni mattina, Lev si svegliava
alle sei, alle prime luci dell'alba. Scaldava l'acqua per il t sul
fornello a due fuochi e di solito usciva con la tazza, per sfuggire all'aria
viziata della roulotte, per vedere sorgere il sole da dietro una
fila di pioppi e sentire in faccia l'aria fresca.
Pioveva spesso. Il terreno in cui si trovavano le roulotte era sempre
fangoso per il viavai della squadra di braccianti. Quei duemila
metri quadri di fango arrivavano fino a una corda da stendere tirata
fra due pali, di solito carica di asciugamani, lenzuola da pochi soldi,
magliette bucate, mutande grigie, e includevano un cumulo di rottami
con pallet, scatoloni, pezzi di legname, tubi grigi, staffe d'acciaio
e mensole di plastica, e un gabinetto portatile, angusto come
una cabina telefonica, sistemato su alcuni blocchi di cemento. Una
volta alla settimana, veniva svuotato e cosparso di un detergente verde
oliva, che pungeva il naso come un Martini dry.
Bevendo t e fumando, Lev camminava fino a raggiungere l'erba che risplendeva di rugiada, le siepi di biancospino e un campo di lamponi con le canne ancora quasi spoglie. Al di l delle canne, un verdeggiante prato che risaliva una collina dove, a volte, vagabondavano le oche di Midge, beccandosi tra di loro e accovacciandosi sul terreno, come candide meringhe. Ancora oltre, i pioppi e il cielo sconfinato. Quando stava l in piedi, alla Longmire Farm, nel silenzio del mattino, ogni tanto Lev provava qualcosa di quello che gli aveva detto Vitas - che era un bel posto, migliore di tanti altri, nonostante il fango, come un angolo d'Inghilterra d'altri tempi.
Per gli faceva male la schiena. Non solo perch stava chinato tutto
il giorno nei campi di asparagi, ma anche per il letto che gli era
stato dato. Nella sua roulotte, tutto era vecchio, consumato, logoro,
pieno di macchie. Lev dormiva su un pezzo di gommapiuma pietrificato
dal tempo che, durante il giorno, veniva tirato su e ripiegato
per diventare la voluminosa panca di un tavolo pieghevole di formica.
La gommapiuma era foderata di un tessuto marrone che pizzicava
la pelle. Il sottile lenzuolo di nylon con cui Lev ricopriva il materasso
ci scivolava sopra. Per tutta la notte, il suo corpo si rigirava
tormentato dal prurito. Gli mancava tanto il letto a castello di
Belisha Road e ricordava che, quando aveva salutato Christy, gli era venuto da piangere.
Una mattina, dopo una notte quasi in bianco, Lev prov a chiedere
a Midge Midgham qualcosa - una coperta morbida o una trapunta
- da mettere tra il lenzuolo e la gommapiuma, ma sapeva che
Midge aveva una sordit selettiva, per cui non si stup quando l'uomo
gli volt la schiena senza una parola e si diresse verso il trattore che lo attendeva.
Midge Midgham. I ragazzi cinesi l'avevano soprannominato
"Glande pancia". Spesso, quando i raccoglitori si riunivano per iniziare
la giornata e Midge urlava loro gli ordini mentre il cassone cominciava
a trascinarsi avanti lento, sulle facce dei Ming irrompeva
un sorriso e quei sorrisi potevano sfociare in irrefrenabili risate.
Ho-ho-ho-ho! Ho-ho-ho-ho-ho-ho! Lev si divertiva a guardarli. Sonny
e Jimmy Ming, chini sui solchi del campo, che piangevano dal ridere
nel vedere Glande pancia sul trattore, con l'addome penosamente
segato in due dal volante e il collo grasso che si girava all'indietro
perch i suoi occhi cisposi potessero vigilare sul ritmo dei raccoglitori.
Che cos'hanno da ridere? chiedeva Midge ingenuamente. Whisky,
il cane bastardo, abbaiava contro di loro e gli mordicchiava le caviglie,
ma i due non ci facevano caso. Le loro risate parevano una
dolce intossicazione da cui niente poteva scuoterli.
In Cina suggeriva Vitas la gente ride molto di pi.
Il suo amico, Jacek, un ragazzo con le guance rosse e i capelli biondi,
magari aggiungeva: Non ti preoccupare, Midge. Non ridono di
te. Forse tramano qualcosa. Il rapimento di Whisky. In Cina, tutti mangiano i cani!.
Be' ribatteva Midge digli che se toccano il mio cane, gli cavo gli occhi dalla testa.
E cos si dipanava la mattinata, e il mondo di Lev si riduceva ai
solchi di terra grigio-bruna, ai gambi verdi, recisi dal taglio netto
del coltello, alle erbacce nei canali d'irrigazione, al sole o alla pioggia
sulla schiena, ai gas di scarico del trattore che impestavano l'aria fresca.
Nel gruppo regnava un certo cameratismo. A Lev piaceva sentire
la sua lingua passare di bocca in bocca. Gli ricordava quando, da
ragazzo, esplorava i boschi dietro ad Auror a caccia di conigli e piccioni.
A volte, i fumi del gasolio gli davano la sensazione di essere di
nuovo alla segheria di Baryn e una parte di lui si aspettava di alzare
lo sguardo e rivedere i suoi vecchi amici, in piedi ai margini del bosco:
facce spettrali sotto i duri elmetti.
In genere Lev non parlava, ma ascoltava quello di cui chiacchieravano
Vitas e gli altri: le ragazze attraenti alle casse della cooperativa
o al Longmire Arms, le moto che sognavano di comperare e mettere
in mostra, i gusti di patatine che preferivano, la scoperta degli
spaghetti istantanei, i soldi che stavano mettendo da parte, le regole del biliardo...
Un pomeriggio, mentre consumavano il pranzo ai margini di un
campo - panini imbottiti con manzo sotto sale, cetrioli, sottilette, e
innaffiati con Pepsi - Lev raccont la storia dell'acquisto della Chevy
e della vodka versata sul parabrezza durante il viaggio di ritorno nella
neve. E not che i compagni ne furono colpiti, come era successo
agli amici di Lydia a Muswell Hill. Tutti gli tenevano gli occhi addosso:
Vitas e Jacek e gli altri ragazzi del suo paese, Oskar, Pavel e Karl.
Soltanto i Ming avevano lo sguardo assente. Quando parlava la sua
lingua, Sonny e Jimmy Ming non capivano una parola.
Vorrei tanto guidare una macchina americana disse Vitas.
Vorrei tanto conoscere Rudi disse Jacek.
Gli altri annuirono, concordi. Avrebbero voluto conoscere Rudi e
guidare quella macchina. E Lev pens, S, Rudi  proprio come appare
in quella storia - e anche di pi.  una forza della natura.  un
fulmine a ciel sereno.  un fuoco che non si spegne mai.
Lev lo chiamava spesso. Sentiva che Rudi era tornato a essere il
suo unico amico al mondo. Si rendeva conto che i suoi soldi - soldi
che avrebbe dovuto spedire a Ina, soldi con cui avrebbe dovuto ripagare
il debito con Lydia - finivano tutti nelle bollette del cellulare,
ma la sua solitudine era cos devastante che doveva avere Rudi vicino,
in qualche modo, o sarebbe impazzito.
Una sera Rudi gli disse: Be', anch'io ho dei problemi, Lev. La
Chevy  tornata a farmi dei brutti scherzi, fanculo.
Ah s?
S. Senti questa. Sto guidando sulla statale 719, lontano da casa,
in direzione Piratyn, in mezzo al nulla, con seduta dietro una
nonnina dalla faccia unta, che ha con s due galline vive in una cesta.
Penso tra me e me, spero che abbia i soldi e non provi a pagarmi
con delle fottute uova. E poi vedo che dal cofano esce del vapore.
Vapore! Si sta levando in nubi gigantesche. Mi sembra d'essere
in un vecchio film comunista dell'orrore, che ha per protagonista
un carro armato.
Lev non riusc a trattenere un sorriso. Che cos'hai fatto? chiese.
Be', cosa potevo fare? Mi sono fermato. Ho spento il motore. La
nonnina si appoggia allo schienale del sedile, come se fosse tutto
normale. Chiude solo gli occhi. Anche le galline d'un tratto si sono
addormentate... o sono morte. Cos io scendo dalla macchina, apro
il cofano. L dentro bolliva tutto. Non sto scherzando, Lev. Sentivo
il rumore delle bolle, come quando Lora fa la bollitura della biancheria.
Tutto scotta, non si pu toccare. Cos capisco che siamo fregati.
Possiamo soltanto restare l ad aspettare che si raffreddi, poi rinfrescare
il radiatore. Ma siamo nel bel mezzo della statale 719, all'orizzonte
non si vedono che rocce, sterpi e una vecchia quercia rinsecchita.
Un caldo assurdo: trenta gradi. E all'improvviso penso, mancano
ancora quindici chilometri a Piratyn e non ho un goccio d'acqua
da mettere in questo fottuto radiatore!
D'accordo. Be', sei sopravvissuto se sei l a raccontarmelo.
S, ma poi diventa surreale. Io sono l che aspetto, scusandomi.
Mi sento un completo fallito. Mi sento peggio di come ti senti tu
adesso, compagno. La nonnina trascina il culo fuori dalla macchina,
si d uno strattone alla vecchia sottana rattoppata, mi dice che deve
fare un bisogno.Tombola, penso fra me e me: liquido! E sto per chiederle:
"Le spiace raccogliere il fluido del suo corpo per la mia povera
macchina malata?", ma poi ricordo, no, cazzo, non ho nessun recipiente.
Niente dove metterlo.
Lev sent la voce di Rudi strozzata dalle risa mentre continuava a
raccontare: Quindi, senti cosa ho fatto, Lev. Mentre la nonna  in
mezzo agli sterpi, mi avvolgo un fazzoletto intorno alla mano, tolgo
il tappo del radiatore, e mi sporgo in avanti, scottandomi quasi le palle,
e piscio in quel cazzo di serbatoio. Dannazione!.
Lev si un alla risata. La sent sgorgare dentro di s da chiss dove
era rimasta nascosta fino a quel momento. Rudi inizi a tossire,
poi si riprese e disse: Be', siamo arrivati a destinazione. I sedili ricoperti
di merda di gallina, e Dio sa cosa faccia l'acido urico a un
motore, ma siamo sopravvissuti. Non sono mai stato cos felice di
raggiungere quel buco di posto, Piratyn, in tutta la mia vita. Ho trovato
del liquido refrigerante per il radiatore, grazie a una mazzetta.
Ti giuro che a Piratyn sembrano tutti loschi. I ragazzi di quel garage
del cazzo guardavano la Chevy come se avesse una bomba a
bordo. Mi  costato quasi tutto quello che avevo preso per la corsa.
Cos  andato a puttane un altro pomeriggio di lavoro e il motore
puzza ancora di piscio e il radiatore perde e non  ancora stato
aggiustato e non lo sar finch non riesco a smontare un altro
motore per avere una pompa nuova. Ti assicuro, Lev, certe volte
questo paese....
Si interruppe. Lev sent il cuc zoppicante uscire strillando dalla
sua casetta di legno. Va be', non c' bisogno che te lo dica sospir
Rudi. Lo sai benissimo.  per questo che stai raccogliendo asparagi
in quei fangosi campi inglesi.
I pomeriggi non passavano mai. Nelle belle giornate, lavoravano nove,
dieci ore. Lavoravano fino a quando non calava la luce, fino a
quando i corvi non iniziavano a svolazzare fra i rami pi alti degli alberi,
fino a quando il principe delle verdure non diventava quasi invisibile
nel suo abito verde. Poi salivano sulla Land Rover, muti, doloranti,
affamati, e venivano riportati alle roulotte. Si davano i turni
per la doccia calda, un ampio spazio vuoto attrezzato da Midge accanto
alla cella frigorifera. Riscaldavano il cibo in scatola pi a buon
mercato che trovavano - ravioli, fagioli stufati, zuppa di pollo al curry -
e se lo mangiavano a cucchiaiate come bambini affamati, inzuppandoci
grosse fette di pane. Saziavano la voglia di dolce con pesche sciroppate,
mandarini, barrette di Mars. Facevano una passeggiata fuori
per fumare, se la notte era serena, e guardavano le stelle, nitide e
luminose, sopra la campagna silenziosa.
Verso le nove, immancabilmente, Vitas e i suoi amici si incamminavano
per i quattrocento metri che li separavano dal pub, i Ming li
seguivano poco dopo, e Lev restava solo.
Passeggiava nel magnifico silenzio fino al campo dove si riposavano
le oche. Si appoggiava al cancello, fumando, cercando di svuotarsi
la mente di tutto ci che non appartenesse a quell'istante: le
notti di maggio, la luce riflessa della luna, il suo sentirsi vivo. Ma
spesso, come un film che iniziava all'improvviso nella sua testa, veniva
bombardato da scene del GK Ashe: GK che urlava ai camerieri,
l'infermiere del Niger che sbatteva pesanti padelle sullo scolapiatti
di acciaio, tutti i suoni che rimbalzavano e riecheggiavano sulle solide
superfici. Poi il rumore si affievoliva e c'era Sophie... che sceglieva
un coltello, che sfilettava un branzino con tagli sapienti, facendo
sembrare l'operazione semplice come aprire una busta, semplice
come far scivolare un bisturi su una vena...
Lasciava il cancello, lasciava le oche, in allerta contro gli attacchi
di volpi e animali notturni. Ricominciava a camminare, come cercando
una via di fuga, scappando dal coltello di Sophie, ma non poteva
andare da nessuna parte, se non inoltrarsi ancor pi nell'oscurit,
verso i pioppi che sospiravano come il mare. A volte, quando
tornava indietro e si dirigeva a passi lenti verso la roulotte, Lev guardava
le luci della casa di Midge. Per scacciare Sophie dalla mente, si
metteva a fantasticare su Midge, "Glande pancia", signore solitario
del suo regno di frutta e verdura, troppo grasso per i suoi vestiti, affettuoso
con il suo cane, che passava la vita a dare lavoro agli stranieri.
Aveva mai avuto una moglie? Aveva mai ballato un tango? C'era
qualcuno sulla Terra interessato a saperlo?
Poi Lev andava a sedersi al tavolo, sul suo letto nella versione ripiegata,
e leggeva Amleto sotto la lampadina nuda attaccata a un filo nero che attraversava il soffitto della roulotte. L'alimentazione elettrica
arrivava da alcune prese esterne poste su un muro della cella
frigorifera, i cavi erano tenuti insieme da un nastro adesivo marrone
e introdotti nelle tre roulotte attraverso i finestrini a ribalta. Quando
tirava vento, la luce sopra il tavolo oscillava, gettando ombre ovunque,
come gli stracci votivi.
Angeli e messaggeri divini, difendeteci!
Sia tu un angelo o uno spirito dannato...?
Lev aveva il capo chino sulla pagina. Era cos difficile, maledisse Lydia
perch pretendeva troppo da lui. Ma non aveva altro da leggere
per cui prosegu a fatica e, per qualche strano motivo, ogni volta che
appariva il fantasma, aveva l'impressione di capire di pi.
Io sono lo spirito di tuo padre...
Lesse fino a quando non gli si chiusero gli occhi, allora sistem il lenzuolo
sul suo scomodo materasso e si coric. Di solito dormiva gi
quando i Ming rientravano dal pub, ma si svegliava per le loro risate,
per la luce che filtrava dalla tenda che separava l'angolo dove i
due dormivano dal resto della roulotte. A volte Jimmy (o Sonny) usciva
di nuovo incespicando, continuando a contorcersi dalle risate...
ho-ho-ho-ho-ho-ho... e vedeva Lev mettersi seduto sul letto a guardarlo.
Scusa, Lev. Scoldato pisciale.
Altre risate irrefrenabili da quello rimasto dentro.
Ho-ho-ho-ho-ho-ho! Poi un istante di mortificato silenzio, una testa scura che spuntava
dalla tenda. Scusa, Lev. Noi svegliale te?
Non importa.
Bevuto molta billa!
Vi siete divertiti?
Cosa dici, Lev?
Vi  piaciuto il pub?
S, s. Loba buona. Sonny vinto bilialdo. Notte, Lev.
Lev si riaddormentava, ma poi si svegliava di nuovo, li sentiva
parlare, sospirare, gemere e lamentarsi nel sonno. Il loro riposo sembrava
breve e tormentato, eppure al mattino, lo salutavano sempre
freschi e sereni: Giolno, Lev. Come stai oggi?.
Se pioveva, si presentavano con addosso le loro cerate gialle, la
cerniera chiusa fino al mento e i cappucci gi calati sui folti capelli
neri. Nella Land Rover si sedevano attaccati l'uno all'altro. A Lev ricordavano
due fratelli ubbidienti, vicini di et, che frequentavano la
sua stessa scuola, quando era ragazzo, e che erano sempre insieme
e non sopportavano di venire separati. Rudi li aveva soprannominati
"i KGB". Diceva a Lev che condividevano un inconfessabile segreto
di famiglia, per cui dovevano spiarsi a vicenda giorno e notte, per
controllare che l'altro non lo rivelasse. I Ming non parlavano quasi
mai con Vitas e gli altri. Solo, qualche volta, per ridere di Glande pancia.
O quando toccava a loro lavorare nella cella frigorifera, per sfregarsi
le mani guantate e dire: Molto fleddo, questo fligo! Fleddo come
invelno Cina.
Era un vecchio edificio con il tetto pericolante, dove la temperatura
era mantenuta sugli otto gradi. I raccoglitori si alternavano in
turni serali da due ore per lavorare l dentro, lavavano, pesavano e
insacchettavano gli asparagi, li ridistribuivano in cassette per la consegna
ai negozi locali e ai supermercati. Indossavano cerate, guanti
di gomma e stivali, come l'equipaggio di un peschereccio. Lavoravano
a coppie, sotto deboli luci al neon, ricorrendo alle chiacchiere per
cercare di scaldarsi.
Mentre divideva il turno con Vitas, che stava cercando di farsi crescere
un piccolo improbabile triangolo di barba sotto il labbro inferiore,
Lev gli chiese: Resterai qui da Midge tutta l'estate?.
Certo disse Vitas. Dopo si montano le serre tunnel per i pomodori.
Poi ci sono i fagioli e la frutta estiva. Torno a casa ad agosto
con una valigia piena di soldi. Inizio i miei corsi di ingegneria a Jor
a settembre.
Vuoi diventare ingegnere, Vitas?
Vitas aveva deciso di lavorare con una sciarpa di lana avvolta in
pi giri intorno alla testa, come una benda. Voglio diventare qualcosa
disse.
Lev rest in silenzio. Osserv la scritta sui sacchetti degli asparagi:
Prodotto dalla Longmire Farm, Suffolk. "Soltanto il meglio!". Pens,
S,  questo che, in fondo, ti fa andare avanti negli anni, nonostante
i dolori e le perdite, l'idea di poter lasciare un segno, l'idea che attraverso
il lento accumularsi delle settimane e dei mesi, un giorno in
qualche modo diventerai il tipo di persona che potrai smettere di ammirare.
Soltanto il meglio!
E tu cosa farai? chiese Vitas.
Lev continu a lavorare. Pens a tutte le ricette che aveva imparato
con tanta fatica al GK Ashe e poi riscritto su fogli che aveva messo
al sicuro nella borsa quando se n'era andato da Belisha Road. Non
lo so disse. Non ci ho ancora pensato.
Una sera di maggio Midge Midgham invit Lev a casa sua, disse che
aveva trovato una bottiglia di vodka in fondo al mobile dove teneva
gli alcolici, immaginando che la vodka gli piacesse.
Si sedettero nel soggiorno di Midge, bevendo la vodka in piccoli
bicchieri, sgranocchiando Ritz stantii, con il cane, Whisky, che dormiva
su un vecchio tappeto sfilacciato e una finestra aperta su una
notte calda ma ventosa.
Glande pancia. Il suo soggiorno era pieno di polvere. La respiravi
nella tappezzeria, ne vedevi la grigia efflorescenza sulla mensola
del caminetto, sui piatti di peltro appoggiati sopra, sulla sommit degli
enormi, vecchi altoparlanti dello stereo, sistemati come sentinelle
sui due lati del caminetto.
Ti piace la musica, Midge? chiese Lev.
Midge cambi posizione nella poltrona, fiss gli altoparlanti, sembr
smarrito. A mia moglie, Donna, piaceva la musica pop disse.
R.E.M., The Strokes, Keane, Beyonc Knowles. Ballava sempre per
la stanza. Scuoteva i capelli di qua e di l, come Tina Turner. Aveva
un bel corpo, anche a quarantasette anni. Io odiavo quel maledetto
baccano. A me piace il silenzio. Oppure Barbra Streisand. Ma guardare
Donna mi eccitava sempre. Dannazione. Sopportavo la sua musica
soltanto per vederla ballare.
S?
S. Era gi stata sposata. E adesso si  sposata di nuovo... con il
suo parrucchiere. Io sono stato soltanto un signor nessuno, un intermezzo.
Ma ha cercato di portarmi via la fattoria. E quello mi ha
mandato su tutte le furie, ti assicuro. Io ci ho messo la mia vita in
questa fattoria e lei cosa ci ha messo? Raccoglieva la frutta, nient'altro.
Ogni tanto dava da mangiare alle oche...
Lev scosse la testa solidale. La vodka era stantia come i salatini,
ma comunque confortante.
Sai quanto costano gli avvocati in questo paese? Sono quasi finito
sul lastrico, ma per la fattoria ho combattuto fino in fondo... e
ho vinto. Se non fosse andata cos, non so cosa avrei fatto. Davvero
non lo so. Avrei potuto ammazzarla. Perch, ti pare giusto che lei
possa entrare nella mia vita per tre o quattro anni e cercare di prendersi
la met di tutto quello che ho costruito? Dimmi tu se ti pare
giusto.
Midge butt gi la vodka, si alz per prendere altro ghiaccio e
riempire di nuovo i bicchierini.
Un'immagine del sovrintendente Rivas, compiaciuto dietro la sua
enorme scrivania, si affacci nella mente di Lev. No disse. Non 
giusto, Midge.
 quello che dico anch'io. Nel tuo paese non sarebbe successo,
vero?
Be' disse Lev sotto il comunismo, la gente non possedeva niente
nel mio paese. Adesso, magari un piccolo appartamento o una casa...
i pi fortunati... o, come mia madre, qualche capra, dei polli, una
piccola rimessa, quindi...
Gi. I comunisti erano diabolici, eh? Avevano messo a tutti la
camicia di forza. Meno male che qui non li abbiamo avuti. Ma che
cosa ti  successo?  da un po' che me lo domando... Perch un uomo
della tua et raccoglie ortaggi insieme a dei ragazzi? Tua moglie
ti ha rubato la fattoria?
No disse Lev. Mia moglie  morta.
Si accorse che a Midge trem la mano mentre faceva uscire il
ghiaccio dalla vaschetta di plastica. Guard Lev, liberandosi la fronte
lucida da una ciocca di capelli grigi. Che disgrazia disse. Non
poteva essere tanto vecchia, giusto?
Trentasei anni.
Oh, dannazione,  terribile. Adesso vorrei non avertelo chiesto.
Tieni... Porse a Lev il bicchierino pieno. Raggiunse il polveroso porta
CD e ne scelse uno. Ti va di sentire Barbra Streisand?
Certo.
Midge inser il CD e le avvolgenti note dell'orchestra fluttuarono
sull'intera Longmire Farm, unendosi ai sospiri degli alberi. Whisky
si stir sul tappeto e si scosse, e quando Midge torn a sedersi, gli
salt in grembo. Midge gli accarezz la testa. Lui  il mio unico amico
adesso disse. Non riesco neppure a trovare pi qualcuno che
mi aiuti con la terra... soltanto immigrati. Un tempo agli inglesi piaceva
la terra. Soprattutto nel Suffolk. Non so dove sia finito tutto
quell'attaccamento. Una volta avevo tre uomini che lavoravano qui
per me. Adesso, ci sono solo io, i raccoglitori e il cane.
People... People who need people. Are the luckiest people in the world...
.
NOTA: Le persone... Le persone che hanno bisogno delle persone. Sono le persone pi fortunate del mondo... FINE NOTA.
.
Barbra continuava a cantare. Lev si abbandon sulla poltrona.
So che le roulotte sono messe male disse Midge, dopo qualche
minuto.  per quello che non chiedo affitto. Volevo farle riparare
quest'anno, ma non ho abbastanza soldi. Mi  toccato sborsare una
fortuna nel 2004 per togliermi Donna dai piedi. E, dannazione, sono ancora tirato.
La roulotte pu andare disse Lev. L'unica cosa...
Le finestre non si chiudono bene. Lo so. Ci piove dentro?
No disse Lev. L'unica cosa  il mio letto, Midge. Ho cercato di
dirtelo altre volte. Mi raschia la schiena. Magari puoi trovare qualcosa
di morbido da mettere sotto il lenzuolo.
Midge squadr Lev allarmato, come se gli avesse chiesto un prestito
o una percentuale dei ricavi sul principe delle verdure.
D'accordo disse. Ma non so cosa. Guarder nell'armadio della
biancheria. Donna avrebbe saputo, ma questa  una cosa che tutte
le donne sono brave a fare, per quanto mi riguarda... imbottirsi il
loro maledetto nido.
Quando Lev torn nella roulotte, barcollante per la vodka, la testa
che desiderava solo dormire, trov i Ming che stavano togliendo le
tessere del mah-jong dal tavolo di formica. Lo guardarono preoccupati.
Lev, tuo telefono suonale, suonale...
S, suonale cinque, sei volte.
Lev si guard intorno. Sapeva che era tardi - ancora pi tardi ad
Auror. Fu assalito dal panico. Trov il cellulare e guard lo schermo.
Quattro chiamate perse: tutte con il numero di Rudi. Chiamami
diceva il messaggio lasciato in segreteria. La voce di Rudi flebile e
strozzata.
Lev prese il cellulare e usc di nuovo nella notte. Una luminosa
luna andava e veniva fra nuvole in corsa. Il bucato steso si gonfiava
nel vento. Lev respir a pieni polmoni per cercare di schiarirsi la mente.
Fece il numero.
Rispose Lora. Oh, Lev esord. Che tristezza per il nostro villaggio.
Non ti dico niente. Ti passo Rudi...
Arriv Rudi. Dov'eri? gli disse gelido.  tutta la sera che faccio il tuo cazzo di numero.
Da nessuna parte, Rudi. Qualche bicchiere...
Bene, allora, avrai bisogno di un bicchiere anche adesso. Abbiamo brutte notizie, Lev, notizie incredibili.
Parla.
Non riesco nemmeno a dirtelo.
Parla, Rudi.
Silenzio. Un sospiro. Poi la voce di Rudi, quasi un bisbiglio: Butta
male, amico mio. Stanno andando avanti con la diga di Baryn.
Per un solo istante, sollievo. Sollievo che quella telefonata non riguardasse
Maya o Ina. Ma poi Lev dovette assicurarsi che stessero
bene - prima di potersi concentrare sulla notizia della diga. Solo
una cosa prima di tutto, Rudi: Maya e Ina stanno bene?
Per adesso s. Ma quando lo sapranno... quando tutti ad Auror
si alzeranno domani e lo verranno a sapere... non staranno bene.
Sua figlia stava bene. Sua madre stava bene. Rudi e Lora stavano
bene. Ma adesso li attendeva una cosa terribile. Lev maled Midge
per averlo riempito di vodka, continu a respirare l'aria dolce della
notte nella speranza di schiarirsi le idee... Allora spiegami, Rudi.
La diga.
Oh, merda... Rudi esal un profondo, tremante sospiro, poi
disse: Be', come avevi previsto, sono arrivati i tecnici. Hanno detto
a Lora che dovevano controllare la potabilit dell'acqua. Ma noi
li abbiamo tenuti d'occhio. Avanti e indietro, avanti e indietro, lungo
il fiume, con quegli stupidi teodoliti... o come diavolo si chiamano
quegli arnesi del cazzo. Ho detto a Lora: "Hai mai visto usare
asticelle colorate e lenti che costano una fortuna per analizzare l'acqua
potabile?".
Poi, stasera, dopo il tramonto, torno a casa da Baryn con la Chevy
e vedo delle ombre. Vedo questi fantasmi che si aggirano per il villaggio,
attaccando degli avvisi sui muri. Dannazione! Che maniera
di fare le cose! Attaccando degli avvisi. Nessuna assemblea civica.
Nessun avvertimento. Solo questi bastardi, questi vigliacchi, che attaccano
in giro pezzi di carta!
Pensavano che tutti dormissero, cos nessuno li avrebbe visti, ma
io non dormivo. Li ho illuminati con i fari, come fottuti conigli. Ho
fermato la macchina. Ho strappato dal muro uno degli avvisi e l'ho
letto alla luce dei fari.
Dimmi cosa c' scritto.
Ce l'ho qui davanti. Non crederai al linguaggio che usano, Lev.
Bastardi! Ancora un po' e davo in escandescenze. Ho afferrato uno
dei fantasmi per il suo colletto municipale, gli ho detto: "Cos' questo?
Che cazzo  questo? Che cazzo di cosa  questo AVVISO DI MERDA?".
Lev attese. Sentiva il respiro di Rudi, tormentato, affannato, come
quello di un asmatico. Se lo immagin appoggiato al tavolo dell'ingresso,
i capelli arruffati, il corpo avvolto nella sua vecchia vestaglia
scozzese.
Scusa, Lev ansim. Ma questa storia mi ha talmente sconvolto
che faccio fatica a respirare...
Aspetta. Fermati un attimo. Lora  l?
 in cucina, sta preparando un t. Penso che staremo svegli tutta
la notte. Del resto, come far chiunque abiti qui a dormire ancora?
Se Marina fosse viva, l'avremmo saputo, non  vero? Avremmo
potuto prepararci... in qualche modo. O forse non avrebbe fatto nessuna
differenza. Dio solo lo sa. La cosa non  firmata da Rivas.  dell'Ufficio
centrale di pianificazione di Jor. Ma Lora e io continuiamo
a ripeterci: "Se solo Marina fosse stata qui...".
Certo.
So che non dovrei dirti queste cose. E poi non serve a un cazzo.
Ma continuo a pensarlo... che lei ci ha protetti da tante cose brutte
perch sapeva come funziona la burocrazia e come combatterla. E
adesso non c' nessuno a combattere.
Lo so, Rudi. Lo so...
D'accordo, scusami, Lev. Non so perch continuo a piagnucolare
su Marina. Adesso ti leggo questa merdata.
Lev attese. Si sedette sull'erba fredda. Il vento sbatteva capriccioso
le gambe dei suoi pantaloni.
Ecco disse Rudi. "Con la presente si informa... gli abitanti del distretto
di Auror... che l'Ufficio centrale di pianificazione (UCP)... ha riconosciuto
al Progetto per la diga di Baryn lo status di Progetto straordinario
di pubblica utilit (PSPU). Di conseguenza, l'UCP... emette nei confronti
degli abitanti del distretto di Auror un Ordine di esproprio con
riferimento a qualsiasi propriet, sia essa residenziale o
commerciale, da eseguirsi
entro la fine dell'anno in corso, cosicch saremo orgogliosi di dare
inizio"... orgogliosi di dare inizio!... "ai lavori per la realizzazione del
suddetto PSPU. Tutti i cittadini attualmente residenti nel distretto
di Auror... verranno trasferiti a spese dello Stato in appartamenti attualmente
in costruzione nell'Area periferica 93 di Baryn...".
Per qualche istante, silenzio nella casa di Rudi. Poi di nuovo un
suono: un singhiozzo scaturito nel petto ansimante di Rudi, poi l'esplosione di una tempesta di lacrime.
Lev era stordito, nauseato. Soltanto una volta prima di allora aveva
sentito piangere Rudi: quando avevano sparso le ceneri di Marina.
Ora Lev aveva bisogno di appoggiarsi a qualcosa, vide soltanto i
pali oscillanti del filo da stendere, troppo lontani per raggiungerli.
Infil la testa tra le ginocchia, il cellulare sempre all'orecchio. Sent
che Lora cercava di consolare Rudi, la sua presenza tranquillizz Lev,
perch cosa poteva dire lui, lontano com'era, cosa poteva dire chiunque
altro quando il loro villaggio, Auror, stava per scomparire sotto
l'acqua? E poi la vide: la diga - dieci milioni di tonnellate di cemento-che
si innalzava come un'onda anomala fra le colline a sud.
Rudi stava ancora piangendo. Lev lott contro il senso di nausea.
Sent Lora ripetere il nome di Rudi, sconsolata: Rudi, Rudi... per favore, forza, Rudi....
Il vento continuava a soffiare sopra il Suffolk.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Gli sembrava di coglierne l'odore.
...
.
...
La sensazione di essere responsabile, che il suo abbandono del villaggio
ne avesse segnato il destino, cominci a pervadere Lev, come
un brivido gelido. Sapeva che non era razionale, ma era una morsa,
una febbre, un vischioso senso di colpa. Come se lui avesse deciso
di costruire la diga. Come se fosse stato lui a ridurre Rudi in lacrime.
La febbre aument dopo aver parlato con la madre. Al telefono,
Ina gli disse: Io da Auror non me ne vado. Per nessun motivo al
mondo. Nessuno mi metter in una gabbia a Baryn. Dovrai lasciarmi annegare.
Da allora Lev fu tormentato dagli incubi, non solo su Auror che
veniva sommersa dalle acque, ma anche sulla morte della madre. A
volte la donna si sdraiava in mezzo alla strada e aspettava che il fiume
montasse. I compaesani si raccoglievano intorno a lei. Vieni via,
Ina. Vieni via, cara, prima che sia troppo tardi la imploravano. Ma
Ina si rifiutava di muoversi. In altri sogni, si caricava di tutti i suoi
monili - la testa protesa in avanti per la quantit di latta arrugginita
che le pendeva dal collo, le caviglie ossute appesantite da catenine,
tutte martellate per assomigliare a ghirlande di foglie - ed entrava
nel bacino della diga. Lev era sulla riva, impotente, non riusciva a
chiamarla, la vedeva galleggiare per qualche istante sulla superficie
cangiante dell'acqua, i monili di latta che luccicavano al sole, poi
scomparire in silenzio. Increspature concentriche si propagavano nel
punto in cui il suo corpo era sprofondato.
Lev continuava a lavorare. Le luminose mattine di maggio racchiudevano
qualcosa che lo incoraggiava ad andare avanti. Nei fuggenti
attimi di ottimismo, si ripeteva che presto gli sarebbe venuta
in mente, l'idea da sviluppare, il progetto da realizzare, per dare un
futuro a se stesso e alla sua famiglia. Intanto, cercava di mettere da
parte i soldi. Teneva quasi sempre il cellulare spento. Comperava meno
sigarette, rinunciava alla Pepsi, cercava i prodotti pi economici
al supermercato della cooperativa - fagioli e ravioli, ravioli e fagioli-, viveva di quelli e di acqua, delle pagnotte rafferme e delle patate
gratis di Midge.
Con quel patetico razionamento, si chiese se non fosse il caso di
abbandonare tutto - abbandonare l'intera impresa cos ardua - e tornare
ad Auror. A volte ci tornava con l'immaginazione, organizzava
manifestazioni di protesta contro l'Ufficio centrale di pianificazione
a Jor, si vedeva scarabocchiare su cartelli e striscioni, marciare avanti
e indietro sotto la pioggia. Ma una parte di lui sapeva che era inutile.
Conosceva i modi dell'Ufficio centrale di pianificazione. Gli abitanti
di Auror erano troppo pochi per poter fare valere la loro voce.
Maya gli aveva sussurrato al telefono: Pappa, ho paura. Quando torni? Quando?.
Lev era stato costretto a dirle: Non ancora, angelo mio. Abbi pazienza.
Continua a esercitarti con i pattini. Perch mi hanno detto
che stai diventando davvero brava. Voglio vederti fare delle belle piroette....
Ma, sempre in un sussurro, la bambina aveva detto: Non posso pi andare a pattinare, Pappa.
Perch?
Perch l'autobus arriva all'ora sbagliata.
Non ti porta Rudi con la macchina?
La macchina  rotta.
La sentiva appena, un sottile, lieve mormorio. Cosa, Maya? Cos'hai detto?
La Chevy. Non pu portarmi a Baryn. Non si muove.
Cos cominci un altro tormento, il pensiero che Maya dovesse
rinunciare alla sua passione, e che tutte le immagini confortanti del
suo corpicino aggraziato che saltava e scivolava sul ghiaccio erano
ora fuori luogo, da dimenticare. Quando parl di nuovo a Rudi, si
trov a dirgli in tono seccato:  vero che non puoi andare neanche
fino a Baryn con la macchina?.
S,  vero disse Rudi, la voce mogia e stanca. La Chevy  kaputt.
Perch? Il sistema di raffreddamento?
E altre cose, adesso. Le gomme consumate. La cinghia del ventilatore
spezzata.  un rottame.
Lev sapeva cosa significava tutto ci: niente servizio taxi, niente
soldi. Non si pu aggiustare?
No. Non riesco a trovare i pezzi di ricambio e non ho i soldi per
comperare le gomme.  finita, amico mio.  tutto finito.
Dunque era arrivato a quel punto. Ecco cosa doveva combattere:
non solo il brivido gelido della colpa, ma l'idea di catastrofe definitiva.
Perch nessuno ad Auror combatteva pi - nemmeno Rudi. Lui
e lui solo doveva tenere vivo il fuoco della battaglia.
Per era dura. Non sapeva ancora come fare. I suoi pensieri vorticavano
in circoli viziosi. Mentre seguiva il cassone lungo i solchi
grigi, continuava a chiedersi se era sbagliato restare da Midge, dove
viveva con poco ma guadagnava poco. Doveva invece tornare di corsa
a Londra, e accettare il primo lavoro che trovava? Doveva cercare
di ottenere un prestito, per far venire Ina e Maya in Inghilterra? Se
le avesse avute con s, dove sarebbero state? Come avrebbe fatto a
mantenerle? Doveva cercare di decifrare le procedure per ottenere i
sussidi? Chi l'avrebbe aiutato? E anche se avesse trovato il modo per
mantenerle, Ina come avrebbe potuto resistere a Londra senza conoscere
una parola d'inglese? Cos i cerchi continuavano a vorticare,
tornando sempre al punto di partenza...
Lev disse Sonny Ming tristemente cazzi amali pel te. Noi sappiamo.
In Cina, molte dighe. Molti, molti villaggi andati. Cazzi amali di melda.
S. Noi vedele colpi di gente molta. Piccole pelsone cancellate.
Gi. E quello che ci stanno facendo, ci vogliono cancellare.
Cosa fai ola, Lev?
Non lo so.
Ma cosa puoi fale, Lev?
Non lo so. Ci devo pensare.
Erano affettuosi nei suoi confronti, come se fosse diventato il
loro terzo fratello. Provarono a insegnargli a giocare a mah-jong.
Durante le partite, a volte gli accarezzavano una mano. Nei campi
di asparagi, i due rallentavano se vedevano che Lev non riusciva a
tenere il ritmo del gruppo, ma tenere il ritmo - o per lo meno provarci
- era quello che lo faceva andare avanti. Pregava che fosse
sempre bel tempo, cos le giornate sarebbero state lunghe e la paga
pi alta; si offr di fare turni extra nella cella frigorifera per ricevere
pi soldi.
Midge Midgham era al corrente della sua situazione. Una sera arriv
alla roulotte con una fodera nuova per il materasso, comperata
da Asda. Disse a Lev: Immagino che sia dura dormire, eh, con la
preoccupazione di quel dannato affare della diga. Mettici questa sul
letto, e vedrai che dormi meglio.
Lev era commosso per le premure di quella gente che conosceva
appena, gente che non aveva mai visto Auror o posti simili. Solo
Vitas era arrabbiato con lui. Te l'avevo detto lo rimprover risentito.
Ti avevo detto della diga ad Auror gi lo scorso inverno e
tu non mi hai creduto. Come continui a non credere che GK  una
testa di cazzo.
Essere o non essere...
Lev arriv a quei famosi versi una notte di pioggia improvvisa, con
il nuovo, soffice coprimaterasso sotto di lui e i Ming che sospiravano
e gemevano nel loro sonno inquieto.
Essere o non essere: questo  il problema.
Se sia pi nobile soffrire nell'animo
I colpi e le frecce della fortuna oltraggiosa
O impugnare le armi contro un mare di guai
E affrontandoli porre fine ad essi...
Lev si sdrai e ripose il libro accanto a s. Persino uno come lui, che
aveva ancora difficolt a comprendere l'inglese, restava colpito dall'efficacia
con cui era formulato quel dilemma. E fu tormentato dal
pensiero che se solo il linguaggio potesse essere sempre cos semplice,
gradevole e chiaro, anche la vita in qualche modo sarebbe stata
meno complicata.
Essere o non essere.
Lo disse pi volte. Cerc di tradurlo nella sua lingua. Si addorment
ripetendolo, nei suoi sogni ricord che, quando Marina era morta,
lui aveva desiderato di non essere. Ma la mattina seguente si svegli
con le prime luci del giorno, e senza intenzione di morire. Bench si
trovasse in un "mare di guai", avrebbe trovato il modo di "impugnare
le armi" per combatterli. In qualche maniera, ci sarebbe riuscito.
Gli suon il cellulare ed era Lydia, che lo chiamava, molto tardi, da
Parigi. Lo ringrazi del vaglia di cinquanta sterline che era riuscito a
mandarle, poi disse: Ho appena saputo della diga ad Auror, Lev.
Pyotor e io siamo scioccati. Gli ho detto che dovevo sentirti.
 molto gentile da parte tua...
La sua voce era dolce e affettuosa; nessuna traccia di irritazione
o rabbia. Ti sto chiamando dal nostro salotto privato all'Hotel
Crillon annunci divertita. Pyotor dorme nella stanza accanto. Stasera
era molto stanco dopo il concerto. Sibelius: tremendamente impegnativo.
Sai, una partitura cos complessa.
S? Pi difficile di Elgar?
Credo di s. Ma non parliamo di Elgar, Lev. Parliamo di Baryn.
Comunque, prima di iniziare, vuoi che ti descriva il nostro bagno?
S, descrivimi il vostro bagno, Lydia.
Gli disse che c'erano due lavabi e il pavimento di marmo. Anche
la cabina doccia e i fianchi dell'enorme vasca da bagno erano rivestiti
di marmo. La stanza era illuminata da tredici faretti alogeni e i
rubinetti erano dorati. Quello che le piaceva di pi erano gli accappatoi,
bianchi e soffici come batuffoli di cotone, messi a loro disposizione.
Lev diede uno sguardo al fatiscente arredo della roulotte, il sudicio
fornello a due fuochi, i pensili sbilenchi, il lavandino colmo di stoviglie
sporche che puzzava di fagioli stufati. Ma mantenne un tono
vivace quando le disse: Grazie, Lydia. Adesso s che riesco a immaginarti
all'Hotel Crillon. Hai indosso uno degli accappatoi?.
S, in effetti ce l'ho, Lev. Ma a te non  mai interessato quello
che mi mettevo, o quello che c'era sotto, non  vero? Quindi, l'unica
cosa che posso dirti  che  molto comodo. Adesso, dimmi cosa
provi.
Riguardo a quello che mi hai appena detto?
No. Riguardo alla diga di Baryn.
Voleva una sigaretta, frug nella penombra per trovarne una e accenderla.
Oltre la loro tenda, i Ming russavano.
Lev prese una lunga boccata e disse: Cosa vuoi che provi, Lydia?
Mia madre dice che si lascer annegare insieme al villaggio....
Oh disse Lydia, tirando su col naso non farci caso. Questo tipo
di pessimismo emotivo, o emotivit pessimistica,  tipico dei nostri
anziani! Per l'amor di Dio, non farci minimamente caso.
Be', credo che...
Non lo far, Lev. Lo sai benissimo. Pu continuare a minacciare
di farlo, perch  cos romantico e teatrale, ma non andr fino in
fondo. Vedrai. Tua madre si rifar una vita a Baryn e tu l'aiuterai.
Lev tacque. Si guard la mano, bruciata dal sole inglese, che teneva
la sigaretta fumata a met. Poi disse: Non so come aiutarla,
Lydia. Sul serio. Non so come aiutare nessuno di loro.
Resta in linea un attimo disse Lydia. Sto per entrare nel bagno
meraviglioso. Non voglio disturbare Pyotor.
Lev sent chiudere una pesante porta, immagin i rubinetti dell'albergo,
gli specchi e i lavabi lucidi e splendenti.
Quando Lydia torn al telefono, disse: Ci sei ancora Lev? Bene.
Adesso ascoltami. La prima e pi importante cosa da fare  combattere
per ottenere la sistemazione migliore a Baryn.
S. E poi?
Lydia sospir, disse: Una cosa per volta, Lev. Prima di tutto pensa
alla sistemazione. Mandi ancora i soldi a casa?.
S. Quando ci riesco. Ma adesso guadagno cos poco.
Va be', non importa. Di' a tua madre di andare all'ufficio che si
occupa dei trasferimenti nei nuovi alloggi. Dille di andarci con il tuo
amico, Rudolf.
Rudi.
Rudi. Bene. Lui  un maneggione, da quel che mi hai detto. Mandagli
un bel gruzzolo. Mandagli cinquanta sterline e digli di usarle.
Gli impiegati addetti agli alloggi prenderanno sicuramente soldi sottobanco,
ma cinquanta sterline inglesi dovrebbero essere pi che sufficienti.
Alcuni dei nuovi appartamenti saranno lungo il fiume. Digli
di fermarne due, uno per lui e sua moglie e uno per la tua famiglia.
Lungo il fiume? Il fiume non ci sar pi, Lydia. Non nel lato sud
della citt.
Ma s che ci sar! Tu non lavoravi con degli ingegneri? La diga
creer un bacino e una cascata. La cascata azioner le turbine della
centrale elettrica. Da dove pensi che verr l'energia elettrica se non
dalla cascata?
S, certo, ma...
Dunque, dove andr a finire l'acqua della cascata? Nel centro di
Baryn, e poi uscir dall'altro lato, passando proprio attraverso le nuove
"zone periferiche". E l'acqua  sempre bella da vedere. O preferisci
che la tua casa si affacci sul muro di una fabbrica o sull'entrata
posteriore di un bordello?
Ed ecco che ne ebbe una prima, fugace visione, il posto dove avrebbe
dovuto trascorrere la sua vita. Lo vide come una casa piccola ma
pulita, dipinta di bianco, con i caloriferi elettrici attaccati alle pareti
bianche. Immagin il fiume che le scorreva accanto - ancora agitato
dalla cascata - visibile dalla finestra.
Lev? Mi ascolti? A volte penso che sei proprio ottuso. A volte mi
chiedo perch mi do tanto da fare per aiutarti.
Anch'io. Non so perch ti dai da fare per aiutarmi. Ma ti ringrazio.
E non ti preoccupare, non ho dimenticato che ti devo ancora dei
soldi...
Non me ne mandare pi. Non li voglio. Questo accappatoio del
Crillon che ho addosso costa quasi duecento sterline e Pyotor me lo
comprerebbe se glielo chiedessi. Manda i soldi a Rudi.
Salder il mio debito, Lydia.
Certo, ma non adesso, non fare lo stupido. Pyotor mi d cos tanti
soldi, non puoi immaginare. Oggi, per pranzo, mi ha ordinato delle
ostriche, seguite da una sogliola. Poi, da Herms, una bellissima
camicia di seta, quasi trecento euro...
Non riusciva a nasconderlo, l'orgoglio nella sua voce: l'orgoglio
che l'amore - l'amore per la donna un tempo derisa come "Muesli" -
potesse essere quantificato nei pi raffinati articoli di lusso.
Lev sorrise e disse: Raccontami ancora della tua nuova vita, Lydia.
Sei felice con il maestro?.
Be', capisci, Lev, la mia vita  davvero incredibile.
Non  esattamente quello che ti ho chiesto.
No.
Lydia rest in silenzio. Poi disse, con un filo di voce: In questo
periodo, Pyotor soffre molto per i suoi problemi intestinali. Lo stress
dei concerti gli rende la vita parecchio difficile. Ammazzerei
Sibelius... se non fosse gi morto. Ma io faccio il possibile per confortare
il mio caro maestro. Adesso ti racconto cosa mi ha detto di Baryn....
Dimmi che sei felice. Mi piacerebbe sapere questo.
S, sono felice, Lev. Allora, Pyotor  un uomo saggio e vede gi
il futuro che potrebbe avere una citt come Baryn.
Fate l'amore?
Senti, caro, questi non sono affatto affari tuoi.
 vero. Lo so.
Comunque s, lo facciamo. Quando non ha dolori intestinali, sa
essere molto passionale. Adesso sei soddisfatto?
Lev era appoggiato su un gomito, fumava. Da fuori, gli giunse il
verso di un uccello notturno. D'accordo disse. Dimmi cosa dice
Pyotor su Baryn.
Be', qui ci sono buone notizie, Lev. Mi vuoi stare a sentire se ti
do delle buone notizie?
S.
Bene. Dunque, Pyotor crede che, una volta finita la diga, Baryn
diventer ricca. Porta l'elettricit in una citt come quella, elettricit
a flusso continuo, e seguiranno un sacco di altre cose. Nasceranno
nuove attivit. Costruiranno case. Parchi. Infrastrutture. Bei caff e
negozi.
 difficile immaginarsi un sacco di bei caff e negozi a Baryn
disse lui.
Lo so.  molto arretrata. Ma cambier. Perch costruirebbero la
diga se non pensassero che si possono cambiare le cose? Pyotor dice
che i presupposti ci sono: una bella campagna circostante... quantomeno
a sud, dove non hanno tagliato tutti gli alberi... inverni freddi,
ma estati molto lunghe. Magari faranno uno stabilimento balneare
sul bacino. Chiss. Col tempo potrebbe arrivare qualsiasi cosa.
Uno stadio. Una nuova pista da pattinaggio sul ghiaccio, con le
tribune per il pubblico.
Una nuova pista da pattinaggio?
S, certo. Perch no?
Lev tacque per qualche istante. Poi disse: Spero che la facciano.
Maya adora pattinare. Sta imparando le piroette.
Il giorno seguente, di prima mattina, Lev era sul trattore con Midge
lungo uno stretto viottolo, trainando un carro di legno su cui caricare
le balle di fieno, in previsione della raccolta della frutta. Il cane
Whisky era fra loro due, con la sua puzza di cane, ma aveva il naso
freddo e scodinzolava. Il viottolo era costeggiato da pioppi, le foglie
che risplendevano grigie alla luce del sole. Ai piedi dei pioppi, strisce
di merletti bianchi. E Midge fece quasi sbandare il trattore mentre
i suoi occhi cisposi erano rapiti da quel quadro.
Vale la pena vivere l'inverno disse. Eh, Lev? Vale la pena vivere
tutti quei giorni bui per vedere questo.
Lev li osserv: pizzi bianchi su una balza del verde di maggio. Li
osserv a lungo, nella loro fragilit e resistenza, e fu in quel momento
che ebbe la sua Grande idea.
L'Idea era magnifica.
Per un istante, gli fece mancare il respiro. Sentiva che era qualcosa
di irresistibile, che lo chiamava. Gli apparve ovvia, perfetta, come
un teorema, a prova di dubbio.
Stava per confidarla a Midge, poi si rese conto che, no, doveva crescere
in segreto, come i fiorellini della siepe. Doveva tenerla dentro
di s e se lo ripromise. Tanti anni prima, quando era ragazzo, Lev aveva
imparato che i segreti lo facevano sentire pi forte. Quella forza
raggiungeva il culmine se riusciva a non svelarli nemmeno a Rudi.
L'Idea aveva bisogno di tre cose: informazioni, soldi e caparbiet.
Gli venne il batticuore al pensiero di come procurarsele. La sua
mente riboll di propositi e speranze audaci. Fin da quella prima mattina
di maggio, mentre aiutava Midge a caricare le balle di fieno, Lev
inizi a stilare elenchi di cose nella sua testa. Il cane gli danzava intorno,
abbaiando forte, come se fiutasse un mondo improvvisamente
nuovo.
Che cosa gli prende a Whisky? disse Midge. Hai dei cioccolatini
nascosti in tasca?
Lev compr un quaderno a righe e inizi ad abbozzare appunti. Scriveva
quello che avrebbe dovuto fare con una tale velocit che in seguito
faticava a leggerlo. La sera, sdraiato sul letto, vedeva gi tutto
come se fosse reale. Lo vedeva e lo desiderava, lo desiderava. Si sentiva
come un adolescente, in preda a un'ossessione. La forza seduttiva
della sua Idea era cos intensa che gli sembrava di coglierne l'odore.
E, come tutte le ossessioni, lo logorava e non gli dava tregua.
Dopo cinque o sei notti in bianco, inizi a sentire il bisogno di una
pausa.
La sera del suo quarantatreesimo compleanno, Lev si avvi all'imbrunire
verso il Longmire Arms insieme a Vitas, Jacek e i Ming. Decise
di abbandonare ogni scrupolo con i soldi accuratamente risparmiati,
offr birra e vodka a tutti, sperando che l'alcol gli placasse i furori
della mente.
I Ming, sempre sensibili ai suoi stati d'animo, gli restarono vicini,
lo tennero d'occhio, esaminando le sue espressioni, come sospettosi
della sua nuova euforia.
Lev, stai bene?
Lev. Tu un po' pazzo?
S. Forse s.  il mio compleanno. Sono un po' pazzo. Ma avrebbe
voluto dire, No, non proprio pazzo, smarrito. Smarrito in quel segreto,
smarrito in quell'idea.
Appoggi le braccia sulle loro spalle. Voleva chiedere loro: Aiutatemi
ad andare altrove, voi e la vodichka, aiutatemi a trovare un po'
di pace...
Bevvero e bevvero. Giocarono a biliardo. Strapparono il tappeto
verde con qualche tiro bizzarro. Sentirono le urla del proprietario:
Idioti immigrati del cazzo!. Si godettero la risata contagiosa dei
Ming. Ho-ho-ho-ho-ho! Ho-ho-ho-ho-ho-ho! Si strinsero l'uno agli altri,
dimenandosi sulle note scatenate di un motivo musicale. Vitas e
Jacek se ne andarono, ma Lev e i Ming restarono, barcollando per la
birra, barcollando per la vodka, sgranocchiando patatine e noccioline,
contorcendosi dalle risate. Ridevano di Glande pancia, della
schifosa roulotte, delle cerate gialle, del principe delle verdure, del
gas che i fagioli gli producevano nell'intestino, della tragedia e gioia
di essere vivi. I soldi gocciolarono via... gocciolarono e colarono e
scomparvero...
Soldi andati, Lev?
Gi.
Cazzi amali. Cosa facciamo adesso?
Ho-ho-ho-ho! Ho-ho-ho-ho-ho-ho!
Si trascinarono per i quattrocento metri che li separavano da casa,
sotto una luna splendente, sentirono il verso di una volpe. I Ming
sorreggevano Lev, da una parte e dall'altra, i suoi fratelli, i suoi affettuosi
salvatori.
Lo fecero sdraiare sul loro letto. Aveva l'odore dei loro corpi.
Lev dissero. Noi plendele cula di te? Tu vuoi?
Cosa?
Noi pensiamo che vuoi. Tu uomo solo. Noi ola plendele cula di
te.
Mani delicate lo spogliarono. Avvert l'aria fredda sulla pelle nuda.
Vide due facce sopra di lui che lo guardavano, con teneri sorrisi.
Poi, sul suo cazzo, dita premurose, gentili, rese scivolose da un olio
profumato, leggere e dolci come quelle di una ragazza. Il gorgoglio
di una risata sommessa, meno irruente, come un sasso che sfiora la
superficie dell'acqua...
Pens, Allora  questo che sento di notte,  questo il motivo dei
gemiti e dei sospiri, del sonno agitato. Ma sempre con delicatezza,
come in quel momento... come se quasi non stesse succedendo... silenziosi
come un bacio...
Lacrime sulla sua faccia. Sue o dei Ming? Di gratitudine? O di
dispiacere perch Lev avrebbe rifiutato quello che gli stavano offrendo?
Allung una mano per allontanarli, ma la voglia di placare i suoi
pensieri lo trattenne.
Lev. Noi plendele cula di te. Tu non vuoi?
Lev. Tu non vuoi piccolo Tong Zhi ola?
Le voci cos tristi, cos tenere...
Jimmy, Sonny... Non lo so. Sono ubriaco...
Ssst, Lev. No male a te. Noi plendele cula di te, tutto qui.
Pel tuo compleanno. Poi dolmile.
Si svegli nel proprio letto, sotto lenzuolo e coperta, il mattino una
foschia giallo limone oltre la finestra sgangherata.
Aveva mal di testa, ma la mente era calma e tranquilla. Guard
la tenda dei Ming e la vide chiusa, come sempre. Sent il loro russare
leggero, regolare, placido.
Si vest in silenzio, prese il cellulare e usc. Guard il campo di
lamponi e si accorse che le canne, d'un tratto, si stavano coprendo
di foglie. Pens, Le cose succedono senza che ce ne accorgiamo, vanno
oltre le previsioni. Non  sempre giusto avere rimpianti.
Entr nella stanza della doccia e rimase a lungo sotto l'acqua calda,
poi si asciug e si vest di nuovo e si sedette al sole, non lontano
dal filo per il bucato. Not minuscole viole spuntare in mezzo all'erba
nuova.
Si rendeva conto che era troppo presto per chiamare Christy, ma
doveva sapere della stanza in Belisha Road. Digit il numero e trov
la segreteria, allora prov sul telefonino e sent la voce familiare, roca
per il sonno.
Christy Siane.
Christy sono Lev. Scusa se chiamo cos presto.
Figurati, amico. Aspetta un secondo...
Sent Christy parlare con qualcuno, poi una porta chiudersi.
Christy disse Lev ti voglio chiedere una cosa. Hai affittato la
mia camera?
No. L'agenzia non  ancora riuscita a trovarmi nessuno. Mi hanno
detto che dovrei cambiare i letti a castello. Che alla gente non piace
dormire uno sopra l'altro cos, come nella cella di una prigione.
Ma era il letto di Frankie. Non ho il coraggio di buttarlo via.
Certo,  il letto di Frankie.
Capisci perch temporeggio. Continuo a sperare che la lascino
dormire qui una notte.
Capisco. Ma senti, Christy. Devo tornare a Londra. Posso avere
la camera? Ti sta bene?
Certo. Stupendo. Sono contento di rivederti. Allora, come va?
Bene. Ti racconto quando arrivo a casa.
"Casa".  bello che usi questa parola per Belisha Road. Mi saresti
mancato ancora di pi, se non fosse che sono spesso fuori.
Stai lavorando?
S. Mi sono fatto dei nuovi biglietti da visita, di gran classe. Christy
Siane: La soluzione a tutti i vostri problemi idraulici. Garantisco tariffe
convenienti. Che ne dici?
Bello. Mi piace.
Mi  tornata la voglia di fare, ecco cos'. Probabilmente perch
non bevo. Jasmina non vuole che bevo alcolici.
Jasmina? Sei a Ralmers Green, Christy?
 la prima volta. Ragazzo fortunato, eh? Il mio eczema  sparito
del tutto. Quando torni te la presento. Allora, quando pensi di venire?
Magari stasera?
Stasera? Be', l'appartamento sar da spolverare. Manco da un
po'. Potresti trovare arance ammuffite in quella vecchia terrina di plastica.
Ma non t'importa, vero?
No.
Un'ultima cosa. Angela  venuta a prendersi la casetta di legno.
Le ho detto: "Oh, adesso ti trasferisci l dentro, Angie, non  vero?
Tony Myerson-Hill ti ha messo alla porta, non  vero?". Ma lei non
ha riso.
Lev si avvi verso la casa di Midge. Sapeva che le persone sole si svegliano
presto. Il cane gli corse incontro e lui l'accarezz. La porta sul
retro era socchiusa. Lev vide Midge Midgham in cucina, che si muoveva
pesantemente tra tavolo e fornelli.
Vuoi del porridge? chiese.
Si sedettero a mangiare. Whisky attese nella sua vecchia e malridotta
cesta di vimini, impaziente di iniziare la giornata.
Allora disse Midge. Sei venuto a dirmi che te ne vai?
Come lo sai?
Te lo leggo in faccia.
Lev lo guard. Glande pancia. Pens, Sembra stupido come una
torta venuta male, ma sotto sotto, la base dell'impasto ha ingredienti
inaspettati.
Se vuoi che resto ancora una settimana, lo faccio disse Lev.
Puoi andartene quando vuoi. So che quella maledetta storia della
diga ti fa stare sulle spine. Dannazione. Hai cose importanti di cui
occuparti. Lo capisco.
Il porridge era buono e gli tir su il morale. Ricord che GK una
volta aveva detto: Lo mangio sempre a colazione. Ti sostiene per
tutto il giorno, se necessario.
Midge vers il t, cos forte che era quasi nero, da una teiera azzurra
piena di macchie. Whisky gir su se stesso dentro la cesta e si
accucci. Fuori, il sole era gi caldo.
Previsioni buone disse Midge, guardando fuori dalla finestra.
Penso che avremo fortuna con il tempo. Dovremmo riuscire a lavorare
per nove ore o pi oggi e domani. Pesanti per te, queste lunghe
giornate, ma i ragazzi sembrano non avere problemi. Vitas e il
suo gruppo a volte si innervosiscono, ma non posso certo lamentarmi
dei Ming: non li ho mai visti di cattivo umore, e tu?
Neanch'io disse Lev.
Quella  proprio una dote, eh? Io non sono mai stato cos. Mi
piacerebbe. Sempre a ridere, a scherzare. Sempre con il sorriso stampato
in faccia, come due pupazzi. Vorrei conoscere il loro segreto.
Be'... disse Lev.
S?
Credo che in Inghilterra si sentono pi... liberi che in Cina. E
questa libert li rende felici.
Tu credi? Midge sembr rimuginare su quelle parole. Poi disse:
Non consideriamo mai le nostre vite come "libere", vero? Le
consideriamo come un lungo turno di lavoro. Se mi chiedessi cos'
per me la libert, non saprei proprio come rispondere. Ma forse, in
questo paese, diamo troppe cose per scontate. Non so. Deve essere
per questo che Donna si  stufata di me: non sapevo mai niente di
niente. Le dicevo sempre: "Non chiederla a me, ragazza. Non perdere
tempo a chiedermi certe cose, perch io non mi intendo di niente.
Solo del principe delle verdure. Quello lo conosco bene.Tutti i suoi
umori, tutto quello che gli piace e che non gli piace. Ecco perch riesco
a guadagnarmi da vivere. Ma non vado oltre".
Midge termin la colazione e tir fuori il libro paga da una credenza
che, durante il breve soggiorno di Donna, forse era stata piena
di bicchieri e porcellane, ma ora traboccava di cataloghi di macchinari
agricoli, riviste e giornali, vecchie buste imbottite, cartine geografiche,
penne rotte, cesoie per la potatura e matasse di spago. Inforc
un paio di occhiali stretti e ci guard attraverso, socchiudendo gli occhi
alla propria grafia disordinata.
A quanto mi risulta, ti devo 133 sterline. Quattro ore extra nella
cella frigorifera questa settimana. Giusto?
S.
Peccato che non puoi restare per la raccolta della frutta, pi avanti.
Nei fine settimana c' il Pick Your Own.
Pick Your Own.
Lev ricord all'istante quando Lydia aveva visto quelle parole dal
finestrino del pullman e ammesso di non capirne il significato.
Cos' Pick Your Own, Midge? chiese adesso.
La frutta disse Midge. Raccogli e porta a casa la frutta che vuoi.
 quando apro al pubblico un campo di fragole. Arrivano a frotte nelle
belle giornate, dovresti vedere. Non sai mai chi puoi incontrare in
quell'occasione.
Raccogli e porta a casa.
Lev sorrise. Immagin il silenzio della Longmire Farm rotto dalle
risa di donne in chiari vestiti estivi. Bene, Midge disse. Magari
quest'anno conosci qualcuno di nuovo.
Chiss. Ma ne varr la pena? Dannazione. Tutti quei fastidi. Forse
sto meglio da solo con il mio cane.
Midge usc dalla stanza e torn con i soldi di Lev in una busta.
Ce ne sono 135 disse. Non ho moneta.
Vuoi il resto?
No. Tienitelo. Te lo sei guadagnato, tutto quanto. Mi spiace perderti,
sul serio.
Una parte di Lev avrebbe desiderato potersi eclissare dai Ming senza
un saluto: la tenerezza si mescolava all'imbarazzo.
Ma quando lo videro raccogliere le sue cose, gli si avvicinarono e
rimasero al suo fianco, fissandolo con aria triste.
Lev. Perch tu paltire?
Lev. Tu odiale noi ola?
Noi non fale male a te, Lev...
Tu eli impazzito, Lev. Cos noi plendele cula di te. Tutto qui.
Allung una mano per salutarli. Gli si avvicinarono ancora di pi
e lui li strinse a s, come bambini. Disse che li ringraziava per essersi
presi cura di lui, che non li avrebbe mai dimenticati.
Si abbracciarono, tutti e tre insieme, per un istante. Poi sentirono
il clacson della Land Rover di Midge, che chiamava i Ming a raccolta
per i campi di asparagi. I due afferrarono le loro vecchie tracolle
di tela con il pranzo, si misero gli stivali e scattarono fuori alla luce
del sole. Prima di raggiungere l'auto, si voltarono a salutarlo.
Tu uomo buono, Lev! gli url Sonny.
E poi l'eco di Jimmy: S, tu uomo buono, Lev!.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
La stanza dei vetri colorati.
...
.
...
Un amico greco di Christy Siane, Babis Panayiottis - conosciuto come
Panno - gestiva una taverna molto frequentata a Highgate Village.
Di recente Christy gli aveva cambiato i tubi nella cucina del locale,
installato un nuovo boiler per l'acqua calda, una lavastoviglie
per i bicchieri e alcuni lavelli profondi e scolapiatti moderni, e aveva
supervisionato il montaggio di una griglia a gas. E Panno gli aveva
detto: Ottimo lavoro, Christy. Proprio quello che volevo. Qualche
volta vieni qui a cena che offro io.
Il personale della taverna di Panno cambiava spesso. Lui preferiva
prendere greci, o ciprioti di origine greca, sostenendo che i clienti
amavano avere la certezza, in una citt cos multietnica, che le persone
fossero chi dicevano di essere. Ma aveva confessato a Christy
che era difficile assumere gente greca. Molti greci a Londra ci stanno
male aveva detto. Non  colpa loro. Non sopportano il clima.
Quando Christy gli parl di Lev, della sua disponibilit al lavoro
pesante, della sua esperienza al GK Ashe, Panno domand: Potrebbe
sembrare un greco?.
Lev fu assunto alla taverna di Panno come cameriere. Sei sterline all'ora,
pi le mance, solo il turno serale, dalle sei a mezzanotte, sei
giorni a settimana. Il locale distava venti minuti a piedi da Belisha
Road, per cui Lev risparmiava sui trasporti, risparmiava sul tempo. E
Panno gli piaceva. Un uomo curvo sui cinquanta, con la faccia malinconica.
Le sopracciglia bruciacchiate dalle fiamme della griglia.
Una stretta di mano da lottatore. Nello sguardo, un fiero e patriottico
orgoglio ellenico.
Paragonato a quello del GK Ashe, il menu di Panno era semplice:
pesce, pollo, kebab d'agnello, bistecche, salsicce piccanti greche
alla brace; stifado di manzo, kleftiko d'agnello rosolato in forno a bassa
temperatura; moussaka alla salvia ricoperta da un ricco strato di
besciamella; gamberetti e polpo fritti con salsa al peperoncino verde;
crocchette di zucchine; funghi, pomodori e foglie di vite ripieni;
hummus e tarama; fagioli cannellini stufati; pat di melanzana; formaggio
di capra fritto; coppette di polpose olive verdi; pita cotta a
carbone e insalate greche...
 sempre uguale disse Panno a Lev. I clienti abituali conoscono
il menu a memoria.  questo che li fa tornare: cucina buona ma
semplice. Cucina dell'Adriatico. A volte, a seconda di quello che mi
ispira al mercato, inserisco pesci diversi o faccio una zuppa di pesce.
Ma se cambiassi il menu ci sarebbe una sommossa a Highgate!
A Lev fu detto di usare i propri vestiti. Pantaloni neri o grigi. Camicia
bianca. Tutto pulito e stirato. Legato in vita aveva il marchio
del locale, un grembiule a righe bianche e azzurre come la bandiera
greca. A Lev piaceva il cotone robusto di cui era fatto, non lo disturbava
che fosse una specie di uniforme.
La taverna era piena quasi tutte le sere, ed esplodeva il venerd e
il sabato. Lev e gli altri camerieri, Yorgos e Ari, facevano almeno dieci
chilometri nei loro turni di sei ore, avanti e indietro dalla cucina.
Ma Lev era temprato dal periodo di lavoro nei campi di asparagi. Era
agile e svelto. Ben presto impar l'arte di bilanciare tre piatti su un
braccio solo, acquis l'abilit di cogliere con la coda dell'occhio la mano
alzata, la bottiglia di vino sollevata in aria. Non gli pesava lavorare
in sala. Dopo essere stato dietro le quinte nella cucina frenetica
del GK Ashe, era interessante esplorare quella diversa arena, lo spazio
dove veniva consumato il cibo, servendo i piatti ai tavoli.
I clienti si ubriacavano di birra greca, vino, retsina, raki, ma Lev
not che parevano divertirsi. Quelle ricette suscitavano in loro una
specie di abbandono, uno sfogo emotivo, come se per qualche ora si
trovassero in vacanza su un'isola greca. C'erano molte risate, qualche
battibecco, qualche lacrima. Quasi sempre, le mance erano generose.
Gli inglesi hanno bisogno della Grecia amava dire Panno, scuotendo
la testa brizzolata, mentre l'ultimo cliente ubriaco usciva
caracollando nella notte estiva.  sempre stato cos. Ancora prima di
Lord Byron. Laggi si sentono davvero liberi.
Lev stava troppo poco in cucina per memorizzare come si preparavano
i piatti di Panno, ma tenne comunque un quaderno di appunti,
apprese che le poco costose cosce d'agnello potevano diventare
l'appetitoso kleftiko - il piatto che prendeva il nome dai kleft, le
bande di ladri che avevano combattuto contro il dominio turco nell'Ottocento
- se cotte a fuoco lento con aglio, vino, cipolle e pomodori;
che l'aceto rendeva pi tenero lo stifado di manzo; che i gamberetti
aperti dovevano infiammarsi come fuochi d'artificio sulla carbonella
per assumere la loro forma "a farfalla"; che l'olio d'oliva irrorava
qualsiasi cosa come una benedizione...
Sei un buon osservatore, Lev gli disse Panno una sera mentre
terminavano di servire. L'ho notato. Ma mi sorprendi. Poche persone
del tuo paese sono appassionate di buona cucina.
No disse Lev.  che abbiamo mangiato cibo comunista per
sessant'anni. Ma adesso le cose stanno cambiando.
Dalla taverna di Panno, Lev tornava a casa a piedi nel buio, spesso
scegliendo il percorso che scendeva lungo Swains Lane, oltre il cimitero
di Highgate, chiuso e sbarrato per tenere lontani intrusi e profanatori
delle tombe ebraiche. Christy gli aveva raccontato che Karl
Marx era stato sepolto l dopo la "lunga notte insonne dell'esilio".
Lev si chiedeva se un giorno sarebbe riuscito a entrare e a raggiungere
la sua lapide, e a dire alle ossa l sotto che, in una tomba presso
Auror, giaceva il cadavere di un uomo che aveva resistito, era rimasto
fedele ai vecchi ideali marxisti fino al suo ultimo respiro. Per
poi precisare: Ma tra un anno, Karl, le tombe saranno sommerse
dall'acqua. E chiss dove verranno trasferiti gli occupanti.
Di tanto in tanto, all'una del mattino, Lev sentiva rumori fra la
sterpaglia oltre i cespugli e gli alberi polverosi che circondavano il cimitero,
intravedeva rifiuti sparsi, pneumatici, una bicicletta da bambino
rotta. Una volta gli sfrecci davanti un gatto, che spar oltre la
recinzione, come un fantasma. Un'altra notte si ferm, si mise in
ascolto, ud un lamento, che poteva essere di un animale o di un essere
umano, difficile a dirsi.
Sull'altro lato della strada, dove le radici dei platani spingevano
e spuntavano in superficie spaccando il marciapiede, erano
parcheggiate due vecchie roulotte, le tende tirate su chiss quali scene
di estasi o di dolore. Le roulotte non venivano mai spostate. Le tende
non erano mai aperte. A volte, c'erano sacchi di spazzatura abbandonati
nel canale di scolo adiacente. Molto spesso, Lev notava
chiazze di vomito sulle ruote, rivoli di urina che scorrevano dentro e
fuori dalle crepe sul marciapiede. Una notte, vide una macchina della
polizia parcheggiata l accanto, con la luce blu che girava lentamente,
ma a bordo non c'era nessuno e le roulotte erano chiuse e silenziose
come sempre.
A Lev piaceva la passeggiata solitaria verso casa. Ormai le notti
erano calde. Gli ricordavano quelle di quando era arrivato in Inghilterra,
quasi un anno prima. Con il corpo stanco per il lavoro da Panno,
lasciava la mente fantasticare sulla sua Grande idea, che gli sembrava
pi realistica, adesso che era tornato a Londra. Si compiaceva
di quanta strada avesse fatto, e si chiedeva quanta ne potesse ancora
fare...
Arrivato in Belisha Road, si preparava un t, si sedeva di fronte
alla finestra sognando a occhi aperti, posticipando, finch non si sentiva
cadere la testa, il momento di andare a dormire nella sua stanza.
Oppure, se Christy era a casa, si tratteneva a chiacchierare con lui
fino a quando tutti e due iniziavano a russare nelle loro poltrone.
Una sera Christy gli disse: Hai qualcosa in mente. Te lo vedo negli
occhi. Hai voglia di dirmi che cos'?.
S disse Lev. Te lo dico presto, Christy. Quando ho le idee pi
chiare.
D'accordo disse Christy. Comunque, sappi che gli irlandesi
sanno tenere i segreti. Forse perch le nostre teste ne sono piene zeppe.
Mamma diceva sempre: "Se i muri potessero vedere cosa abbiamo
nella testa, la casa cadrebbe a pezzi".
In quelle serate Christy parlava quasi sempre di Jasmina: lo splendido
colore della pelle di Jasmina, i suoi capelli lucidi che profumavano
di olio di mandorla, il modo in cui lo smalto rosso sangue delle
sue unghie dei piedi ti lasciava senza parole, la sensuale eleganza
indiana della sua voce. Lev non l'aveva ancora vista, ma aveva l'impressione
di conoscerla gi. Come te diceva Christy ha la passione
della cucina. A colazione mangio la sua raita a base di cetriolo e
menta, spalmata sulle mie Weetabix. A volte siamo a letto e lei mi
porta piccole samosa e polpettine di carne e ci imbocchiamo a vicenda.
Sto mettendo su una tonnellata di carne, ma chi se ne frega?
Siamo fatti di carne... Maria, Madre di Dio, perdonami... Perch non
aumentarla un po'?
Jasmina era gi stata sposata - un matrimonio hindu combinato
- ma aveva divorziato dal marito, Anand, perch non era riuscita
a dargli figli. Anand si era risposato ed era padre di cinque figlie vive
e un figlio morto. Adesso Jasmina aveva quarant'anni. Era rimasta
sola per lungo tempo. Non avrebbe mai pensato di potersi innamorare
di un occidentale. Ma poi Christy Siane le aveva aggiustato
il boiler ed era successo. Le ho ridato un po' di calore, immagino
disse lui, con un sogghigno che non pot trattenere . Mi sono reso
conto di quanto freddo avesse patito.
L'atteggiamento di Christy nei confronti di Jasmina ricord a Lev
il suo con Sophie. Se lei non lo poteva vedere per un paio di giorni,
Christy si innervosiva. Le telefonava o le mandava sms in piena notte,
all'alba, a intervalli di dieci minuti... Infilava il suo nome in ogni
discorso, lo accarezzava con la voce: Jas-miina. Jasmiina. Disse che era
perfino arrivato ad apprezzare Palmers Green. L i giardini erano
pieni di magnolie rosa. Dalle porte usciva musica indiana che aleggiava
sui cortili. I bambini portavano lindi calzettoni bianchi.
Certo disse gira un sacco di droga, e a Jasmina per due volte
sono entrati i ladri in casa, ma questo  un problema che riguarda
tutta Londra. E aspetta di vedere il suo soggiorno. Vedrai che sorpresa.
Me li sogno di notte, i colori di quella stanza.
Come suggerito da Lydia, Lev aveva spedito cinquanta sterline a Rudi
e gli aveva raccomandato di darle sottobanco all'ufficio di Baryn
che si occupava dei trasferimenti nei nuovi alloggi. Ma Lora lo chiam
in lacrime per dirgli che Rudi era a letto, che stava l da tredici giorni,
leggendo vecchie riviste d'auto e fissando la parete.
Se non si alza, morir, Lev singhiozz Lora. Ma cosa posso fare,
se si rifiuta di farlo?
Lev non rispose. Pens a quanta fiducia avesse riposto in Rudi e
a come lui non l'avesse mai deluso. Si rese conto di avere creduto
che sarebbe stato per sempre cos...
Fece un respiro profondo e disse: Ho un progetto, Lora. Ma sono
ancora indietro. Porter denaro. E anche altre cose. Devi solo fidarti
di me.
Che "progetto"?
 un progetto per far ripartire le vostre vite... in seguito, a Baryn.
Ma qualcuno deve prenotare due appartamenti: uno per te e Rudi e
uno per Ina e Maya. Puoi andare tu all'ufficio per gli alloggi?
Ci prover. Ma ho molto da fare, Lev. Adesso viene un sacco di
gente per l'oroscopo. Vogliono sapere che cosa li aspetta. Leggo anche
la mano.
Bene, Lora.
Rudi dice che  disonesto, prendere soldi dalle persone per dirgli
cose che non si possono prevedere.
Non se le consola, se le aiuta ad andare avanti.
Sent una voce in sottofondo. Era Rudi. Urlava a Lora di non usare
pi il telefono: era uno spreco di soldi.
Meglio che vada disse lei.
No disse Lev. Passami Rudi.
Poi un diverbio tra i due. Rudi non voleva parlare con nessuno.
Lora che lo implorava: Parla con Lev. Alla fine, una bestemmia
mentre la cornetta veniva lasciata cadere, poi ripresa, quindi la voce
stanca di Rudi: Lev, non ho niente da dirti, amico. Mi spiace.
Ti sono arrivati i soldi, Rudi?
S. Ma non posso andare a Baryn. La Chevy sta peggio di me.
Va bene. Come ci andavamo a Baryn prima che tu avessi la
Chevy?
Cosa?
Come ci andavamo a Baryn di solito?
Lo sai benissimo. Con quella fottuta bicicletta. Nel freddo merdoso
dell'inverno. A gelarci la faccia. Non lo far pi.
Rudi, adesso non  inverno.
Certo che s. QUI  inverno! Nel mio cazzo di cuore,  inverno.
Mi sa che non hai capito, Lev, perch sei l a Londra a cazzeggiare,
con qualche pezzo di troietta inglese rompipalle che ti tratta come
un pezzente, ma qui siamo finiti. Tutti noi. Niente lavoro. Niente casa.
Niente trasporti. Niente soldi. Siamo morti, cazzo. Ti  entrato in
testa? Siamo morti e sepolti!
Sbatt gi il telefono. Lev rest in piedi nella sua stanza e dalla
finestra fiss i tetti rattoppati e spioventi di Tufnell Park e il cielo sopra,
rigato di fili di fumo. La sola idea che Rudi potesse morire lo gett
nel panico.
Lasci passare qualche minuto, poi richiam. Lora gli disse che
stava arrivando un cliente.
Faccio presto disse lui. Devi solo andare a Baryn, Lora, e scegliere
due appartamenti.
Ci prover, Lev. Ma le uniche entrate che abbiamo adesso vengono
dagli oroscopi e dalla lettura della mano. Ho bisogno di stare
qui.
Ti porter via solo una mattina. Prendi il primo autobus. Ti prego,
fallo. Al resto ci penso io.
Al resto ci penso io.
Suonava cos presuntuoso! Una sbruffonata da spaccone, troppo
sicuro di s. E racchiudeva pure una menzogna: la menzogna
dell'assoluta certezza. Non c'era alcuna certezza, soltanto quel sogno
folle, quella cosa che lui chiamava la sua Grande idea, fondata
sulla speranza e nient'altro. Lev si maledisse per il solo fatto di averne
accennato a Lora. Immaginava gi Rudi dire: Allora, che cosa
pensa di fare? Infilare il suo dito del cazzo nella diga e far ritirare
l'acqua?.
Un luned pomeriggio, Lev and all'appuntamento per il quale aveva
dovuto pregare GK Ashe.
Non ho nessuna intenzione di riprenderti, Lev aveva abbaiato
GK al telefono, Ti ho rimpiazzato. Capito?
Non le chiedo un lavoro, GK, giuro. Adesso lavoro in un ristorante
a Highgate. Giuro su mia figlia.
Va bene. Allora cosa vuoi?
Un'ora del suo tempo. Ho bisogno di consigli, informazioni per
un'idea che ho in testa. Un'ora del suo tempo. La prego, Chef.
Era seguito un lungo silenzio. Poi GK aveva detto: Okay. Un'ora
e non di pi. Giusto per il mio buon cuore. Vieni alle tre.
Si sedettero al solito tavolo, vicino al bar di Damian, nell'aria odori
che gli risvegliarono sentimenti di agonia, sentimenti di gioia. Waldo,
portando loro il caff, rivolse a Lev un debole sorriso di commiserazione.
Lui tir fuori il suo quaderno degli appunti e lo apr. Gli occhi azzurri
di GK lo guardavano. Lev si sent come un pesce in un vaso.
Con le mani tremanti afferr i due bordi della copertina del quaderno.
Prese fiato. Adesso doveva iniziare a trasformare in realt la cosa
che, fino a quel momento, era esistita solo nella sua testa. Quando
parl, fatic parecchio a mantenere ferma la voce.
Ecco qui disse. Questa  la mia idea. Voglio aprire un ristorante
tutto mio.
Lev si interruppe. Deglut. Attese di scorgere, sulla faccia di GK,
un'espressione di disprezzo o di incredulit, ma non la vide. Cos,
raccolse una voce pi decisa e continu: Il mio ristorante sar nella
citt di Baryn, dove presto arriver l'elettricit grazie a una centrale
idroelettrica. Penso che, in seguito a questo, nella citt nasceranno
tante attivit, cos, per il mio ristorante, penso che sar il momento
giusto.
Si ferm di nuovo, guard GK. Senza dubbio, adesso sarebbe arrivata
la stroncatura. Ma GK non disse altro che: Il tuo inglese  migliorato.
Lev sfogli il quaderno, da tutte le parole cariche di ottimismo
che ci aveva scritto, cerc di fare il pieno di coraggio. Il mio progetto
 partire con un locale piccolo. Magari quaranta coperti. Cinquanta
al massimo. Io sar lo chef-proprietario. Cuciner piatti che la mia
gente non ha mai mangiato. Non come qui al GK Ashe. So che non
potrei mai...
Perch non come qui?
Lei ha anni di esperienza e di lavoro, Chef. Grande talento. Io
non potrei mai...
Perch non puntare in alto? Hai detto "piatti che la mia gente
non ha mai mangiato". Se si tratta di un centro in espansione in cui
circoler nuovo capitale, si riempir di ristoranti prima che tu riesca
a dire beurre noisette. Allora, come farai a essere il migliore?
Lev rest a bocca aperta. Ma quello che lo elettrizz - quello che
gli fece battere il cuore di felicit - fu che GK lo stava prendendo
sul serio.
Chef disse  naturale che lo voglio. Voglio che il mio ristorante
sia il migliore. Ma nel mio paese la maggior parte della gente  ancora
povera. Non possono permettersi l'alta cucina.
Okay. Allora cosa pensi di cucinare?
Chef...
La domanda  semplice. Cosa pensi di cucinare?
Lev guard la sua lista di ricette, quasi tutte rubate dai menu di
GK. Non ho ancora deciso esattamente...
Va bene, d'accordo. Dammi un foglio. Vediamo di ordinare le
idee.
Lev strapp una pagina del quaderno e GK gliela prese di mano,
tir fuori di tasca una penna. Il caff attendeva dimenticato accanto
al suo gomito. Si mise a scrivere velocemente con la sua grafia larga
e disordinata. Dopo un po' gir il foglio verso Lev. Mentre parlava,
fece scorrere un dito lungo le righe scritte.
Numero 1 disse. Stile della cucina. Devi sceglierlo. Rispettarlo.
Collegarlo al tuo nome. Mantenerlo autentico. D'accordo?
S.
Se vuoi un consiglio, lascia perdere quel cazzo di cucina fusion.
Potrei citarti dieci ristoranti di Londra che sono falliti lasciandosi sedurre
dal cardamomo. Un piede a Parigi e l'altro in quella maledetta
Bombay. Questa  la ricetta per la catastrofe, perch i clienti non
capiscono quali sapori stanno gustando. D'accordo? Dunque, ti rifaccio
la domanda: che cosa vuoi cucinare?
Lev si stropicci gli occhi. Penso... la mia idea ... come qui rispose.
Piatti di questo genere. Ingredienti molto freschi. Carne mai
troppo cotta. Salse prelibate ejus. Belle verdure...
Okay, ma devi trovare una formula. Molte mie ricette, le ho imparate
in Francia. Ma sono innovative. E anche piuttosto minimaliste.
Sono adatte alla Londra di oggi, ma devi capire quello che  adatto
alla tua citt.
La mia citt, Chef, non ha mai conosciuto la buona cucina.
Capisco. D'accordo. Allora hai carta bianca. Ma dovrai anche
educare la gente. Dovrai convincerla che vale la pena spendere soldi
veri per qualcosa che andr a finire nel gabinetto nel giro di ventiquattro
ore. Il che mi porta ai Prezzi.
GK si rimise a scarabocchiare. Poi alz gli occhi e disse: Nella ristorazione
i margini non sono elevati, se non sugli alcolici. Proponi
prezzi troppo bassi e sprofonderai nella palude dei debiti.Tienili troppo
alti e non avrai un cliente. Devi valutare una cifra accettabile per
la tua zona. E devi valutarla bene.
Lo so... ed  difficile.
Ti consiglio di tenere il menu ridotto. Non offrire quindici proposte,
ne bastano quattro o cinque. O anche tre, pi uno o due piatti
del giorno, basati su quello che trovi di buono al mercato di volta
in volta.
S. Avevo pensato una cosa del genere, Chef. Almeno all'inizio.
Okay. Bene. Menu ridotto, ma questo ci porta al punto numero
3, il punto chiave: Fornitori. E ricordati che da questo dipende lo stile
dei tuoi piatti. Se non hai un fornitore di selvaggina, non la puoi
proporre. Se nessuno coltiva i pomodori, non puoi fare la pasta. Da
quel che so del tuo paese, per tutto il secolo scorso non avete mangiato
altro che carne d'agnello e sottaceti, per cui hai assoluta libert
di scelta, ma solo se sarai in grado di procurarti gli ingredienti necessari.
A questo ci hai pensato?
S disse Lev. And rapidamente a un'altra pagina del quaderno.
Sui rifornimenti ci ho ragionato, Chef. Prima di iniziare, compro
una macchina, o un furgone, faccio un giro per le nostre piccole
fattorie. Un tempo facevano parte del patrimonio agricolo statale, ma
adesso sono private e la gente l lavora duro. Cos parlo con queste
persone, presento i miei ordini settimanali: polli, oche, anatre, maiali
e cos via. Ai piccoli orti locali, faccio i miei ordini di verdure. Compero
direttamente da loro. E conosco i limiti degli orti del mio paese.
Non posso certo pensare ai kiwi o agli avocado.
Bene. E la carne rossa?
Stessa cosa, Chef. Compero da gente del luogo. Vado dai cacciatori,
come era una volta mio padre, che prendono conigli e cinghiali.
Poi il pesce. All'inizio sar difficile. Ma sopra Baryn ci sar un
nuovo lago artificiale. Molto, molto grande. Col tempo arriveranno
trote e lucci, salmoni, anguille.
Okay. Ottimo. Gli ingredienti del posto sono i migliori. Ma non
puoi sempre preparare, cucinare e andare a prendere il pollame e
ascoltare i racconti dei cacciatori di selvaggina, tutto nello stesso maledetto
giorno. Dovrai delegare.
Lo so.
Quindi devi considerare questo fattore nei tuoi conti: quanto paghi
le persone che si occupano delle consegne e di tutte le cose che
tu non puoi fare personalmente. Nessuno lavora per niente.
Lo so, Chef.
E gli ingredienti di base? Non sono ancora razionati? Farina, riso,
burro, olio, zucchero?
No. Si possono trovare. Mercato di Baryn.
Tutti i giorni? Senza problemi? Ricordati che un ristorante deve
funzionare tutto l'anno, giorno dopo giorno, altrimenti la clientela
sparisce.
S.
Bene, passiamo al numero 4: Ambiente. Sar una brasserie moderna?
O un bistrot pieno di fumo? Una sala da t nostalgica stile
vecchia Russia? A chi vuole rivolgersi? In quale zona della citt si
trover? Chi saranno i suoi clienti abituali? L'ambiente deve essere
in sintonia con lo stile. E tu devi avere chiaro tutto questo prima di cominciare.
Cos arriviamo al punto numero 5, che in realt dovrebbe
essere il numero 1: Pianificare i costi. Come diavolo farai a finanziare
questo progetto?
Chef,  proprio per questo che sono venuto...
Lo sguardo di GK si raggel. Lasci cadere la penna. Sei venuto
a chiedermi il capitale?
No. Certo che no disse Lev. Solo per chiederle, pu farmi una
lista di tutto? Tutto quello che devo avere per poter partire. Voglio dire,
tutta l'attrezzatura. Cos posso iniziare a fare i conti.
GK si pass una mano tra i capelli indomabili. Fiss Lev con occhi
quasi allarmati, poi abbass di nuovo lo sguardo sul foglio, prese
la penna e se la mise tra le labbra. S. Okay disse dopo qualche
istante. Te la faccio. Cinquanta coperti, vero?
S.
Quindi, due in cucina? Tu e un aiutante. Vi dividete tutte le fasi
preparatorie?
S.
Due in sala. Un infermiere. Basta cos?
Basta cos. E la macchina o il furgone. Di seconda mano.
Devo ragionarci su. Pensare bene alle tue esigenze. Met del
matriel che io ho di l non ti serve. Hai gi in mente un nome?
S rispose Lev. Si chiamer Marina, come mia moglie.
GK sorrise. Torn a posare la penna. Bene disse. Almeno quello  deciso.
Si alz e and verso il bar. Tir gi una bottiglia di Cognac, riemp
due bicchierini e torn al tavolo. Propose un brindisi a Marina e poi
bevvero. Lev aveva un tale batticuore che trangugi il brandy in un
unico sorso nella speranza di poterlo acquietare.
Tornarono a sedersi. Lev fum e parlarono del futuro, dell'importanza
di avere almeno una Grande idea nella vita, qualcosa in cui
credere. Dopo un po', il discorso devi verso il padre di GK che voleva
il figlio avvocato, che considerava tutti gli chef come gente strana,
gay o miserabile, che non concepiva il fatto che lui volesse affermarsi
in quella professione e non aveva mostrato alcun interesse
quando c'era riuscito.
Non viene mai a mangiare qui, Chef?
No, mai.  venuto all'inaugurazione, e poi basta. Per mezz'ora.
Forse verrebbe se fossi capo chef al Dorchester, o in un altro posto
del genere, ma ho comunque i miei dubbi. Cos me ne sono fatto una
ragione. Non avevo scelta. A volte bisogna semplicemente dire: "Fanculo
i genitori", e non pensarci pi.
La capisco, Chef disse Lev. La capisco molto bene.
Il tempo passava, e oltre la porta della cucina Lev sentiva gente
arrivare mentre veniva preparata la cena per il personale. Sapeva che
doveva andarsene al pi presto, per non incontrare Sophie, ma adesso
GK sembrava voler continuare la conversazione. Gli raccont di
sua madre, una donna davvero adorabile, morta in un incidente
stradale sulla M4, e della matrigna che aveva preso il suo posto, e di
come lui avesse capito che la vita era una grottesca parodia dei nostri
sogni. GK torn a riempire i bicchierini. Il Cognac gli ammorbid
la voce, gli addolc lo sguardo glaciale. Lev ebbe l'impressione
che GK, da datore di lavoro, fosse improvvisamente diventato un
amico. Quell'amicizia emanava una luce particolare, in cui era piacevole
crogiolarsi.
Poi furono interrotti da una voce familiare. Che cosa succede,
Chef?
Sophie era accanto al bar che li fissava. Si voltarono tutti e due a
guardarla. Lev not che aveva i capelli pi corti e pi diritti e il viso
pi affilato di quanto ricordava. Persino da quella distanza, ebbe la
certezza di sentire il suo profumo, il profumo che aveva ancora il potere
di stregarlo. Distolse lo sguardo e cominci a raccogliere i suoi
appunti.
Non succede niente disse GK. Lev mi stava spremendo il cervello.
Aprir un locale tutto suo.
Sophie rest a bocca aperta. A Lev parve di leggerle il pensiero,
Ma lui  una nullit, non  nessuno. Come fa una nullit ad aprire
un locale?
Un ristorante suo?
S, nel suo paese.
Lev non la guard, ma avvert la tensione diminuire. Nel suo paese.
Allora andava bene. In un paese lontano...
Lev pens che avrebbe dovuto alzarsi, stringere la mano a GK,
andarsene all'istante, ma un ostinato senso di sfida dentro di lui rivendicava
il suo diritto a restare dov'era.
Cos gli disse Sophie hai deciso di tornare a casa?
Lev inclin la testa. Quel lieve movimento poteva essere interpretato
come un cenno di assenso. Ma si accorse che gli altri due,
Sophie e GK, stavano entrambi aspettando che lui le rivolgesse la
parola. Lev non voleva parlare con lei. Pens, Qualsiasi cosa le dica
ora  come raschiare il fondo, i residui, di un barile vuoto - cos poi
finisci per rigare il barile stesso.
Sophie e GK avevano gli occhi puntati su di lui, ma Lev non apr
bocca n accenn a muovere lo sguardo nella direzione della ragazza.
E lei sembr capire che quella era l'unica risposta che avrebbe potuto
ottenere. Mentre Lev stringeva forte il quaderno degli appunti,
mentre vedeva le sue mani contrarsi fino a rivelare il giallo delle ossa,
Sophie scomparve in cucina.
GK attese un istante, poi disse a bassa voce: Preece la tiene in
pugno. Ma porta un sacco di persone importanti a trincare al mio
abbeveratoio, dunque come posso lamentarmi?  cos che funziona
questo brutto mondo.
S, Chef lo assecond Lev.  cos che funziona questo brutto
mondo.
Lev si sentiva tremare. Bevve un sorso del caff freddo. Era sconvolto,
ma non sapeva cosa l'aveva agitato di pi, l'inaspettato ed entusiasmante
sostegno di GK o l'inaspettato e sgradevole incontro
con Sophie. La desiderava ancora, era quella l'amara verit. Il solo
vederla gli risvegliava la voglia di scoparla. E sentiva che, anche a distanza
di anni, non l'avrebbe mai dimenticata - la sua voce, il suo
odore, i suoi vestiti, la sua risata, le sue fossette sulle guance, i suoi
seni turgidi, il suo tatuaggio, il suo sedere, la sua fica sapida - e l'avrebbe
sempre desiderata. Quando la immaginava fare l'amore con
Howie Preece, si sentiva sprofondare in un abisso di desolazione.
Pass parecchio tempo prima che a Lev fu permesso di conoscere Jasmina.
 molto timida aveva spiegato Christy. Sarebbe imbarazzata
a dormire con me in Belisha Road, con te nella stanza di Frankie.
S? Vuoi che dormo fuori, Christy?
No, assolutamente, amico mio. Non  solo quello. Credo che abbia
paura di Angela, di trovare, come dire, residui della sua presenza
nell'appartamento. Capisci? O che Angela possa arrivare qui e trascinare
via il letto da sotto di noi!
Poi, una calda e secca domenica sera di giugno, Jasmina invit
Lev a casa sua a Palmers Green. Ci andarono con il furgone di Christy,
con gli attrezzi da idraulico che saltavano e sbatacchiavano sul
retro, come un'orchestra di bambini che cercava di affiatarsi. Ah,
basta! url Christy all'orchestra un paio di volte. Non riesco a sentire
la strada. E quando, lungo la North Circular Road, una chiave
inglese vol tra i due sedili anteriori sbattendo sulla leva del cambio,
Christy disse: Santo cielo, puoi toglierla di mezzo? Non sono mai
stato capace di tenere a bada i miei attrezzi. Mai.
Alla fine arrivarono in una strada silenziosa di case basse e distanziate,
con finestre a sporto e giardinetti ben curati. Christy rallent
e, senza muovere la testa, disse: Guarda le tende che si scostano.
Qui tutti sanno tutto di tutti. Peggio che a Limerick. Le prime
volte che venivo a trovare Jasmina, mi guardavano come un delinquente.
Ma adesso tutti mi inseguono perch vogliono che gli sistemi
la cucina. Sono pi famoso in questa strada che in qualsiasi altro
posto della Terra.
Appena scesero dal furgone, la porta di Jasmina si apr e lei and
loro incontro nel sole del tardo pomeriggio, a braccia aperte. Lev vide
che era una donna robusta, con un sari che pareva troppo stretto
per le sue forme. Gli occhi erano ingigantiti dalle spesse lenti che
portava, ma sotto gli occhiali esibiva un sorriso di una certa bellezza.
Appena la scorse, Christy arross. Jasmina lo abbracci e Lev lo
vide quasi scomparire sotto o dietro di lei quando una folata di vento
sollev i lembi del sari e li adagi sulle spalle strette di Christy.
Lui riemerse da lei per presentare Lev.
Benvenuto disse Jasmina. Entrate in casa. Dio mio,  una giornata
cos bella, non posso crederci. Venite, venite...
Il suo viottolo era di un materiale simile al granito con frammenti
di mica che luccicavano nella luce morbida. Sotto la finestra a sporto
si trovavano ortensie rigogliose prossime a un'azzurra fioritura. La
porta di casa era di PVC bianco con un batacchio di ottone a forma di
testa di leone.
Da un ingresso con il pavimento in moquette, Jasmina li guid
nel soggiorno, dove Christy si rivolse a Lev dicendo: Hai mai visto
niente di simile?.
La piccola stanza era tappezzata di mensole di vetro che la percorrevano
per tutta la lunghezza delle pareti e arrivavano fino a due
metri di altezza. Le mensole erano illuminate dall'alto da faretti alogeni
ed esibivano un'ampia collezione di bottiglie, brocche, decanter,
vasi e ampolle di vetro colorato. Con la potente illuminazione dei
faretti e il sole che offriva ancora una luce movimentata dal disegno
del telaio della finestra, i soprammobili di vetro parevano agitarsi in
una eterna danza dei colori. Quelli rossi rubino irradiavano vivaci riflessi
sui loro vicini, pi introversi, rosa. Seguendo la linea delle mensole
intorno alla stanza, la danza passava a diverse tonalit di viola,
blu indaco, azzurro, acquamarina. Se ti giravi a sinistra, l'intera parete
risplendeva di verdi bottiglia, verdi giallognoli, verdi argento e
limone. Se ti muovevi verso la finestra esposta a ovest, entravi nel regno
degli ambra mielati e dei gialli...
Santo cielo disse Lev. Che meraviglia...
Jasmina si pizzicava e tirava il sari per sistemarselo. Quando si
sent a posto, sfoggi il suo radioso sorriso e disse a Lev: Io la chiamo
la "stanza della solitudine".  il tipo di cosa che fanno le donne
quando rimangono sole per tanto tempo: collezionano oggetti di vetro.
Ho iniziato con qualche pezzo, poi, non so come, non mi sono
pi fermata.
Ma  magnifico, Jas disse Christy. Sono stati anni spesi bene.
No, non  vero disse Jasmina bruscamente, perdendo il sorriso.
Ma Christy decise di sorvolare.
Guarda, Lev continu.  fatto cos bene, non  vero? Con i faretti
in alto e tutto il resto. E gli scaffali trasparenti che riflettono ogni
cosa. Per me  un'opera d'arte.
S disse Lev. Sono d'accordo. Un'opera d'arte.
Be' disse Jasmina. Forse. Ma deve essere tutto spolverato. E
una volta al mese, tiro gi ogni pezzo e lo lavo, e pulisco le mensole,
sopra e sotto.  una follia.
Mi piace tantissimo disse Christy. Mi piace da morire. Gliene
avevo parlato a Lev, non  vero, amico? Ti avevo raccontato della
stanza dei vetri colorati.
S,  vero. E non ho mai visto niente di simile.
Oh, be' disse Jasmina con la luce del sole, in effetti,  molto
bello. Ora, sedetevi, prego. Prendo qualcosa da sgranocchiare.
Christy e Lev non si sedettero, ma restarono in piedi in mezzo alla
stanza ad ammirare gli oggetti di vetro, cambiando posizione di
tanto in tanto, come visitatori di una mostra d'arte. Non dissero una
parola. Lev cerc di immaginare tutti i singoli acquisti che avevano
portato a mettere insieme una collezione di quelle incredibili dimensioni.
Gli sembr che avesse richiesto una vita intera. Era
stupefatto all'idea che tanto tempo, tanto denaro messo da parte fossero
stati spesi per bottiglie e ampolle. Ricord una brocca di vetro
azzurra che aveva comperato per Marina al mercato di Baryn e che
stava - ancora adesso - su un tavolo nella loro camera da letto. Ricord
le dita affusolate delle mani di Marina che la pulivano con uno
straccio e a volte ci infilavano dentro fiori. Ricord lei dirgli: Quella
brocca azzurra, Lev, ha qualcosa che adoro.
Jasmina torn in soggiorno e pos sul tavolino un vassoio di peltro.
Il vassoio conteneva una serie di piattini bianchi, pieni di diversi
assaggi. Tra i piattini, sul peltro tirato a lucido, Jasmina aveva
distribuito petali di rose bianche. Le sue mani paffute passarono in rassegna
con delicatezza i piattini, facendo tintinnare i braccialetti.
Kofta cominci. Anacardi piccanti, gamberetti fritti, salsa al cetriolo,
samosa con ricotta e spinaci. Prego, servitevi. Vado a prendere
la vodka.
Jasmina usc di nuovo e Christy rest in contemplazione dei piattini
bianchi e dei petali di rosa. Ti ha comprato la vodka sussurr
a Lev. Le avevo detto che un bicchierino ti avrebbe fatto piacere.
Jasmina voleva servire la cena nella veranda dietro casa, ma Christy
si rifiut, preferiva mangiare l dentro, guardare il sole tramontare su
quella danza di colori. Cos si sedettero per terra su cuscini variopinti
e Jasmina prese ad andare avanti e indietro con piatti sempre nuovi
- c'era da mangiare per dieci persone.
Anche se lei beveva solo acqua, serv loro birra indiana fresca in
una capiente caraffa e Lev sent la sua mente riassaporare la dolcezza
della vita. Non aveva mai assaggiato la cucina indiana casalinga.
Gli piaceva il fatto che, quando mangiavi, le tue narici continuavano
a percepire il profumo del cibo, il fatto che lo inalavi mentre lo inghiottivi
e avvertivi le sue propriet benefiche entrare in circolo nell'organismo.
Gli bast qualche boccone per sentirsi i capelli che profumavano
di cocco, la pelle che sapeva di cumino e zenzero.
Le bottiglie e i vasi scintillavano sullo sfondo. Jasmina aveva la
voce melodiosa, le sue vocali erano di una peculiare perfezione, come
se avesse imparato l'inglese da una vecchia duchessa segregata
in una torre. E Lev si accorse che Christy l'ascoltava ammaliato, qualsiasi
cosa lei dicesse. Mentre mangiavano il pollo al limone con crema
di lenticchie e cavolfiore, Jasmina parl a lungo del suo lavoro
di consulente per mutui e ipoteche alla Hertford and Ware Building
Society, ma lo sguardo rapito di Christy non si alter per un solo istante.
Jas fa un lavoro molto importante disse. Aiuta le persone ad
affrontare l'acquisto di una propriet. Pura filantropia, secondo me.
Lev vide Jasmina allungare una mano e posarla dolcemente sul
polso di Christy. Non  proprio cos disse lei. All'inizio pensavo
che lo fosse, ma adesso credo che i mutui siano deleteri sotto tanti
aspetti, soprattutto quelli pi consistenti.
Si rivolse a Lev e disse: In questo paese siamo tutti indebitati fino
al collo. Una montagna di debiti. E ogni giorno la Hertford and
Ware contribuisce ad aumentarli. Nel mio lavoro mi sento sempre
pi a disagio, e provo sempre pi simpatia per i musulmani, perch
la loro legge vieta di pagare interessi sui prestiti e non accetta il sistema
tradizionale dei mutui.Voglio dire, venerd  venuta da me una
coppia di bianchi per avere un prestito equivalente a ventinove volte
il loro stipendio. Quando finir questa storia?.
Non finir disse Christy. La gente avr sempre il desiderio di
possedere cose, e tu li aiuti a soddisfare i loro desideri, tutto qua.
"Prestiti per i sogni" li chiamo io disse Jasmina. A me hanno
insegnato che per realizzare un sogno devi lavorare una vita intera.
Poi, alla fine, forse ci riesci... come ho fatto io con questa collezione
di oggetti di vetro. Adesso, in Inghilterra, tutti vogliono tutto subito,
all'istante: casa nuova, macchina nuova, frigo nuovo, cucina nuova...
E qui entro in scena io disse Christy con orgoglio, versandosi
altra birra. Solo in questa strada potrei avere lavoro per un anno intero, non  vero Jas?
Jasmina accarezz la fronte di Christy, come se fosse un bambino
febbricitante. S disse basta che non ricominci a bere troppa birra...
Senti, questa fottuta birra l'hai portata tu, Jas. Io faccio solo l'ospite
educato e bevo quello che mi offri.
Non sopporto quando dici le parolacce, Christy. Lo sai.
Christy le prese una mano e se la premette sulla bocca e le baci
il palmo. Scusami borbott tra un bacio e l'altro. Ritiro quello che
ho detto. Dimenticalo.  una giornata cos bella. E guarda il vetro
adesso, accarezzato dall'ultima luce del sole, dall'ultimo raggio. Eh, Lev?
S, vedo. Molto bello, Jasmina.
Solo la mente di una persona eccezionale come Jas poteva comporre quei colori.
Lev vide che Jasmina era di nuovo rilassata e tornava a mostrare
il radioso sorriso. Lasci che Christy le portasse la mano vicino al suo
cuore e la tenesse l mentre cercava di infilarsi in bocca un'altra cucchiaiata
di crema di lenticchie. Lev si accorse che, dietro le lenti,
Jasmina aveva gli occhi lucidi.
Sei cos tenero, Christy. Cos romantico. Non  vero, Lev?
S. Romantico. S.
A chi vuoi che importi? disse Christy. Non importa a nessuno.
Trovami qualcuno a cui gliene frega qualcosa.
A me importa disse Jasmina. Non voglio che tu cambi.
Sentila disse Christy, con un sorriso beato stampato in faccia.
Non  una cosa meravigliosa da dire? Dio onnipotente. Mi vuoi sposare,
Jasmina? Appena ottengo il divorzio, mi darai l'onore di diventare
mia moglie?
A quel punto nella stanza cal un improvviso silenzio. Da fuori
giunse il rumore di bambini che andavano su e gi per la strada con
i loro skateboard: stridore di ruote consumate, echi di risa. Lev guard
Christy e poi Jasmina, vide che lei fissava l'altro a bocca aperta. Christy
teneva ancora la mano di lei sul suo stretto torace.
Lo stai dicendo cos, per dire qualcosa, Christy? domand piano Jasmina.
No rispose Christy. O meglio, lo sto dicendo. Ma non lo sto dicendo
cos per dire. Lo sto dicendo, Jasmina, e lo intendo seriamente.
Vorrei che mi sposassi. Cio, se lo vuoi anche tu...
Lei si volt verso la finestra, dove gli ultimi bagliori gialli del sole
venivano inghiottiti nello scintillante spettro ambra e limone del vetro. Poi torn a girarsi verso Christy.
S disse lei seria. Anch'io lo voglio.
Lev pos la forchetta. Non mosse un muscolo mentre guardava
Jasmina e Christy protendersi l'uno verso l'altra e abbracciarsi. La vista
della mano sbruciacchiata di Christy che stringeva alla sua esile,
pallida figura il petto generoso e dorato di Jasmina, commosse Lev
pi di quanto lui potesse spiegare, e quando la coppia si baci, distolse
lo sguardo. Riprese a osservare la solitaria moltitudine di bottigliette
colorate. Nella vita di qualsiasi collezionista, pens, deve esserci
un momento in cui si dice: Basta. L'ho finita. Ed ebbe la sensazione che quel momento fosse arrivato.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
Prestiti per i sogni.
...
.
...
Era l'una del mattino e Lev stava tornando a casa dal locale di Panno
quando Lora lo chiam al cellulare. Passava accanto ai cancelli del
cimitero di Highgate e not che qualcuno ci aveva scaricato davanti
una montagna di spazzatura chiusa in sacchetti del supermercato.
Di fronte a lui, l'oscurit di Swains Lane.
Lora gli chiese di mandare pi soldi. La voce pareva lontana. Disse
che era disperata per Rudi. La depressione sembrava aver preso
possesso del suo corpo, causandogli dolori alle ossa, crampi muscolari,
ipersudorazione dei piedi. Disse che Rudi piangeva nel sonno.
Lev non poteva sopportare di immaginarlo in quelle condizioni.
Quando pensava all'amico, amava vederlo ridere, discutere, bere, dare
pacche sulle spalle alla gente con quelle sue grosse zampe. Te ne
mando di pi disse subito.
Mi dispiace chiedertelo, Lev. Tu sei sempre generoso con tutti
disse Lora. Ma la mia speranza, la mia unica possibilit  che Rudi
riesca a rimettere in strada la Chevy e cos smetta di credere che 
tutto finito. Perch non fa altro che ripetermelo: che le nostre vite sono
kaputt, come la macchina.
Lev si ferm nella strada buia, guardando la luce fioca che filtrava
dalla finestra di una delle roulotte. Voleva dire a Lora che il progetto
del ristorante a Baryn avrebbe salvato tutti loro, che Rudi avrebbe
avuto un ruolo importante nel progetto, ma non os farlo, non
ancora, perch sapeva che la sua Grande idea, di fatto, continuava a
essere campata in aria come nel momento in cui l'aveva concepita.
Lora ora gli stava dicendo quanto costava comperare pneumatici
nuovi e far aggiustare il sistema di raffreddamento. Se Lev avesse
potuto mandarle duecento sterline, la Chevy avrebbe potuto rimettersi
in strada in una settimana.
Duecento sterline.
Lev era gi indietro di una settimana con l'affitto per Christy, e di
due con la quota per Ina. Inizi a camminare lungo Swains Lane.
Disse a Lora che avrebbe potuto mandare i soldi dopo aver ricevuto
la paga successiva, chiedendosi tra s e s come sarebbe sopravvissuto
in seguito.
Adesso era all'altezza delle roulotte. Con la coda dell'occhio vide
due ragazzini - uno nero e l'altro bianco - spuntare da dietro una
di esse, pens che non avrebbero dovuto essere in giro a quell'ora,
pens che non potevano avere pi di dodici anni, li osserv correre
gi per la strada sul lato del cimitero.
...non guarda nemmeno fuori dalla finestra stava dicendo Lora.
Dice che vorrebbe che gli rubassero la Chevy, cos non dovrebbe
pi vederla parcheggiata l...
Nella mente di Lev emerse il ricordo della Chevy che procedeva
sbandando lungo sentieri sabbiosi verso il lago Essel e di Rudi che
spiegava come avrebbe stordito i pesci con i suoi potenti fari, e dei
pesci storditi che avevano rivelato quello strano azzurro elettrico -
un azzurro velenoso?
Lora, ascoltami disse Lev. Porta Rudi all'ospedale. Potrebbe
essere malato, non semplicemente depresso. I crampi muscolari possono
essere una cosa seria. Potrebbe essere stato contaminato durante
quella gita che abbiamo fatto al lago.
Lev la sent sospirare. Non vuole vedere nessuno. Vorrei che tu
fossi qui. Tu sapresti aiutarlo, ne sono sicura. Ma l'unica cosa che mi
viene in mente adesso  aggiustare la macchina.
Portalo da un dottore.
Sei mai riuscito a far fare qualcosa a Rudi?
Va bene.Va bene. Ma ricordagli dei pesci azzurri.
Sai cosa continuo a pensare, Lev? Continuo a pensare, se almeno
avessimo un figlio. Allora Rudi sarebbe costretto a guardare avanti,
non ti pare, per il figlio, come tu hai dovuto guardare avanti per Maya.
Lev ricord a Lora quanto fosse durata la sua depressione, poi si
interruppe vedendo i due ragazzini tornare indietro di corsa, su per
la strada, verso di lui. Li guard in faccia, il bianco e il nero
della loro pelle evidenziati dalla luce fioca. Continu a parlare con Lora, ma
sent che la voce gli tremava. Not che il bambino bianco portava occhiali
rotondi ed era pi basso di quello nero, che aveva le gambe
lunghe e correva pi velocemente. Poi cap, in un'impercettibile frazione
di secondo, mentre il nero rallentava per farsi raggiungere dal
bianco in modo da correre pari, che i ragazzi stavano per aggredirlo,
che era lui il loro bersaglio, lui e il suo cellulare...
Ebbe appena il tempo di prepararsi ad affrontare l'attacco, poi
sent una violenta sberla sulla guancia sinistra e un pugno sulla spalla
destra. Barcoll, cerc di buttarsi sul ragazzo nero, che l'aveva
schiaffeggiato, quando si accorse di avere ancora il cellulare in mano
mentre i due sfrecciavano via, su per la salita.
Si volt, li vide correre con passo pesante verso i cancelli del cimitero,
si riport il cellulare all'orecchio, sent la voce di Lora: Cosa succede, Lev? Che succede?.
Ragazzini disse lui. Ragazzini... Aveva il respiro affannato,
come suo padre. Hanno cercato di rubarmi il telefonino. Dannazione!
Stai bene, Lev?
S...
Acceler il passo, avrebbe voluto essere pi vicino a Belisha Road.
Alle sue spalle sent delle risate, si volt di nuovo, vide i ragazzi che
afferravano sacchetti di spazzatura dalla montagna di rifiuti accanto
ai cancelli, li vide lanciare in aria i sacchetti puzzolenti. Cap che non
era finita.
Disse a Lora che doveva andare, le disse di dire a Rudi che i soldi
sarebbero arrivati presto, le disse di procedere con l'ordine degli
pneumatici e dei pezzi di ricambio per il sistema di raffreddamento...
Pac! Un sacchetto di spazzatura lo colp all'altezza dei reni. Gli
tolse quasi il fiato. Voleva correre, ma sapeva che due dodicenni lo
avrebbero raggiunto subito. Meglio mantenere la calma, proseguire
con passo deciso, tenere il telefonino al sicuro in tasca. Perch
magari era soltanto un gioco, un gioco che amavano fare a notte
fonda con gli sconosciuti che imboccavano quella via buia. Magari
avrebbero disprezzato il suo misero cellulare da pochi soldi, probabilmente
rubavano ogni giorno iPod e BlackBerry e chiss che altro
e avrebbero pensato che non valesse la pena aggredire lui per cos poco.
Pac! Un altro sacchetto. Gli arriv sulla spalla, e nel colpirlo si ruppe
e perse del liquido. E i sacchetti erano pesanti, spigolosi per le latte
e le bottiglie vuote, che cadevano rumorosamente sul marciapiede.
Non poteva pi essere un gioco se il bersaglio era la sua testa.
Fu sopraffatto dalla rabbia quando sent che i ragazzini ripartivano
di corsa gi per la strada, diretti verso di lui. Perch, che razza di
scusa avevano ragazzini come quelli - di qualsiasi colore fossero -
per aggredire gli sconosciuti?
Che cosa ne sapevano loro, per esempio, delle privazioni e del
dolore? I loro padri lavoravano nove ore al giorno per salari da fame
in qualche segheria di merda? Le loro madri erano morte di leucemia
a trentasei anni? Le loro case stavano per essere spazzate via?
Torn a voltarsi, ma troppo tardi. Gli piombarono addosso e lui perse
l'equilibrio e barcoll e cadde per terra, e un attimo dopo i due
erano sopra di lui come avvoltoi su una carogna, premendogli la faccia
nel canale di scolo, frugandogli nei vestiti, rubandogli il cellulare,
strappandogli la camicia...
Lev cerc di tirare calci alle loro gambe, ai loro scheletrici sederi,
ai loro piedi nelle scarpe da ginnastica puzzolenti, ma andarono tutti
a vuoto. Si mise a inveire nella sua lingua, come avrebbe fatto Rudi,
sent le avide mani interrompersi solo per un secondo, quando i
due registrarono le parole sconosciute, poi una scarica di insulti gridata
nell'orecchio: Fottuta testa di cazzo di uno straniero!.
Merdoso immigrato del cazzo!
Un'altra sberla in faccia - la mano aperta come lo schiaffo di un
bullo a scuola, meschina, infamante, carica di oltraggio -, poi gli strapparono
via tutto: chiavi, portafoglio, monete, sigarette, tutto.
Lev torn a dimenarsi e il suo piede colp qualcosa, e una mano
gli diede una sberla in testa e ripartirono gli insulti: Rifugiato di merda!.
Terrorista!
Stronzo!
Poi si accorse di avere della terra in bocca, sent lo scalpiccio delle
suole di gomma quando i ragazzini si rimisero in piedi e sparirono di corsa nella notte.
Aspett che quei passi si allontanassero, e si tir su. Non era ferito,
ma gli bruciava la faccia e gli tremavano le gambe. Guard in cima
e in fondo alla strada, vide che era deserta. La luce nella roulotte si era spenta.
Si trascin fino alla recinzione del cimitero e ci si appoggi. Si
palp tutte le tasche per vedere cosa gli avevano lasciato, sperava
di trovare almeno le sigarette. Ma le tasche erano vuote. Vuote. Niente
chiavi di Belisha Road - e sapeva che Christy era a Palmers Green
da Jasmina. Niente soldi per un qualsiasi autobus notturno...
Prov a risalire la strada di corsa, ma il suo cuore si mise a battere
cos forte che parve scoppiare. Rallent il passo, cerc di riprendersi,
di placare la rabbia, cerc di convincersi che quei piccoli balordi
inglesi non erano peggio dei piccoli delinquenti minorenni di
Baryn, che si aggiravano per il mercato rubando spiccioli, che fregavano
i pattini dalla vecchia, cadente rastrelliera accanto alla pista, li
rivendevano a qualche bancarella dell'usato e si compravano droga
ovunque potessero trovarla. Erano solo poveri ragazzi, nient'altro.
Poveri ragazzi cresciuti in case povere, sature di pregiudizi e di miseria.
Poveri ragazzi i cui genitori erano bevuti o fatti o pieni di rabbia
- o tutte e tre le cose. Poveri ragazzi che si stavano gi bruciando il futuro.
Riusc a correre per un isolato e ad arrivare da Panno. Vide una
luce ancora accesa in cucina, inizi a martellare sulla porta.
Comparve Panno, la faccia malinconica accesa dallo spavento.
Panno accett di anticipargli una parte della paga della settimana
successiva. Gli disse che era stato fortunato, relativamente fortunato:
avrebbero potuto spaccargli il cranio con una bottiglia. E Lev
si rendeva conto che Panno aveva ragione, ma non riusciva a darsi
pace. Sentiva che una parte di s era stata spezzata.
Comper un nuovo cellulare. Quando lo strinse tra le mani, si chiese
come aveva fatto a vivere per tanti anni senza un telefonino. Poi,
qualche istante dopo, squill ed era GK.
Ti ho calcolato le spese iniziali disse. Vieni domani alle due e
mezza.
Sul solito tavolo della sala, dove aleggiava ancora il profumo dei
crostini della notte precedente, c'era un unico foglio pieno di numeri.
Questa volta GK gli offr una limonata fresca.
Te l'ho scritto al computer gli disse cos  pi chiaro. Dacci un'occhiata.
Lev prese il foglio con mani tremanti. Inizi a leggere:
2 cucine professionali a sei fuochi con doppio forno: min.  2.200 ciascuna
nuove;  400 ciascuna di seconda mano, prese da altro ristorante
2 salamandre:  500 ciascuna
aspiratori: min.  1000
griglia professionale a gas:  650
lavastoviglie e lavelli:  900
dispensa e piani da lavoro: min.  3000
coltelli e ceppi:  300
padelle, tritatutto, colini, terrine, taglieri, ecc.:  300
tavoli e sedie per 40 coperti: seconda mano? Prezzo sconosciuto
posate e bicchieri:  500?
Tovaglie...
Lev arriv in fondo alla lista e non os alzare lo sguardo. Ricominci
dall'inizio, immagin una di quelle belle cucine a sei fuochi con
le ubbidienti fiamme azzurre e prov un desiderio smanioso, smanioso,
di trovarcisi davanti. Ma ripercorrendo la lista per la seconda
volta, si blocc alla voce dispensa e piani da lavoro. Non aveva il coraggio
di rileggerla tutta, quella sconcertante somma di spese.
Avvert lo sguardo solidale di GK. Questo  solo il matriel disse.
Non ho idea di quanto possa costarti ristrutturare il locale. Conosci
falegnami ed elettricisti disponibili? La gente laggi lavora ancora
in cambio di pacchetti di Marlboro o carichi di collant? O c'
una tariffa oraria?
Tariffa oraria disse Lev. Ma bassa.
D'accordo. Be', comunque non sono in grado di calcolare quanto
ti coster. Dipende dal locale che trovi e da quello che c' gi all'interno.
Lev tacque, con gli occhi fissi sul numero dell'ultima riga: 14.000.
In quell'istante vide la sua Grande idea per quello che era: un'ardita
fantasia, un piano privo di sostanza. Da ragazzo era sempre stato
un sognatore. Concentrati, concentrati! dovevano spesso richiamarlo
suo padre e sua madre, quando lui inciampava sulla strada
che portava a scuola o sul sentiero che scendeva al fiume. Smettila
di guardare le nuvole. E adesso aveva di nuovo sognato, aveva
di nuovo seguito le ombre, niente di pi. La sola differenza era che,
questa volta, dal sogno dipendevano il suo futuro e quello delle persone
che amava di pi al mondo. Adesso aveva le vertigini per la paura.
Bevi un po' di limonata disse GK.
Lev ne prese un sorso. Ne gust l'aspra dolcezza. Pens a come
i veri chef potessero anticipare e proporre i sapori e le consistenze
che la gente avrebbe trovato confortanti, anche se solo per brevi
momenti. Si rese conto che, in fondo, la vita - e i ricordi del passato
che ti accompagnavano ogni giorno - era fatta di simili attimi fuggenti.
Lev, devi considerare sent dire da GK che io non so quanto
costano le cose a Baryn. Questa  la cifra minima di cui avresti bisogno
per attrezzare una cucina professionale in questa citt, supponendo
che tu riesca a trovare qualche articolo di seconda mano. Ma
nel tuo paese sarebbe certamente pi bassa. Se la fai scendere a, diciamo,
diecimila, dovresti avere un quadro pi realistico.
Diecimila sterline.
L'intera impresa era pura fantascienza. Anche dopo la sua paga
successiva, Lev si sarebbe trovato in tasca meno di 40 sterline, dovendo
spedire qualcosa a Ina e le 200 sterline a Lora per la Chevy. E
poi ne doveva 180 a Christy...
Si sentiva ridicolo. Diecimila sterline! Vide uno sciocco che una
volta aveva creduto di contribuire alla felicit umana con qualche
stella di Natale, un uomo patetico che, tornando a casa carico di pezzi
di legno rubati, era stato investito da una balla di fieno e catapultato
in un fosso, ritrovandosi sdraiato l in fondo come un crocifisso.
Aveva quarantatr anni e il suo progetto - la sua Grande idea -
era una farsa. Nel giro di un anno, la sua casa sarebbe finita sott'acqua.
Non ci sarebbe mai stato un ristorante chiamato Marina.
E Ina che fine avrebbe fatto? Sulla via del ritorno dopo aver lasciato
il GK Ashe, era quello il pensiero che, pi di ogni altro, aveva
ricominciato a tormentarlo. Perch ormai aveva capito che la madre
non si sarebbe mai mossa. Auror era la sua vita. Se Auror fosse stato
sommerso, lei sarebbe finita sul fondo del bacino insieme al villaggio.
Mamma l'aveva implorata al telefono gli appartamenti a Baryn
potrebbero essere molto belli. Avranno il riscaldamento elettrico. Ho
sentito che alcuni si affacceranno sul fiume e stiamo cercando di prendere uno di quelli.
Non mi interessa dove si affacciano. Ho settant'anni. Voglio morire nel mio villaggio.
Mamma, pensa a Maya, ha bisogno di te.
No. Ci pensi tu a Maya.  tua figlia. Torna qui a fare il padre e di'
agli altri di lasciarmi in pace.
Mamma, per favore...
Sono stanca, Lev. Troppo stanca per darti ascolto. Lasciami stare.
Lo distruggeva con quei discorsi. Lei lo sapeva fin troppo bene.
Ma Lev si chiese: perch voleva distruggerlo? Perch era cos arrabbiata
con lui?
Perch lui era un fallito. Ecco la parola con cui, salito sul treno della
Northern Line per Tufnell Park, Lev si diede una risposta. Gli parve
di vederla stampata su un manifesto nella stazione della metropolitana,
scritta con le bombolette spray su una parete annerita dal
fumo: un'affermazione visibile a tutti.
La mattina seguente fece quello che faceva sempre quando si trovava
in un vicolo cieco: chiam Lydia al cellulare.
Lei era a New York, al Ritz Carlton Hotel, e l erano le cinque di
mattina. Il maestro Greszler dormiva al suo fianco.
Scusami, Lydia disse Lev non sapevo che fossi negli Stati Uniti.
Credevo che fossi da qualche parte in Europa.
La sent allontanarsi in silenzio dalla stanza da letto ed entrare in
uno di quegli spaziosi bagni pieni di faretti che la rallegravano tanto.
Gli disse di aspettare un attimo mentre si infilava sul pigiama di
seta l'accappatoio compreso nel servizio dell'albergo.
Lev voleva iniziare col raccontarle dell'aggressione in Swains Lane
e del trauma subito, ma poi cambi idea. Sapeva che Lydia gli avrebbe
ricordato che non c'era niente di strano in simili rapine, che cose
del genere capitavano tutti i giorni, in qualsiasi citt del mondo.
Allora disse lei che cosa c' Lev? Sono molto stanca.
Lui part dal problema che lo angosciava di pi: la determinazione
della madre a lasciarsi morire. Mentre raccontava, sent qualcosa
tintinnare e avvert il calo d'attenzione di Lydia, probabilmente distratta
da quello strano tintinnio.
Cos' questo rumore, Lydia?
Niente. Mi sto solo preparando un'Alka Seltzer.Vai avanti.
Stai male?
No. Ma, sai, in America, servono porzioni troppo abbondanti. A
cena ho ordinato una semplice sogliola alla griglia, il mio piatto
preferito, ma era enorme e avevo gi mangiato code di gamberi con salsa
al pomodoro come antipasto, dopo l'insalata che ti portano sempre
appena ti siedi al tavolo, insieme a qualche fetta di pane imbevuta
di olio d'oliva, e naturalmente Pyotor ha ordinato un delizioso
Sancerre per accompagnare la sogliola e io ne ho bevuto parecchio.
Fammi prendere l'Alka Seltzer e poi continui a raccontarmi di tua
madre. Per, te l'ho gi detto, Lev, i suoi sono ricatti emotivi. Dovresti
essere meno indulgente con lei.
Sent Lydia bere e poi ruttare.
D'accordo riprese lui, quando gli sfoghi della digestione sembrarono
essere terminati. In realt, non ti ho chiamato per parlare di Ina.
Allora per cosa?
Lev non aveva mai sentito Lydia parlare con un tono cos seccato
e accusatorio. Prese fiato e si maledisse per averla tirata gi dal
letto in piena notte. Ti ho chiamato per dirti rispose che ho pensato
a un progetto per il futuro.
S? Davvero? Che progetto?
Be'... secondo me  davvero un bel progetto. Ma non pu funzionare
senza soldi.
Niente funziona senza soldi, Lev. Credevo che ormai l'avessi capito.
L'ho capito.  per questo che ti chiamo.
D'accordo. Allora, cos' questo "progetto"? Spiegamelo.
La sent sbadigliare e si ammutol. Vide l'intero disegno del ristorante
come l'avrebbe visto lei - una fantasia assurda e pretenziosa.
Tuttavia prov a proseguire, sperando di riuscire a commuoverla.
Ti ricordi disse, con voce seria e pacata sul pullman, quando mi
hai raccontato di Elgar e del negozio di musica?
Come? Ma di che cosa stai parlando, Lev?
Non ti ricordi? Mi hai raccontato di Elgar...
No, no. Qui ti sbagli di grosso.  successo dopo. La sera del concerto.
Ti ho parlato di Elgar quella volta, prima che mi piantassi in
asso. Hai una pessima memoria.
La sera del concerto. Quella sera piena di vergogna.
Ma Lydia aveva ragione. Forse stava perdendo la memoria insieme a tutto il resto.
Adesso sono come Elgar continu. Sono in quel triste negozio di musica.
Lev, scusami, ma davvero non capisco una parola di quello che dici. Sei ubriaco?
No, ho solo bisogno di aiuto. Devo passare alla seconda fase della
mia vita, come ha fatto Elgar quando ha sentito quei suoni lungo
il fiume, o dovunque fosse. Devo andare dove posso essere d'aiuto ai miei cari.
E cos hai un progetto in testa. Ma non mi hai detto che cos'.
Ti sei messo a tergiversare tirando fuori Elgar, e non capisco per
quale motivo. Senti, adesso io torno a letto. Perch non mi chiami
domani... domani secondo l'ora degli Stati Uniti... quando sarai sobrio?
No, Lydia! Non sono ubriaco. Non andartene. Vado subito al
dunque.
La sent sospirare. Poi dire stancamente: Allora, qual  il "dunque"?.
Lui deglut, prese fiato e disse: Il dunque  che mi servono diecimila sterline.
Cosa?
Mi servono diecimila sterline.
Segu un breve silenzio, durante il quale Lydia fece un altro piccolo
rutto. Poi disse: Diecimila sterline? Lev, ma cosa diamine  successo?
Sei ricattato dalla mafia?.
No, qui non c' la mafia, da quanto ne so.
Credo che ovunque ci sia qualche tipo di mafia. Ma in ogni modo,
lasciamo perdere. Potresti semplicemente spiegarmi che cosa ti
 successo? Perch non ci sto capendo niente.
Allora entr nel vivo della questione, ma non in maniera diretta,
ci gir intorno come fa chi si prepara a una confessione: il racconto
della sua Grande idea. Richiam alla mente ogni dettaglio, le disse
che lui poteva vederlo, sentirne l'odore, toccarlo, il suo ristorante a
Baryn, un posto dove tutti sarebbero voluti andare, il primo locale
che avrebbe servito cibo prelibato, il suo locale, concepito dopo l'esperienza
nella cucina di un famoso chef, dopo i campi del Suffolk,
dopo tutte le gioie e le sofferenze conosciute in Inghilterra, il Ristorante Marina...
Lydia lo ascoltava senza dire una parola. In sottofondo, Lev sent
una sirena della polizia che squarciava la notte di New York. Poi, quando
interruppe la"confessione"e la sirena si allontan e tacque, cadde
il silenzio. Un silenzio che sembrava avere qualcosa di definitivo,
come se la comunicazione si fosse interrotta.Tuttavia lui poteva sentire il respiro di Lydia.
Lydia, di' qualcosa.
Be', non so proprio cosa dirti.  completamente, assolutamente, folle.
Non pensi che il mio ristorante avr fortuna?
Non ne ho idea. Forse, se lavori sodo. Se diventi un bravo chef.
Ma, francamente, Lev, non c'era bisogno che mi chiamassi a notte
fonda per raccontarmi questo progetto assurdo. Un ristorante a Baryn !
Non capisco da dove ti sia uscita un'idea del genere.
Te l'ho detto,  stata un'illuminazione, ho capito che era una cosa
logica.
Logica? Be', a essere sincera, non ci vedo niente di logico. Dalle
nostre parti, alla gente non interessa mangiare bene. Non le  mai interessato.
Soltanto perch non ha mai avuto la possibilit di farlo, ma gliela dar.
Va bene, Lev. Certo. Ma, senti,  davvero molto tardi, e domani
ci aspetta una giornata pesante, con un concerto al Lincoln Centre.
E adesso sto guardando fuori dalla finestra del bagno e vedo che sta
arrivando l'alba. Devo tornare a letto e cercare di dormire un po'.
D'accordo. Ma ci penserai, al mio progetto? Per vedere se  una
cosa di cui potresti parlare a...
Come? Cos'hai detto?
Stavo solo pensando se tu potessi parlare del progetto a...
A Pyotor?
S.
Santo cielo.  questo che mi chiedi?  per questo che mi hai
chiamato, per chiedermi di chiedere a Pyotor di prestarti diecimila
sterline?
Ho solo pensato che... quello che sembra tantissimo a te e a me,
pu non sembrare... importante per lui.
Lev disse lei, con un lungo sospiro devo ammettere che mi
deludi. E anche molto. Anzi, francamente, penso che tutto questo sia
atroce. Spregevole! Dopo tutto quello che ho fatto per te, tu hai la
faccia tosta di chiedere una somma del genere.
Aveva ragione. Era un'assurdit. L'intera questione era un'assurdit.
Mi chiedevo solo balbett Lev se poteva essere una cosa che
il maestro Greszler fosse interessato a finanziare. Poi, quando sarebbe
venuto a Baryn...
Non viene mai a Baryn. Non gli piace per niente.
No. Ma se fosse mai capitato... e...
Lev, mi dispiace, ma ora devo andare.
Aspetta, Lydia. Non essere arrabbiata con me.
No? Ma ti rendi conto della cosa orribile che hai appena fatto?
Mi dispiace, mi dispiace davvero, ma adesso metto gi. E di certo non
parler a Pyotor della tua richiesta. Non voglio che pensi male di te.
Ciao, Lev.
Riattacc. Fuori, in giardino, il cane latrava nel mattino afoso. Lev
rimase immobile, contemplando il cielo lattiginoso. Pens che Jasmina
aveva ragione. I sogni ti fanno diventare impulsivo, ti spingono
in direzioni che normalmente non avresti mai preso.
Ma a che cosa poteva attaccarsi se non a quel sogno?
Lo spieg a Christy: Non riesco a vedere il mio futuro in nessun
altro modo.
Capisco,  un dilemma disse Christy.
Stavano pulendo l'appartamento per Jasmina, che per la prima
volta sarebbe venuta in visita e si sarebbe fermata a dormire. Si stavano
dando da fare in cucina: due "infermieri" che lustravano ogni
cosa prima che Lev si mettesse a cucinare. Ma Christy continuava a
distrarsi aprendo pensili e trovandoci cose che non ricordava di avere
in casa.
Guarda un po' questo disse, tirando fuori un set da fonduta di
rame ormai ossidato con sei spiedini. Mai usato. Probabilmente, un
regalo di nozze. Ecco perch  stato dimenticato. Poi trov un
portatoast d'argento, anche quello annerito dal tempo. Un cimelio di
famiglia! disse, lasciandolo cadere con un tonfo sul piano da lavoro.
Regalato a mamma da qualche zia snob di Limerick. Direttamente
dal banco dei pegni.
Christy osserv a lungo quel portatoast e poi disse che voleva
liberarsi di qualsiasi oggetto che appartenesse al passato, di ogni
minima traccia, per avere la piena sensazione di iniziare una nuova
vita.
Lavorarono fino al momento in cui Lev dovette mettersi in marcia
per andare da Panno.
Prima di uscire, Lev pass lo sguardo sulla cucina pulita, si ferm
un istante ad ammirare le superfici splendenti, a respirare il profumo
del detergente. Poi se ne and. Ultimamente sceglieva un'altra
strada, su per Junction Road fino ad Archway e poi a sinistra verso
Highgate, evitando Swains Lane e il cimitero. Faceva caldo. Per allontanare
le ansie sul futuro, a volte richiamava alla mente i giorni
della raccolta degli asparagi e le viole di campo che crescevano in
mezzo all'erba incolta e le inarrestabili risate di Jimmy e Sonny Ming.
Ho-ho. Vinto a bilialdo, Lev!
Ho-ho-ho-ho!
Per Jasmina decise di cucinare il kleftiko. Compr i cosciotti d'agnello a buon prezzo dal macellaio greco all'angolo di Belisha Road, li
rosol nell'olio, poi prepar una piccante salsa al pomodoro e rosmarino
in cui immergerli e li lasci per ore nel forno a bassa temperatura
- esattamente come gli aveva insegnato Panno - fino a quando
non furono teneri come la carne di vitello. Avrebbe servito l'agnello
con il riso allo zafferano e un'insalata greca con olive e feta.
Come dessert, dato che Christy gli aveva detto che Jasmina adorava
i dolci, avrebbe fatto una ricca torta al cioccolato.
Mentre stendeva l'impasto e mescolava il cioccolato fuso con la
crema, nel tranquillo pomeriggio domenicale, d'un tratto sent che
la sua mente tornava a pacificarsi. Era certo che la torta - una delle
ricette di Waldo - gli sarebbe venuta bene. Ma adesso sapeva anche
che la sua scelta riguardo al futuro era giusta. Sapeva che avrebbe
amato cucinare pi di qualsiasi altra cosa che avesse mai fatto. Improvvisamente
ebbe la certezza che chi desiderava tanto una cosa,
in qualche modo, sarebbe riuscito a ottenerla...
Nella stanza accanto, Christy andava avanti e indietro in preda
all'agitazione, sistemando sul tavolo tovagliolini di carta rossi, aggiustando
e riaggiustando garofani bianchi dentro un vecchio vaso
marrone in smalto craquel. Continuava a entrare in cucina e a chiedere:
Come procede, amico mio?.
Bene, bene.
Cosa dici, dovremo offrirle un po' di cosette da sgranocchiare come
antipasto, come ha fatto lei con noi?
S. Non ti preoccupare, Christy. Faccio delle tartine al formaggio
con la pasta che mi avanza.
Christy continu a girargli intorno e disse: La prossima cosa che
devo fare dopo stasera, se va tutto bene,  presentare Jasmina a
Frankie.
Lev butt altra farina sulla pasta, la fece pi sottile. Frankie le
piacer.
S, ma a Frankie piacer Jasmina?  questo che mi preoccupa di
pi. Myerson-Hill magari  un razzista di merda. Con quel fare cos
sicuro di s. Con quel loft tutto bianco. Potrebbe averlo trasmesso a
Frankie.
Non  detto...
No, non  detto, per certe cose le intuisci.
Jasmina piacer a Frankie.  una donna deliziosa, Christy.
Be', io lo so. E tu anche. Ma ora voglio che lo sappiano tutti gli
altri. Voglio che il mondo intero, compresa mia figlia, si inchini ai suoi
piedi.
Jasmina arriv alle sette, parcheggiando la sua vecchia Renault Clio
sull'altro lato della strada polverosa. Christy si era messo una camicia
pulita di lino bianco, su cui la sua faccia pareva anemica per l'ansia
e l'eccitazione. Il piccolo appartamento era pervaso dall'odore di
cera per mobili e cioccolato.
Jasmina indossava un sari azzurro e si era comperata un paio di
occhiali nuovi con la montatura dello stesso colore. Lev pens che
con quella pelle luminosa, gli occhi grandi e l'attaccatura dei capelli perfettamente regolare, la donna sembrava un'immagine pubblicitaria
per quegli occhiali. Attraverso le lenti, guard i garofani nel
vaso in smalto craquel, i tovagliolini di carta rossi ora infilati nei bicchieri
da vino.
Che bello, Christy disse.
La casa  un po' vuota si scus lui, nervoso. Angela si  portata
via un sacco di roba.
La trovo molto bella.
Vuoi fare un giro?
Se posso, s.
Accompagnala tu, Lev. Io apro il vino.
Lev la guid di stanza in stanza. Lei non varc la soglia della camera
di Christy n del bagno, si limit a sbirciare dalla porta e ad annuire
in segno di approvazione. Ma quando arrivarono alla stanza di
Lev - la stanza di Frankie -, Jasmina ci entr con passo leggero, come
se nel letto a castello ci potesse essere un bambino addormentato.
Si ferm davanti alla finestra, immobile, guardando il cielo fuori,
poi raccolse uno dei pupazzi ancora seduti sul davanzale. Era una
tigre. Jasmina la osserv e disse: Sai, non ho idea di come si faccia
la mamma o la matrigna. Ma spero di poterci provare.
Certo disse Lev. Certo che potrai.
Per fortuna che Frankie  una femmina. Con un maschio, penso
che non saprei da dove cominciare.
Mangiarono tutto, compresa gran parte della torta al cioccolato.
Jasmina si appoggi allo schienale della sedia, le mani intrecciate sullo stomaco, e disse: Dio mio, sono piena. Sei un bravo cuoco, Lev.
Vedrai che riuscirai ad aprire il tuo ristorante.
A questa affermazione cadde il silenzio. Sulla finestra, le tende
appena lavate si mossero lievemente nella brezza notturna. Christy
serv altro vino bianco e ne bevve un avido sorso.
Se lo aprissi in Gran Bretagna continu Jasmina, con voce dolce
potresti avere i requisiti per ottenere un piccolo finanziamento.
La Hertford and Ware potrebbe aiutarti. Adesso abbiamo diverse forme
di prestito, al di l dei classici mutui. Potrei diventare la tua consulente
finanziaria!
Sarebbe bello, Jasmina.
S, sarebbe proprio divertente, non  vero? Ma la H&W non mette
piede fuori dall'Inghilterra. Di quello sono certa. Quindi devi capire
la struttura degli enti a cui ti puoi rivolgere ufficialmente qui.
Lev era confuso. Che cosa intendeva dire con "la struttura degli
enti"?
Mi spiego disse Jasmina. Sto parlando di programmi di sostegni
finanziari promossi dal tuo paese: in pratica, incentivi destinati
a nuovi investimenti sul territorio nazionale. I paesi dell'Est sono
molto interessati a qualsiasi progetto imprenditoriale di stile occidentale,
per quanto modesto, per cui dovrebbero essere disposti a
sovvenzionare imprese private. Mi segui?
S.
Dunque, ecco cosa penso. Perch non vai alla tua ambasciata e
chiedi se esistono formule di prestito a cui potresti accedere?
All'ambasciata?
 il primo passo da fare. Spieghi il tuo progetto e indichi il costo
approssimativo per avviarlo. Vedi come reagiscono. Vedi se conoscono piani di finanziamento che fanno al caso tuo.
Prestiti per i sogni disse Lev.
Esattamente disse Jasmina, producendosi nel suo radioso sorriso.
Ma  un sogno realizzabile, non  vero Christy?
Sicuro rispose Christy. Senza alcun dubbio. Io lo sostengo in pieno.
Lev guard Christy, che teneva la testa appoggiata allo schienale
della sedia. Intu che la sua mente era fuggita lontano dai discorsi
sui prestiti e gli incentivi, lontano da qualsiasi cosa che non riguardasse
l'approssimarsi della notte e il corpo di Jasmina, finalmente, nel suo letto.
...
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CAPITOLO 21.
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Guardando fotografie.
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...
L'ambasciata si trovava in un grande edificio rifinito a stucco bianco,
non lontano da Earls Court Road, dove Lev aveva lavorato per
Ahmed. Nonostante la facciata fosse stata pitturata di recente, l'ingresso
sconcert Lev per il buio che l'avvolgeva, per il diffuso odore
di polvere. Un buio e un odore snervanti nella loro familiarit e
allo stesso tempo incredibilmente fuori luogo in un edificio del genere.
Lev vide sulla parete un avviso ingiallito che diceva di rivolgersi
alla reception, allestita in una stanza sulla sinistra, dove una giovane
donna sedeva dietro un bancone di acciaio a forma di rene, con
alle spalle un ritratto del presidente Podrorsky dai colori che viravano
verso il rosso sangue. Il bancone poggiava su un vecchio tappeto
afgano, deformandolo con il suo peso. I tendaggi alle alte finestre
erano in tinta con il tono sanguigno del ritratto e in parte tirate sull'accecante
giornata estiva.
Sull'altro lato dell'atrio c'era un bar. Lev lo osserv, vide un gruppetto
di uomini in abito scuro appoggiati al banco, che bevevano
vodka e fumavano. Erano le dieci e mezza del mattino. Il barista era
in piedi con le braccia larghe puntate sul banco, come per misurare
uno scampolo di stoffa, la testa china dentro la nuvola di fumo. Quando
Lev entr, il barista alz lo sguardo e tutte le teste si voltarono di
scatto per poi girarsi di nuovo. Sembravano aver capito all'istante che
si trattava di una persona di poco conto.
Lev non si era preparato un discorso. Avrebbe voluto ricordarsi
meglio quello che gli aveva detto Jasmina sulle formule di prestito e
i finanziamenti per avviare una nuova attivit. Mentre si avvicinava
al bancone e allo sguardo gelido della donna, sent un odore di mobili
polverosi incrostati di fumo e pens a come tutto quello gli ricordasse
l'ufficio del sovrintendente Rivas nel palazzo dei Lavori pubblici
a Baryn e gli risvegliasse l'antico odio per lui, che non era mai
riuscito a sopire. Una parte di Lev ebbe voglia di fare marcia indietro
e andarsene subito.
La giovane donna gli si rivolse in inglese: Come posso aiutarla,
signore?.
La sua pronuncia cos impostata gli ricord Lydia - con la quale
non avrebbe gradito parlare in quel momento. Rimase fermo davanti
al bancone, ammutolito dai ricordi e dal senso di colpa. Sent un disturbo
allo stomaco. Temette di riuscire a chiedere soltanto dove si
trovava il bagno.
La donna lo fissava. Aveva i capelli raccolti in una crocchia molto
tirata. La pelle di un pallore cadaverico, le labbra due strisce di rosso
lucido. Nonostante il sole fuori, nella stanza faceva freddo, come
se il calore estivo non ci fosse mai arrivato.
Lev si schiar la gola. Infil le mani nelle tasche della giacca di
pelle. Volevo sapere... inizi.
La giovane donna fece una smorfia, quasi di dolore.
Volevo sapere... esiste un... department... in questa ambasciata
che si occupa di imprese?
Come dice, scusi? domand la giovane.
Solo un'informazione. Mi hanno consigliato di venire qui... per
vedere se l'ambasciata pu essermi d'aiuto.
S. Aiutarla a che proposito?
Be'. Un'attivit commerciale.
Lo sguardo della donna non si rilass. Rest contratto, la pelle
cos tirata e pallida che pareva inchiodata al cranio, dietro le orecchie.
Non capisco. Che tipo di aiuto cerca con precisione, signore?
Volevo solo sapere se... a qualsiasi livello, in qualsiasi settore,
l'ambasciata  per caso in grado di fornire aiuto... in materia di investimenti.
Mi spiace disse la giovane donna. Deve spiegarsi meglio. Preferisce
parlare in inglese?
A Lev sfugg un tenue sorriso. No disse. Non preferisco parlare
in inglese. Tutto quello che voglio sapere  se c' qualcuno a cui
mi posso rivolgere per chiedere un finanziamento per avviare un'attivit commerciale a Baryn.
A Baryn?
S.
Questa  l'ambasciata di Londra.
Lo so che  l'ambasciata di Londra.
Qui aiutiamo i nostri connazionali che si trovano in difficolt
personali o diplomatiche. Lei ha problemi diplomatici?
Be' disse lui mi sembra di avere problemi diplomatici proprio
adesso, in questa stanza, perch non riesco a farmi capire. Non potrei
prendere un appuntamento con qualcuno un po' pi in alto, qualcuno
in grado di rispondere alle mie domande?
Io posso rispondere alle sue domande. Che cosa vuole sapere?
Lev si sedette su una poltroncina di pelle - molto simile a quelle
dell'ufficio di Rivas - e tir fuori il pacchetto di sigarette.
No, no, mi dispiace disse la donna, scuotendo un dito. Qui 
vietato fumare.
Lev indic gli uomini in abito scuro. L fumano tutti.
Quello  il bar.
Fa sempre parte dell'atrio.
No. Questa  la reception e quello  il bar.
Lev conosceva bene quella logica assurda, sapeva che non poteva
fare altro che adeguarsi, che chi aveva un ruolo di potere non faceva
mai un passo indietro, cos mise via le sigarette. Guard verso
le finestre avvolte dai tendaggi e la strada. In quel momento, un telefono
davanti alla giovane donna squill e lei alz rapida il ricevitore:
Reception dell'ambasciata, buon pomeriggio.
Lev rest immobile. Alle dieci e mezza, lei diceva "buon pomeriggio".
Cerc di non farsi prendere dall'esasperazione. Dal bar gli
giunsero risate. Gli giunse lo snic-snic-snic dell'inaffidabile, consumata
pietrina di un accendino.
La giovane donna era ora assorbita dalla conversazione telefonica.
Gir la testa per sottrarsi allo sguardo di Lev, parl a bassa voce,
ma con un'improvvisa concitazione civettuola: ...non ti avevo riconosciuto,
Karli. Mi sa che mascheri la voce quando mi chiami, solo
per prendermi in giro... No, lo penso sul serio. Sembri un russo... S.
Un uomo d'affari russo o qualcosa del genere... Cosa? No, non sono
mai uscita con un russo! Perch dovrei averlo fatto?... Cosa?... Non
l'ho mai sentito. Chi lo dice che hanno il cazzo grosso? Te lo sei inventato
per... Aspetta un attimo.
Si volt di nuovo verso Lev. Pu attendere laggi, per favore?
gli disse, indicando un sof di pelle sotto la finestra. Sto avendo una
telefonata importante.
Lev la fiss negli occhi nocciola con aria severa. No disse. Non
posso aspettare. Voglio prendere un appuntamento. Con l'ambasciatore.
No, no disse la giovane, tenendo il ricevitore a qualche centimetro
dall'orecchio e scuotendo energicamente la crocchia.  impossibile.
Non posso fissare appuntamenti con l'ambasciatore. Deve
presentare una richiesta scritta, specificando la sua attivit e le sue
credenziali... Karli, resta in linea. Devo sistemare una faccenda... Cosa?...
No, non era uno stupido russo. Era un finlan... Ha capito, signore?
Deve presentare una richiesta scritta in cui indica di cosa si
occupa, il suo nome, l'indirizzo di casa, la professione, l'indirizzo in
Gran Bretagna, la professione in Gran Bretagna, e qualsiasi altra informazione
rilevante per l'appuntamento da lei richiesto. Mi raccomando,
si ricordi che tutte le domande vanno fatte per iscritto, non
spedite via e-mail. Non accettiamo per nessun motivo domande in
forma di e-mail.
Perch non avete la connessione a Internet? chiese Lev.
No.  ovvio che siamo connessi a Internet, ma le domande via
e-mail non sono ritenute idonee.
Perch?
La ragazza guard Lev con evidente ostilit.  il regolamento
dell'ambasciata disse. Non so che altro dirle.
Il regolamento dell'ambasciata. Capisco disse Lev. Per ha detto
che posso scrivere all'ambasciatore?
Specificando di che cosa si occupa, il suo nome, l'indirizzo di casa,
l'indirizzo in Gran Bretagna...
E anche l'ora, immagino disse Lev per aiutarla a distinguere
la mattina dal pomeriggio.
Prego, signore?... No, Karli, aspetta. Devo parlarti di ieri sera...
Come ha detto, signore?
Niente, niente rispose Lev. Non importa.
Si alz e usc. Il portone era pesante e quando lo sent chiudersi
alle sue spalle prov un inatteso senso di sollievo. Si ferm sotto
il sole, fumando. La bandiera del suo paese pendeva floscia da un'asta
bianca che svettava sopra di lui, senza un filo di vento che la muovesse.
Si incammin. Sapeva benissimo dove era diretto. All'improvviso
prov il desiderio di riviverlo, il momento in cui era arrivato in quella
citt, sotto il sole cocente, girando per le strade con la borsa da supermercato
piena dei volantini di Ahmed. Come se, ricordare il passato
in situ, riviverlo con tutta la propria persona, potesse rassicurarlo
sul fatto che, se era sopravvissuto fino a quel momento, era certamente
in grado di realizzare il suo grande sogno.
Ed ecco di nuovo Ahmed: in piedi nel suo locale pieno di luce dove
vendeva kebab, intento a pulire il perno su cui girava la carne, la
barba folta e lucida, il girovita sempre massiccio, le braccia imperlate di sudore.
Ahmed.
L'arabo si volt. Lev sorrise e si accorse che Ahmed lo riconobbe
dopo qualche istante, quando si pul sul grembiule la mano enorme
e l'allung sopra il banco.
Ehi! disse. Uno dei miei uomini dei volantini, giusto?
Giusto. Lev.
Lev. Certo. Mi ricordo. Come te la passi? Ti vedo bene. Adesso
hai un buon lavoro, vero?
S. Lavoro a Highgate. Un ristorante greco.
Greco? Allah! Occhio ai greci! Lo conosci il detto? Ma  meglio
che lavorare per Ahmed, eh? Pi soldi?
S. Non mi lamento. Ma per un periodo ho lavorato per GK Ashe
ed  stato...
GK Ashe? Quel bastardo pieno di soldi? Dici sul serio?
S.
Perch te ne sei andato? Non me lo dire. Ha provato a impanarti
e friggerti il fegato?
No. Ho avuto... come dire... problemi di donne.
Ahmed alz gli occhi scuri al suo Dio sempre presente, poi mise
due piattini sul banco. Allora  meglio berci un caff, per tirarci su
disse. I problemi di donne fanno impazzire gli uomini.
Lev diede un'occhiata al piccolo locale, ancora vuoto a met mattina,
ma caldo e accecante proprio come l'estate precedente. Tuttavia
not che il pavimento era sporco e che sul frigorifero delle bibite,
dal quale una volta aveva preso dell'acqua in una lattina verde,
c'era un cartello che diceva: Rotto, ci scusiamo. Verr riparato al pi presto.
Se vorr Allah.
E a te come vanno le cose, Ahmed? gli chiese.
Ahmed armeggi intorno alla Gaggia con la frenesia di sempre e
pos delicatamente due espressi sui piattini. Lev colse un'improvvisa
tristezza nel suo sguardo.
Amico, a te lo posso dire... perch tu sei come me, non sei di
qui... di questi tempi gli affari vanno male. E so anche perch.
Lev attese. Ahmed gli avvicin una zuccheriera. Metti lo zucchero
o sei gi dolce di tuo? GK Ashe ti ha rosolato il culo per farci
la crme brle? Ahmed rise di gusto, poi si gratt la barba e abbass
di nuovo gli occhi. Insomma riprese le cose non vanno perch
adesso la gente di questo paese ce l'ha con gli arabi. Ci hanno messo
un marchio addosso. Ormai non conta di che paese sei, ti guardano
in faccia e pensano subito: arabo di merda, kamikaze, feccia
musulmana. Dico sul serio, Lev. Siamo arrivati a questo punto. Ci
hanno catalogato.
S. Me ne sono accorto.
Io vengo dal Qatar, va bene? Non ho niente a che fare con Osama
bin Laden o nessuno di quei fottuti fanatici. Sono anche pi carino
e gentile di quello che si fa chiamare il Blogger di Baghdad. Tu
lo sai, penso di essere stato buono con te, vero? Ti ho trattato bene.
S, Ahmed. Certamente.
Bene. Ma gli inglesi... giovani e vecchi... mi guardano come se
stessi per avvelenarli. Ci sono sere che non ho neanche un cliente.
Una pizzeria di merda qui di fianco trabocca sempre di gente, e da
me nessuno. All'ora in cui chiudono i pub, con il mio spiedo di carne
squisita che gira e file di insalate fresche nel banco frigo, nessuno
mette piede nel mio maledetto locale! Davvero, avrei solo voglia
di piangere.
Mi dispiace, Ahmed.
S. Piangere. Come avevi fatto tu nel mio gabinetto. E mi sono
accorto di una cosa: non invento pi proverbi. La testa non mi funziona pi.
Lev annu con amarezza. I due erano in piedi uno vicino all'altro,
chini sul banco. Fuori, lungo Earls Court Road, folle di passanti scorrevano
davanti a loro, corrugando la fronte e socchiudendo gli occhi contro il sole accecante.
Magari disse Lev poco dopo passer. Questo modo di considerarti.
Magari  solo una cosa del presente che poi finir.
Certo disse Ahmed. Potrebbe andare cos. Ammesso che non
mettano pi bombe. Ma la questione , come faccio ad andare avanti?
Non ho i soldi per aggiustare il frigo, Lev. Non ho neanche i soldi
per far stampare quei volantini del cazzo! Ho una moglie e un figlio.
Posso reggere due, forse tre mesi cos. Poi  finita. E questo era
il mio sogno. Avere il mio locale. Vedere il mio nome sulla vetrina.
Lev prese un sorso di caff, poi disse a bassa voce:  anche il mio sogno.
Cosa vuoi dire, uomo dei volantini?
Mi  venuta questa idea folle, Ahmed. Tornare a casa, nel mio
paese, e aprire un ristorante in una citt che si chiama Baryn.
Ahmed spalanc gli occhi per la sorpresa. Ah s? Dici sul serio?
Dico sul serio nella mia testa... capisci? Ma GK ha fatto un po' di conti per me...
Okay. Non dire altro. A questo mondo qualsiasi cosa  una questione
di soldi.  per questo che la gente torna ad attaccarsi alla religione.
Sono stufi del suono del pallottoliere.
Lev scese i gradini che portavano al seminterrato, vide la porta gialla
e il gatto che pisolava vicino alle ortensie azzurre. Si ferm a osservare
ogni dettaglio e il gatto non si mosse. Il sole picchiava sui fiori
delle ortensie e sulle foglie scolpite dell'alloro. Sotto il rubinetto
attaccato al muro c'era un innaffiatoio di alluminio.
Era nel cortile di Kowalski. Quello spazio era silenzioso e pacifico
come sempre. Shepard e Kowalski erano a casa? Lev avrebbe suonato
il campanello e annunciato loro che una volta aveva passato
l'intera notte l, dormito tutto rannicchiato sotto la strada, urinato accanto
al rubinetto del muro? Qualcosa lo spingeva a farlo, a confessargli
che si sentiva in debito anche per un altro motivo, perch era
stato allora che l'aveva avvertito per la prima volta, il profumo della
felicit di quella metropoli... Ma non si mosse, rest dov'era, a met
scala, vigile e calmo. Il gatto continuava a dormire.
Quando il suo telefonino inizi a suonare, si volt e risal fino alla
strada. Si ferm accanto alla ringhiera, con il sole in faccia.
Lev disse una voce di donna. Parlo con Lev?
S.
Oh, bene. Spero non le dispiaccia se la chiamo al cellulare. Me l'ha dato Sophie.
Chi parla, per favore?
Sono la signora McNaughton della casa di riposo Ferndale
Heights. La chiamo per chiederle un favore. Posso parlargliene ora
o  impegnato?
Se la ricordava, la direttrice del Ferndale Heights, efficiente e severa,
ma con un viso gentile. Non sono impegnato.
Bene. Be', allora, le spiego il nostro problema, Lev. Immagino
che lei ricordi la signora Viggers e la figlia Jane, che lavoravano qui da noi.
S.
Insomma, temo che ci abbiano proprio preso in giro. Ieri se ne
sono andate, senza nessun preavviso. Neanche una parola. Niente.
Sono uscite e non si sono pi viste. Non capisco come ci si possa
comportare cos, ma l'hanno fatto. Il problema adesso  che mi sto
dannando per trovare un sostituto. Al momento non ho altro che un
aiuto temporaneo, la figlia della ex domestica del capitano
Brotherton, ma  molto giovane e inesperta e non posso lasciarla a gestire tutto da sola, non le pare?
No di certo.
Naturalmente, le do una mano io stessa.  indispensabile. Ma
domenica devo andare a trovare mia sorella che sta nel Kent e ha il
fuoco di Sant'Antonio, per cui stavo pensando... lei sarebbe disponibile
per aiutarci con il pranzo? Ricordo che quando ha cucinato
qui, sono stati tutti contenti. Mi rendo conto che  una richiesta dell'ultimo
minuto, ma...
S disse Lev. Va bene, vengo.
Oh, dice davvero?  cos gentile da parte sua. La pagheremo adeguatamente.
Le sono molto grata.
Non c' problema. Quante persone a pranzo, signora McNaughton?
Dunque. Mi faccia contare. Sedici residenti. Abbiamo perso la
signora Hollander. Che tristezza. Una leader... un riferimento per tutti.
Se la ricorda Minty Hollander?
S. Il gioco con il petardo di Natale.
Esattamente. Le piaceva monopolizzare i giochi che si facevano
qui. Ma nessuno se la prendeva pi di tanto. E l'abbiamo persa cos
all'improvviso.Tutti ne sentono la mancanza.
S, immagino.
Comunque, torniamo a noi. Per quanto trucco si dia, alla fine avr
questo aspetto.
Che cos'ha detto? chiese Lev.
Oh, citavo Amleto.
Amleto quando parla al becchino, vero?
S. Esattamente. Ma lei come lo sa, Lev?
Lev, in piedi sotto il sole, sentiva che gli era spuntato un sorriso
sulle labbra. Non solo aveva riconosciuto quel verso, ma adesso gli
sembrava di avere improvvisamente capito perch Lydia gli avesse
dato da leggere Amleto: voleva dimostrargli che parole scritte secoli
prima erano in grado di accompagnarti e aiutarti quando non riuscivi
pi a trovare la tua strada.
Me l'ha insegnato un'amica disse.
Ah, molto bene. Comunque, Lev, sono cos sollevata che lei possa
venire domenica. Subito avevo pensato alla cara Sophie, ma purtroppo
 impegnata con una mostra d'arte.
S?
S. Non sapevo che le mostre aprissero di domenica. Non era
cos prima, ma immagino che i tempi siano cambiati.
Credo di s.
Bene, Lev, se viene qui alle nove e mezza dovrebbe andare bene.
I residenti sono abituati a pranzare all'una. Dunque, se pu passare
da me la prossima settimana, stabiliamo il compenso. Cosa ne
dice?
S disse lui. Va benissimo. Ancora una cosa, signora McNaughton.
Che cosa volete che cucini?
Giusto. Vediamo, un arrosto di qualche tipo. Di domenica lo mangiamo
sempre. Agnello?
Okay. Agnello. Porter delle erbe.
Delle erbe? Oh, certo. Va bene. Ma a loro piacciono piatti semplici.
Non si dimentichi che qui siamo in Inghilterra, Lev.
No. Non me lo dimentico mai.
Lev mise via il cellulare, si volt e diede un ultimo sguardo al cortiletto
di Kowalski, perch gli restasse impresso nella memoria. Poi
si allontan.
La cucina del Ferndale Heights puzzava di grasso bruciato, del tipico
odore di cavolfiore lessato.
Lev apr tutte le finestre, pul i fornelli, tir fuori una padella e la
sfreg fino a farsi sanguinare le dita. Poi si mise a pelare le patate.
La giovane aiutante di colore arriv senza farsi sentire e si ferm
sulla porta, stringendosi al petto un grembiule pulito ancora piegato.
Lev si volt e la vide. Doveva avere sedici o diciassette anni, con
una spruzzata di acne sulle guance e i capelli raccolti in un'ispida aureola.
Sono Simone disse.
Le porse la mano, si accorse che diffidava di lui, del suo essere
straniero, cos pass subito al dunque - come avrebbe fatto GK - e le
diede istruzioni sul da farsi, incaricandola di finire di pelare le patate,
di lavarle e tenere le bucce per il brodo, poi di passare alle carote.
Infine, di fronte agli occhi increduli della ragazza, prese tutte le
confezioni di preparati granulari per sughi, dadi e purea istantanea
e le butt nella spazzatura.
In questa cucina, solo cibo vero spieg. Sei d'accordo, Simone?
Come vuoi disse Simone. Sei tu che comandi.
Oggi sono lo chef. Dunque, ecco cosa facciamo per accompagnare
l'arrosto di agnello: un gratin di patate e cipolle, un bel jus,
piselli, una purea di carote...
Allora, come ti devo chiamare? Chef?
S disse Lev. Non poteva resistere all'idea. Chiamami chef.
Il pezzo di carne per l'arrosto era immenso, sporco di sangue, scivoloso
perch appena uscito dalla confezione sottovuoto. Lev lo sciacqu
e l'asciug. Prese la borsa che aveva portato, contenente un mazzetto
di rabarbaro, e tir fuori una testa d'aglio e qualche rametto di
rosmarino. Vide Simone voltarsi a osservarlo mentre faceva comparire
quei nuovi ingredienti.
Che cos'hai l dentro, una specie di kit? Un kit da chef?
S. Conosco questa cucina.
Fa cagare, eh?
Fa cagare. Ma oggi la miglioriamo.
Lev esib il rabarbaro, poi una noce moscata, chiodi di garofano,
burro e panna. Simone scosse la testa. La vecchia Vig non sapeva
un cavolo di cucina disse. Non so come ha fatto a ottenere questo
lavoro, perch non se lo meritava.
No.  un bene per tutti che se ne sia andata.
Nella malridotta stanza bianca inizi a diffondersi il profumo dell'agnello
fragrante, quello pungente del gratin. Lev si mise a mescolare
il burro e la farina per preparare l'impasto del dolce, mentre Simone
lavava e tagliava il rabarbaro. Vide che la ragazza era lenta, ma
precisa. Quando le mostr come rosolare la cipolla, e poi vers nella
padella il brodo, ottenuto con gli scarti delle verdure, per fare un
jus, lei scoppi in una divertita risata tirando su con il naso. Bestiale!
disse. Questo lo insegno a mia mamma.
Lev fece una pausa, and alla porta per fumarsi una sigaretta e
guard il prato del Ferndale. Era invaso dai piccioni, che ci scorrazzavano
ondeggiando come papere, chiocciando e tubando. All'improvviso
torn ad avvertire il suo vecchio, struggente desiderio per
Sophie. Gli sembr di vederla seduta l, tra i piccioni, con le braccia
intorno alle ginocchia, il sole sui capelli, che gli sorrideva. Poi ricord
quando lei aveva cantato il giorno di Natale:
Somewhere over the rainbow,
Way up high...
e tutti i residenti del Ferndale, incantati dalla sua voce, cullati dai ricordi
del passato, si erano messi ad applaudire e ad acclamarla alla
fine della canzone.
Lev spense la sigaretta, rientr in cucina e chiese a Simone: Hai
mai lavorato di domenica con una chef che si chiama Sophie?.
S? Lo disse come se fosse una domanda. S? Poi aggiunse:
Carina, vero? Ma non viene pi qui. Adesso ha, come dire, un fidanzato
importante, vero?.
Lev riconobbe la maggior parte degli ospiti del Ferndale: Berkeley
Brotherton, Pansy Adeane, Douglas, Joan, il contingente parkinsoniano
tutto tremori e sussulti, alcuni della brigata in carrozzella... C'erano
due o tre facce nuove. Ma Minty Hollander non c'era pi. Era
stata la loro diva, la loro duchessa ingioiellata, che una volta aveva
lavorato con Leslie Caron, che li richiamava all'ordine con quelle vocali
squillanti e quell'ostinato, seducente fascino, e adesso li aveva
lasciati.
Forse era un sollievo per loro che fosse morta. Senza di lei erano
certamente pi tranquilli, meno litigiosi, cos parve a Lev. E quando
lui e Simone iniziarono a servire il pranzo, tutti si azzittirono, scrutando
il proprio piatto, mettendosi o togliendosi gli occhiali per esaminare
quelle pietanze sconosciute. Poi iniziarono a mangiare e dopo
pochi minuti Pansy Adeane disse, con la bocca piena: Chi ha fatto
questa cosa con le patate?.
L'ha fatta lo chef, signora Adeane disse Simone.
Be',  deliziosa. Dillo allo chef, cara. Molto meglio della solita
poltiglia.
Non c'era traccia di Ruby Constad. Avevano apparecchiato per
lei, ma il suo posto era vuoto. Quando Lev domand a Berkeley
Brotherton dove fosse, lui disse: Non ne ho idea. Depressa nella sua
stanza, non mi stupirei. Quei maledetti figli non vengono mai a trovarla,
che esseri egoisti. Poi, una delle infermiere, intenta ad annodare
il tovagliolo intorno al collo decrepito ma fiero di Berkeley, si
intromise dicendo: La signora Constad oggi non mangia. Il pranzo
non  obbligatorio.
Lev e Simone giravano intorno al tavolo, aiutando le due infermiere
di turno a tagliare la carne per chi non riusciva a farlo da solo,
a volte accompagnando una mano tremante che stringeva un cucchiaio
verso una bocca spalancata o una lingua tirata fuori, come
pronta a ricevere l'ostia della Comunione. Lev sapeva che alcuni residenti
si ricordavano di lui e altri non avevano idea di chi fosse. Nel
corso della complessa cerimonia del pranzo domenicale, nessuno
parl fino a quando non emerse la questione della signora Viggers e
di Jane.
Secondo me, Jane Viggers era malata di testa disse Pansy.
Aveva una risata spaventosa,  vero aggiunse Douglas. Una
risata che sembrava uscire da Psycho.
La signora Vig non era molto meglio disse una donna appassita
e con la faccia da topo che si chiamava Hermione. Una volta mi
ha slogato il braccio.
Ti ha slogato il braccio? disse Berkeley.
S. Mi ha fatto uscire l'osso. Era una marxista.
Una sadica, vorrai dire la corresse Pansy.
Risate attorno al tavolo.
Lev non capiva perch stessero ridendo: per l'immagine dell'imponente
signora Viggers che si accaniva sull'esile braccio di Hermione?
Per l'uso inappropriato del termine "marxista"?
LeViggers avevano l'abitudine di soffiare roba dalla cucina... A
parlare era Simone, che stava facendo un giro per il bis del dolce al
rabarbaro.
Soffiare? disse Joan. Cosa vuol dire?
Si sente che non conosci il linguaggio della strada, eh? disse
Douglas. Vuol dire grattare. Rubare.
Un rispettoso silenzio accolse quelle parole accattivanti.
Davvero? Oh, racconta, Simone, di.
Simone serviva il dolce con un cucchiaio. Diversi piattini da dessert
erano stati completamente ripuliti. Gi disse. Ero sul punto
di, come dire, mettere in guardia la signora McNaughton, ma avevo
paura che mi strangolassero, o roba del genere.
Che ti strangolassero! Oh, mi piace. Che cosa rubavano, cara?
Un sacco di roba. In cucina c'erano una frusta elettrica e uno
spremiagrumi, ma leViggers se li sono soffiati. Stesso discorso per le
bilance. E poi tante altre piccole cose: posate, ampolline, coltelli per
sbucciare...
Coltelli!
Ma tu le hai viste rubare, Simone?
Be', non le ho proprio viste con i miei occhi. Ma so che l'hanno
fatto. Capite cosa intendo? La signora Vig arrivava sempre con una
specie di sporta. E so che la riempiva di roba. Non sto scherzando...
Be', tutto quello che possiamo dire intervenne Berkeley Brotherton
 che sono state fortunate. In marina sarebbero state cacciate
con infamia molto prima. Perch non sapevano cucinare, maledizione!
Scoppi in un raglio di risata - hack-hack-hack-hack! - che presto
si trasform in una tosse affannosa. Sput del catarro in un fazzoletto.
Adesso si manger meglio, non  vero, caro? chiese Joan a Lev
con tono lamentoso.
Chiamatelo chef ridacchi Simone.
Oh, chef, s, scusa tesoro. Chef. Adesso sar tutto pi buono, come
oggi?
Lev era in piedi a un'estremit del tavolo. Vide tante facce voltarsi
verso di lui. Silenzio nella sala. Non lo so disse con un filo
di voce.
Stai dicendo che non resterai? chiese Berkeley.
Lev scosse la testa. Sono qui per dare una mano, solo oggi.
Maledizione ansim Berkeley.
Udite, udite disse Douglas. Per una volta sono d'accordo con
il capitano.
Dopo che il pranzo fu terminato e le infermiere ebbero accompagnato
i residenti fuori al sole o nelle rispettive camere, Lev lasci
Simone a caricare la lavastoviglie e and nella stanza di Ruby Constad.
Quando buss alla porta, sent rispondere una voce flebile. Trov
Ruby seduta sulla sua poltrona con un album di fotografie sulle ginocchia.
Se lo strinse al petto appena Lev entr, come se fosse venuto
per portarglielo via.
Sono Lev, signora Constad disse lui. Venivo qui con Sophie.
Lei lo osserv con attenzione. Chi ?
Lui si avvicin. La faccia della donna era scarna e tirata, mentre
solo qualche mese prima appariva ancora florida. Gli occhi una volta
splendidi erano ora spaventati.
Sono Lev disse lui dolcemente. Ero venuto a Natale. E un'altra
volta. Ho aiutato in cucina.
Lo sguardo della donna si rasseren. Gli porse una mano debole.
Lui se la port alla bocca e la baci, vide che Ruby sorrise.
Mi ricordo di te disse. Sempre cos galant.
Volevo sapere se desidera qualcosa da mangiare. Ho fatto un bel
gratin... e un dolce al rabarbaro.
No, grazie, caro. Non ho fame. Vivo di biscotti adesso. Ne vuoi
uno?
Prese una scatola di bastoncini al cioccolato di fianco alla poltrona
e li offr a Lev. Lui ne prese uno. Ruby disse: Porta qui quello sgabello.
Ti faccio vedere alcune vecchie foto.
Le si sedette accanto e la donna sollev l'album verso di lui. India
disse. Poco prima della guerra. Questa sono io.  una recita di
benvenuto che abbiamo fatto all'istituto di suore per accogliere il vicer.
Lev vide una fotografia sbiadita di ragazzine in abiti lunghi fino
alla caviglia, tutte in fila su un palcoscenico, che si contorcevano in
strane posizioni. Ricord quello che Ruby aveva raccontato a lui e
Sophie: Abbiamo composto la parola Benvenuto.
Vedi la O? Io sono una delle due met. Quella di sinistra, qui.
Allora avevo i capelli neri.
Lev guard la ragazza nella fotografia - cos flessuosa e forte, cos
impegnata a formare la met di una bella O - e poi Ruby, accanto
a lui, rugosa ed emaciata nella sua pesante poltrona. Le disse che era
molto bella, che il quadro di benvenuto era geniale.
Lei gir la pagina, indic la foto di una suora sorridente. Sorella
Benedicta disse. Era la mia preferita. Mi mostrava tanti libri. Leggevamo
le poesie di Thomas Hardy e di A. E. Housman nella sua stanza.
Aveva un animo straordinariamente gentile.
Non l'ha pi vista?
No. Non so cosa ne  stato di lei. Sono tornata in India alla fine
degli anni Settanta, dopo la morte di mio marito, ma l'istituto di suore
non c'era pi. L'edificio era diventato quella che chiamano una
fabbrica tessile. Sono entrata, anche se non avevo il permesso. Non
dimenticher mai il rumore di quel posto, e la schiera di donne chine
su quelle malridotte macchine da cucire. Come se una sola macchina
da cucire non fosse gi abbastanza terrificante! E Dio solo sa
quante ore dovevano lavorare, poverette. Ricordo di aver pensato,
Non comprer mai pi un vestito!
Ruby chiuse l'album e domand a Lev come stava senza Sophie.
Lui accese una sigaretta. Non poteva certo dire alla vecchia signora
che aveva ancora fantasie erotiche su Sophie, che gli bastava pensare
alla carnosa morbidezza delle sue braccia per avere un'erezione.
Cos evit una risposta diretta. Disse che la perdita di Sophie era stata
sepolta da un'altra perdita - l'imminente scomparsa del suo villaggio
sotto l'acqua della diga di Auror.
Oh, Lev disse la donna non ho mai sentito una cosa cos spaventosa.
Sommergere d'acqua le case della gente! Santo cielo, ti fa
quasi rimpiangere un vicer, o qualcuno di quella pasta, che metta
in riga quei rozzi e meschini burocrati e gli dica: "No. Questo  oltre
ogni limite della decenza!".
Lev sorrise. Le raccont in tono dimesso che l'arrivo della diga
gli aveva fatto venire la folle idea di aprire un ristorante: Il primo.
nel mio paese dove si manger veramente bene.
Oh, un ristorante! disse Ruby. Fantastico. Devi assolutamente
farlo. Che tipo di ristorante sar?
Dunque rispose Lev non tanto grande. Circa cinquanta coperti.
La mia idea : tutto molto pulito ed essenziale. Pavimento in
parquet. Tovaglie bianche. Bicchieri dalla linea semplice e graziosa.
Forse un piccolo bar. Con qualche poltroncina di pelle l intorno. Magari
un caminetto per l'inverno...
Oh, s, un caminetto. Perch voi avete inverni freddi. Buona idea.
Le pareti di un bel colore. Forse ocra. Con attaccate vecchie fotografie...
come le sue... del nostro paese.
Fotografie. Molto bene. Per ricordare il passato.  una cosa importante
per tutti. Ma anche, Lev, mi viene in mente adesso, se un
cliente aspetta qualcuno che deve raggiungerlo ed  in ritardo o non
so, pu fare un giro e dare un'occhiata alle foto, invece di stare seduto
a fissare il vuoto e a sentirsi un idiota.
S. Non ci avevo pensato.
E il personale? Devi sceglierlo bene. Nessuna signora Viggers!
No, no.Voglio che tutto il personale e soprattutto i camerieri diano
una bella immagine. Ha presente? Efficienti e ben educati... Non
come nei vecchi ristoranti comunisti. Tutti felici del proprio lavoro,
di essere parte del mio progetto...
Lo trovo meraviglioso, Lev disse Ruby. Me lo immagino gi.
In ogni particolare.
Sorrise e Lev not che sulle guance scavate le era tornato un filo
di colore. Spense la sigaretta e disse: Ruby, adesso vado a prenderle
qualcosa in cucina. Deve mangiare.
Lo so disse lei, con un sospiro. Ma non ho proprio pi voglia
di mangiare. Mi dispiace. Lo farei se potessi. Magari quando star
meglio... se mai star meglio... partir per un avventuroso viaggio
nel tuo paese e verr a mangiare nel tuo ristorante e guarder le fotografie
sulle pareti gialle, in attesa di venire servita.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
L'ultima spiaggia.
...
.
...
Arriv una busta, l'indirizzo scritto nella calligrafia di Ina, ma non
conteneva nessuna lettera o messaggio di ringraziamento per i soldi
che Lev continuava a mandarle, soltanto un disegno a pastello,
fatto da Maya. Raffigurava dell'acqua, di un colore verdeazzurro,
con pesci colorati che ci nuotavano dentro e cavallucci marini che
avanzavano in fila. In cima al foglio, dove finiva l'acqua e iniziava
un cielo bianco, navigava una casa galleggiante come l'Arca di No,
ma era pi piccola dei cavallucci marini e sui ponti non c'era nessuno.
Poche parole erano scarabocchiate in un angolo del mare verdeazzurro:
"A Pappa da Maya". Nient'altro. Nessun bacio, nessun saluto affettuoso.
Lev mostr il disegno a Christy e Jasmina. Guarda come ha fatto
bene i pesci disse Christy. E Jasmina aggiunse: Forse  quello
che le ha detto tua madre... che quando arriva l'inondazione andrete
a vivere su un'arca?.
Lev appoggi il disegno sul davanzale della finestra. Si mise a
osservarlo. Cerc di capire quello che la figlia aveva in mente. Ricord
che la bambina parlava ai polli e alle capre e ai passeri che
camminavano nella polvere e pens, desolato, A chi o a che cosa
parler in un appartamento a Baryn?
Poi and dalla signora McNaughton per avere il compenso che
gli spettava, ma invece di congedarsi appena ricevette l'assegno,
disse che gli sarebbe piaciuto lavorare a tempo pieno al Ferndale
Heights, se la direttrice non aveva ancora trovato un sostituto delle
Viggers. La signora McNaughton congiunse le mani con trasporto
e disse: Oh, Santo cielo, Lev. Ma  meraviglioso.  esattamente
quello che volevo chiederti!.
Lev pens a come organizzarsi. Sarebbe entrato al Ferndale
Heights alle nove di mattina e ci sarebbe rimasto fino alle tre o alle
quattro di pomeriggio, dopo aver servito un pranzo caldo e preparato
la cena da servire fredda. Poi sarebbe andato da Panno alle
cinque. E avrebbe lavorato l fino a mezzanotte o all'una. Sarebbe
tornato a casa e andato a dormire alle due. Sveglia alle sette. E di
nuovo al Ferndale alle nove. Le ore erano lunghe, certo, ma non
erano altro che ore. Ce l'avrebbe fatta. Si disse che nessuna di quelle
ore sarebbe mai stata dura quanto una sola passata d'inverno
nella segheria di Baryn. Ed era sopravvissuto a quelle per quasi vent'anni...
La signora McNaughton disse che poteva pagarlo 17 sterline all'ora.
Con il batticuore, Lev rifiut l'offerta. Le ricord che si trattava
di una posizione di capo cuoco e chiese 20 sterline all'ora. La
vide esitare per qualche istante, poi cambiare espressione e accettare.
Con il suo sorriso votato all'efficienza, gli disse che il Ferndale
era fortunato ad averlo come chef.
Lev aveva fatto i conti. Se lavorava sei ore al Ferndale Heights
sette giorni alla settimana per 20 sterline all'ora, ne avrebbe guadagnate
840 lorde: 650 nette. Quello che guadagnava da Panno -
circa 216 sterline alla settimana in contanti - gli sarebbe bastato,
se faceva attenzione, per mantenersi e pagare l'affitto a Christy.
Prendendo 20 sterline all'ora al Ferndale, ne avrebbe potuto mettere
da parte circa 2.500 al mese. Avrebbe dovuto lavorare soltanto
quattro o cinque mesi per ottenere la cifra apparentemente irraggiungibile di diecimila sterline.
L'emozione - l'aver capito che, in fondo, non aveva bisogno di
incentivi governativi, di prestiti con gli interessi o di benefattori,
perch avrebbe potuto accumulare la somma che gli serviva combinando
due lavori invece di uno - gli toglieva il respiro.
Il suo primo e unico acquisto fatto d'impulso fu una divisa da cuoco.
La indoss e si guard. Si mise il cappello. Non gli importava
che fosse un accessorio ridicolo, che una volta GK l'avesse denigrato
definendolo "roba da segaioli". Sfil davanti a Christy e Jasmina,
e colse il loro sorriso.
Non stiamo ridendo disse Jasmina.
No, per niente disse Christy. Non lo faremmo mai. Siamo solo sorpresi da quanto  bianco.
Lev cerc di spiegare che agli anziani ospiti del Ferndale Heights
sarebbe piaciuto vedere il loro chef vestito con quella divisa vecchio
stile, che i residenti vivevano in un mondo isolato, limitato,
ma adesso lui, con la sua tenuta bianca, li avrebbe fatti sentire al centro di attenzioni.
Capisco disse Christy. Penso che sia magnifico, cosa dici, Jas?
S disse Jasmina. Gli sembrer di essere al Ritz. Peccato che
la signorina Minto, o come si chiamava, non sia pi l per gustarsi quello che fai.
Il dolore alla schiena a volte gli ricordava di quando era stato spinto
nel fosso dal carro con il fieno. Gli veniva la sera tardi, mentre si muoveva
a fatica tra i tavoli nel locale di Panno, sognando di sdraiarsi al
caldo e dormire. Ma non era niente. Soltanto una conseguenza inevitabile
della scelta che aveva fatto. Prendeva antidolorifici e andava
avanti. E, a poco a poco, la cucina del Ferndale si stava trasformando.
Lev e Simone avevano pulito tutti i pensili e i cassetti, eliminato
ogni macchia e residuo della lunga permanenza delle Viggers.
Sai una cosa, erano proprio due, come dire, sudicione, non  vero?
comment Simone, mentre metteva a bagno e sfregava le padelle,
sgrassava gli scaffali, buttava via confezioni di preparati per
creme e zuppe scaduti. Avrebbero potuto infettare l'intera cucina.
La cucina era infetta. Lev aveva quell'impressione. Infetta dalla
trascuratezza, dalla noncuranza. Gli ricordava gli squallidi ristoranti
dove era stato con Marina, nella vana speranza di mangiare bene,
per trovare solo gli stessi avanzi di cose vecchie, la stessa sciatteria.
Mi piacerebbe disse Lev a Simone dopo un paio di settimane
introdurre diverse opzioni nel menu di mezzogiorno. Due portate
principali. Due dolci. Ognuno pu scegliere. Che ne dici?
Bello rispose Simone. Ma prova a dirlo alla signora McNaughton, le verr un colpo.
Perch?
Costi, chef. Capisci? Scegliere  troppo... come dire... c' troppo spreco.
No disse Lev. Non se prepariamo dei menu. Presentiamo i
menu due o tre giorni prima. Ciascuno decide. Ce lo comunica. Cos
noi sappiamo quanti polli ci servono, quanto pesce eccetera, per il rifornimento. Non dovrebbero esserci sprechi.
S?
Certo. Perch no?
S? Non so perch no. Ma lei dir di no.
La signora McNaughton non disse di no. Disse che avrebbe accettato
quello che lei chiam un "esperimento della durata di un
mese". Preg Lev di combinare in ogni menu gli ingredienti pi cari
con altri pi economici.
Quando lui lo rifer a Simone, la ragazza disse: Bene. Allora, 
meglio che i menu li scriva io. Tu non sei in grado, giusto?.
D'accordo convenne Lev. Scrivili tu. Dalli alla signora McNaughton
per batterli al computer. Ogni piatto deve suonare invitante.
Simone decise di completare quel compito a casa e torn con
una formula che disse di aver elaborato insieme alla madre e poi
scritto in una bella e accurata grafia. Mostr il suo lavoro a Lev piena
di orgoglio.
IL VOSTRO MENU DI MERCOLED
Petti di pollo ruspante incredibilmente buoni ripieni di funghi,
scalogno ed erbe, serviti con un jus assolutamente fenomenale
oppure
Fantastico pesce al gratin dello chef con zero lische e pangrattato non ammuffito con Broccoli non surgelati o fagioli o tutti e due se volete
Crme brle secondo la ricetta dello chef soffiata al GK Ashe oppure
Sorbetto di anguria senza semi o altre schifezze dentro
Lev non tocc una virgola prima di portare il menu di Simone alla
signora McNaughton. La donna si mise gli occhiali. Lui vide un sorriso
allargarsi sulla sua faccia. Be' disse lo lascio cos. Diremo a
tutti che l'ha scritto Simone. Qualcuno forse brontoler, ma in generale
penso che lo troveranno divertente. E qualsiasi cosa li diverta
 un lampo di luce nelle loro vite buie.
Cos divenne uno dei momenti pi attesi della giornata: leggere
i menu del pranzo. Pi il linguaggio era eccessivo, pi gli anziani
ospiti del Ferndale Heights lo apprezzavano. Era come se le parole
anticipassero i sapori dei piatti. Con il passare delle settimane
(e i costi che rimanevano stabili e l'"esperimento" mensile che veniva
propriamente dimenticato), i testi dei menu divennero sempre
pi sfacciati. All'ora di pranzo, Lev poteva sentire Berkeley
Brotherton che annunciava: Io prendo la"salsiccia vegetariana maledettamente
buona con la purea senza la merda istantanea", oppure
Pansy Adeane che diceva con voce soave: Oh, Signore, non
mi ricordo pi quello che ho ordinato, Lev, tesoro. Mi sembra che
fosse lo "stufato irlandese duro e puro marinato davvero alla Guinness",
o forse quello era per gioved?.
Adesso l'ora di pranzo era pi chiassosa. Tutti mangiavano di
pi, parlavano di pi, restavano a tavola pi a lungo. Secondo me,
questo  un vero miracolo Lev sent dire da Douglas un primo pomeriggio.
Mangiamo meglio qui che al pub.
 vero disse Joan ma vedrai che non dura.
Perch?
Le cose belle non durano.
Be' osserv Douglas basta che durino il necessario. La purea
senza la merda istantanea pu durare ben pi di noi.
L'unica a non godere di quelle novit era Ruby Constad. Al Ferndale
Heights circolava voce che avesse un tumore allo stomaco e
che presto dovesse essere trasferita.
Trasferita dove? chiese Lev.
In un... come diavolo vengono chiamati quei posti maledetti
rispose Berkeley Brotherton. L'ultima spiaggia.
Ruby rimaneva sdraiata a letto, fissando i mobili della sua stanza.
A volte ascoltava un vecchio nastro di canti gregoriani. Con la mano
debole porgeva a Lev la confezione di bastoncini al cioccolato,
ma lui si accorse che la donna non riusciva pi a mangiare nemmeno
quelli.
Un giorno, Lev trov due persone di mezza et sedute in silenzio
accanto a lei. Questi sono i miei figli disse Ruby con un bisbiglio.
Lui  Noel e lei  Alexandra.
Non si alzarono n gli diedero la mano, si limitarono a fargli un
cenno con la testa. Nella stanza faceva molto caldo, ma Lev not
che il figlio, Noel, non si era ancora tolto il soprabito. La figlia,
Alexandra, aveva una cascata di capelli grigi e indossava una lunga
gonna di jeans e un paio di sandali. Le gambe erano pallide e
secche.
Lei lavora qui? chiese la figlia a Lev.
Lev  il nostro chef disse Ruby con orgoglio.
Ah, bene disse Alexandra.
Mamma non riesce pi a mangiare normalmente, non  vero,
mamma? disse Noel.
No disse Ruby. Non pi. Ma so che la cucina  diventata deliziosa
da quando c' Lev. Parla dei tuoi menu, Lev. Farai divertire
i miei ospiti.
I miei ospiti. Fu cos che defin il figlio e la figlia. Lev rest sulla
porta, not un mazzo di garofani da poco, ancora incartato, posato
su uno dei tavolini indiani. Be' inizi  una sciocchezza, in
realt. Nei nostri nuovi menu cerchiamo di descrivere la freschezza
degli ingredienti...
S, ma non lo spieghi come si deve disse Ruby. Dovete sapere
che Simone, la ragazza che aiuta Lev in cucina, scrive i menu
e usa volutamente parole sfrontate, per cui troviamo, per esempio,
"dolce fatto a mano che non fa schifo" oppure "ricetta di sorbetto
soffiata a un famoso chef"e altre cose buffe di questo tipo.
Gli "ospiti" sorrisero appena, senza slancio. La faccia di Ruby sul
cuscino era giallastra. Non lo trovate divertente? chiese ai figli.
Non molto disse Noel visto che non puoi assaggiare niente.
Quello non importa disse Ruby. Ha tirato su il morale a tutti.
 questo che conta.
Ruby torn ad appoggiare la testa sul cuscino. Aveva detto a Lev
che si stancava a parlare, che le piaceva stare a letto, ricordando il
passato, assaporando la sensazione di non trovarsi in un luogo concreto
e reale - di certo non al Ferndale Heights - ma in una terra
dei suoi sogni, dove il cielo poteva essere di qualsiasi colore che lei
avesse desiderato. Vedo cose meravigliose aveva detto. Vedo vesti
bianche agitarsi al vento su un filo da stendere; vedo elefanti
spruzzati d'acqua dai loro guardiani; vedo avvoltoi appollaiati su
enormi rocce...
Lev cap che gli "ospiti"aspettavano che lui se ne andasse. Si offr
di trovare un vaso per i garofani, ma Ruby disse: No, no, sono
piena di vasi. Ci pensa Alex. Vero, cara?.
Certo disse la figlia, Alexandra.
Ma non si mosse. Era come se, pens Lev, alzarsi in piedi su
quelle gambe pallide e secche fosse un gesto intimo, qualcosa che
lei si rifiutava di condividere con uno sconosciuto.
Adesso, Lev e Marina erano in una grande stanza, e il sole disegnava
rettangoli di luce su un pavimento profumato ricoperto di
segatura. Insieme spazzavano via la segatura per scoprire il solido
parquet sottostante.  questo lo spazio ripeteva Marina.  questo
lo spazio.
Poi gli spiegava che quella luminosa stanza era stata un tempo
un negozio di musica. Fino a poco tempo prima traboccava di strumenti
musicali e di scatole piene di spartiti. Elgar abitava qui gli
diceva prima di diventare famoso.
Era un sogno gradevole, senza punte di tristezza. A poco a poco,
tutta la segatura veniva spazzata via e raccolta in un angolo e il
parquet sottostante iniziava a risplendere. E Marina continuava a
decantare le qualit del negozio di musica vuoto. C' molta luce
diceva e c' un caminetto... guarda, Lev. Direi che qui ci puoi mettere
quindici o sedici tavoli e ti resta ancora spazio per il bar.
Lev avrebbe voluto chiederle dove sarebbe stata la cucina. Capiva
che c'era un altro spazio, sul retro del negozio, dove Elgar un
tempo dormiva su una stretta brandina, ascoltando la musica che
gli vorticava nella mente, ma aveva paura di trovare una camera
buia e angusta, con dentro la bara del compositore, per cui fece in
modo che quella porta restasse chiusa e non nomin mai la cucina.
Cos continuarono a spazzare la bella stanza e il rumore secco
delle scope era gradevole da sentire...
Lev si risvegli felice e soddisfatto, ma mentre preparava il t in
cucina si rese conto che quel sogno era stato un avvertimento -
l'avvertimento che ad Auror non era cambiato niente. Per quanto
- grazie ai soldi che era riuscito a spedire - la Chevy fosse stata riparata,
Rudi era ancora taciturno e di cattivo umore. Aveva detto a
Lev che la sua carriera di tassista aveva i giorni contati, che non era
preparato ad affrontare la fottuta mafia dei tassisti di Baryn e le
loro macchine di merda. Che la Chevy non poteva cadere cos in
basso. Che preferiva lasciarsi morire.
Poi c'era l'angosciante questione degli appartamenti a Baryn.
Lora aveva ottenuto un appuntamento con un funzionario dell'ufficio
preposto ai trasferimenti, il quale non aveva esitato a intascarsi
la mazzetta di cinquanta sterline, ma aveva detto che non poteva
promettere niente con la vista sul fiume e le aveva consigliato di
tornare dopo un mese. Mentre lei usciva dall'ufficio, l'uomo aveva
fatto un eloquente gesto con la mano, sfregando il pollice sui polpastrelli
di indice e medio.
Allora  corrotto marcio.
Direi di s.
Ve ne mando altre cinquanta aveva detto Lev.
Lora gli aveva raccontato che era andata a vedere l'area dove
dovevano sorgere le nuove case e che non c'era ancora nessun lavoro
in corso, nessuna traccia di cantieri. Aveva detto che quel terreno
era adibito a discarica, pieno di gabbiani e volpi in cerca di cibo.
Forse questo significa che la costruzione della diga  posticipata?
No, Lev. Niente affatto. Ingegneri e tecnici non fanno che andare
su e gi lungo il fiume. Ci hanno detto che i lavori inizieranno
il prossimo inverno. Ci troveremo senza casa e nessuno muover
un dito per noi.
Avrebbe tanto voluto dirle che aveva gi la soluzione, che se fosse
riuscito a lavorare fino a gennaio o febbraio, avrebbe raccolto la
cifra che gli serviva per dare il via alla sua grande impresa, ma non
poteva spiegare loro il suo piano, non osava, temeva che non l'avrebbero
visto come lo vedeva lui - la loro salvezza. Quello che temeva
di pi era il sarcasmo di Rudi. Un ristorante elegante a Baryn!
Be', questa  proprio un'idea del cazzo, compagno. Quale sarebbe
la tua maledetta clientela? Pensi che chi abita in quel misero buco
di citt abbia i soldi per pagarsi una cena da capitalisti?
Lev si era detto che quando sarebbe tornato a casa, faccia a faccia
con Rudi, quando avrebbe avuto i soldi, quando avrebbe trovato
il locale adatto, allora il progetto sarebbe apparso realistico a tutti.
Allora non gli avrebbero riso in faccia. Ma il sogno sul negozio
di musica gli faceva capire che le cose che si era immaginato - il bel
caminetto, l'automatico successo dell'impresa - rimanevano quello
che erano: pura fantasia. La splendida luce del sole, la stanza profumata
con il suo parquet, la presenza di Marina nel sogno - tutti
quegli elementi l'avevano confortato, ma cosa esprimevano veramente
se non un languido desiderio di ritornare alla vita che aveva
perduto?
Una sera tardi, quando Lev rientr a casa sfinito, dolorante, quasi
piegato dalla giornata al Ferndale e dal turno nel locale di Panno,
gli squill il cellulare ed era Rudi.
Ascolta disse l'amico. Lora dice che tu hai un "progetto". Allora,
qual  questo progetto del cazzo? Perch non ce lo dici?
Rudi aveva bevuto. La sua voce era nasale, accompagnata da regolari
sputi. Lev si sedette sul letto, si sfil le scarpe calciandole per
terra, tir su i piedi e abbandon la schiena sui cuscini con le giraffe.
Non ve lo dico rispose, cercando di mantenere la calma
perch il progetto dipende da una somma di denaro che non ho
ancora.
Allora perch ne hai parlato a Lora? Coglione! Perch l'hai illusa?
Perch mi dai del coglione? Perch ti sei fatto un po' di vodka
per disinfettare?
Sperava che quella vecchia battuta placasse la rabbia di Rudi,
ma non accadde.
Bevo disse Rudi perch la mia vita  una merda e perch tu
peggiori ogni cosa, lusingandoci con il tuo cosiddetto "progetto".
D'accordo, forse non avrei dovuto parlargliene. Ma volevo solo
rassicurarla...
No, non avresti dovuto parlargliene, cazzo. Ma non ci hai pensato,
vero? Sei talmente preso dalla tua vita in quella Londra di
merda, che non ti ricordi pi come si sta qui, vero?
Lev sospir. Era troppo stanco per quei discorsi. Me lo ricordo
disse. E per questo che sto cercando di inventarmi una soluzione.
Inventarti che cosa? Perch tutti questi misteri del cazzo? Vuoi
costruire Buckingham Palace nella piazza principale di Baryn? O
cosa?
Rudi disse Lev ascoltami. Posso solo dirti che devi avere fiducia
in me.
Sai che ti dico? ribatt Rudi.  proprio quello che non ho.
Non mi fido pi di te. Per niente! Tant' vero, dicevo a Lora, che
adesso do ragione a Ina, credo che non tornerai pi. Certo, ogni
tanto ci manderai dei soldi... una piccola elemosina per i poveri sfigati
che ti sei lasciato alle spalle... ma di noi non t'importa pi niente,
n di me e Lora e nemmeno di Maya.
Rimangiati quello che hai detto, Rudi!
Perch?  quello che penso. Sei come tutti gli altri che vanno
all'Ovest: sei diventato un bastardo egoista. Una volta eri un buon
uomo, un buon amico...
Sono ancora un buon amico. Chi ti ha aiutato ad aggiustare la
Chevy?
Certo. Mi inchino. Ti bacio il culo. Ma sono solo soldi, compagno.
E adesso per te quelli sono facili. Mandi soldi, mandi soldi,
mandi soldi! Facile come scorreggiare. Immagino che ormai avrai
soldi che ti escono da tutti i buchi. Ma stiamo arrivando alla resa
dei conti... o ancora non l'hai capito?
Quale "resa dei conti"? Perch lo fai, Rudi?
Faccio cosa?
Perch te la prendi con me?
Perch hai aspettato troppo! Davvero troppo, cazzo! Non credo
pi nel futuro. Nemmeno tua madre, nel caso non l'avessi capito.
Quindi tienitelo pure il tuo prezioso "progetto". Resta in Inghilterra
e goditela. Scopati qualche altra inglese, gi che ci sei. Dimenticati
di noi perch, sinceramente, noi ti abbiamo tutti dimenticato!
Rudi riattacc. Lev rest sdraiato, con il cellulare tra le mani. Si
disse ancora una volta che Rudi era ubriaco, che niente di quello
che aveva detto era da prendere sul serio. Tuttavia non poteva allontanare
quel timore, quella morsa di terrore nel profondo dell'animo
- che sarebbe stato dimenticato. Allarg un braccio, desiderando
aggrapparsi a qualcosa, stringere qualcosa al suo corpo stremato,
ma sul letto non c'era niente, soltanto la sua figura, sdraiata
l, con ai piedi i vecchi calzini bucati.
Adesso non gli dava pi tregua, la sensazione di essere stato dimenticato.
Tutti quelli del suo paese gli avevano voltato le spalle.
Persino Lydia.
Aveva spedito un altro assegno all'indirizzo dei suoi genitori a
Yarbl, ma non era stato incassato. L'aveva cercata al cellulare cinque
o sei volte, ma lei non aveva mai risposto. Ormai temeva che,
quando Lydia vedeva apparire il suo nome sul display del telefonino,
lo spegnesse all'istante. Le aveva lasciato messaggi in cui si scusava
per averle chiesto denaro la notte dell'aggressione, diceva di
aver perduto la testa dopo quello che era successo in Swains Lane,
la implorava di richiamarlo. Ma non l'aveva pi sentita.
Una domenica mattina, fece un ultimo tentativo. Sent che il telefonino
suonava. La immagin in una grande camera d'albergo a
Bruxelles o ad Amsterdam. Prov un disperato desiderio di sentirla
raccontare emozionata di un altro glorioso bagno rivestito di marmo,
di un altro accappatoio soffice come il velluto.
Ma ecco scattare la segreteria, con la sua voce registrata:
Avete chiamato Lydia, assistente personale del maestro Pyotor
Greszler. Mi spiace non potere rispondere in questo momento. Vi
prego di richiamare pi tardi o di lasciare un messaggio.
Lev sospir. Parl con un filo di voce. Lydia disse sono Lev. Ti
ho lasciato molti messaggi. Non voglio disturbarti. Avrai sicuramente
tanti impegni, ma voglio sapere se mi hai perdonato.
Fece una pausa. Poi riprese: Mi farebbe davvero piacere parlarti.
Vorrei sentire come stai... Tutto qui, credo. Oltre al fatto che...
non so come dirlo. Ho l'impressione che a casa tutti mi abbiano...
dimenticato. E questo ... be',  insopportabile.
Stava per chiudere la chiamata, ma poi aggiunse: Ah, s, e poi
volevo chiederti una cosa. Hai mai finito quel maglione che avevi
iniziato sul pullman? Perch non te l'ho mai visto addosso. Mi piacerebbe
sapere se hai mai fatto le maniche.
Attese. Una parte di lui sperava - si aspettava - che lei lo chiamasse
subito, se non altro per dirgli del pullover. Era seduto con il
cellulare sulle ginocchia, fumando e guardando Belisha Road invasa
dal nevischio. "Chiama"la implor in silenzio. Ma il tempo passava
e lei non chiam.
Si alz e si fece un t. Sapeva che non avrebbe dovuto stupirsi
se, alla fine, Lydia non voleva pi avere contatti con lui. Eppure ne
era sorpreso. Aveva sempre pensato che Lydia e Pyotor Greszler sarebbero
stati presenti nella sua vita futura, ma forse non sarebbe
andata cos. Forse, da quel momento in poi, ci sarebbe stato soltanto
un silenzio carico di recriminazioni.
Era tentato di richiamarla, ma all'improvviso temette di sconfinare
in un altro fuso orario, temette di svegliarla.
Una mattina, quando Lev arriv al Ferndale Heights, la signora
McNaughton lo convoc nel suo ufficio. La signora Constad ieri sera
 stata portata al St. John's gli disse. Le ho promesso che ti
avrei chiesto di andarla a trovare.
St. John's?
All'ospizio di St. John's. Non  lontano da qui.Vacci oggi. Aiuto
io Simone a preparare la cena cos puoi uscire subito dopo pranzo.
Lev rest seduto in silenzio sulla dura sedia che gli era stata offerta.
La signora McNaughton continu: Il St. John's  un bel posto.
Gestito da suore cattoliche. La signora Constad ha avuto un'educazione
cattolica in un convento in India, per cui immagino che
si senta a casa. Ma, di certo, per te, sar scioccante.
Lev annu. Pens agli scontrosi figli di mezza et di Ruby, seduti
immobili accanto al suo letto, con il desiderio di trovarsi altrove.
Lo sapeva disse Lev che la signora Constad ha partecipato
a una recita di benvenuto organizzata dal convento in onore del vicer?
No, non lo sapevo.
S. Faceva una met della O in "Benvenuto".
L'ospizio di St. John's era buio, con le tende tirate per tenere lontano
il sole. Si sentiva odore d'incenso e di qualcos'altro: il vecchio,
ben noto fetore del reparto oncologico.
Lev lasci il suo nome a una suora, che indossava un grembiule
di plastica sopra la tunica. Gli disse di accomodarsi e attendere
nel piccolo atrio di ingresso. Di fronte a Lev c'era un uomo anziano,
con un mazzo di lill incartati in un foglio di giornale, cos Lev
si rese conto di non avere niente per Ruby Constad. E poi ricord
i regali che portava a Marina quando era in punto di morte: a volte
fiori di campo, ma pi spesso oggetti a cui era affezionata e che
le mancavano, fotografie di famiglia, i primi disegni di Maya, un
orologio di Topolino, una lente d'ingrandimento verde, un uccellino
di legno...
Venga, signore. Pu entrare dalla signora Constad. Ma, non essendo
un parente,  pregato di non trattenersi pi di cinque minuti.
Vogliamo lasciarla tranquilla il pi possibile.
Lev segu la suora lungo il corridoio volutamente buio, rischiarato
soltanto da bacinelle in cui galleggiavano tremule candeline.
C'era un tale silenzio che i suoi stessi passi gli sembrarono pesanti
e rumorosi, i passi di una persona che non avrebbe dovuto trovarsi
l. Sentiva che gli mancava l'aria, aveva una leggera nausea.
Avrebbe voluto respirare la brezza fresca che soffiava in strada.
La stanza di Ruby era molto piccola - una cella. Il letto era alto
e munito di sbarre metalliche per evitare che la persona sdraiata
cadesse. C'era una luce fioca e accanto al letto un piccolo comodino
e una vecchia sedia impagliata. Sopra, sulla parete bianca, una
croce di legno.
Ruby era supina, con il naso austero che puntava verso l'alto.
Aveva le mani posate sul petto e sembrava che fosse stata una delle
suore a mettergliele in quella posizione. Sotto le mani si intravedeva
appena il lieve movimento ondulatorio del respiro.
Lev rest in piedi a guardarla. L'avvicinarsi della morte sembrava
- almeno ai suoi occhi - non avere mai procurato a Ruby Constad
quell'agonia che aveva torturato Marina. Ruby pareva averla
accolta serenamente come una compagna, rifiutando il cibo, girando
le pagine del suo album fotografico, e dopo aver raggiunto
l'ultima pagina, era arrivata l, al St. John's, nella semioscurit che
precedeva quella finale e definitiva.
Lev la chiam per nome e lei mosse le mani, ma non la testa.
Chi ? Lo chiese a voce alta, quasi stridula, come quella di un bambino.
Lev.
A quel punto la testa si volt e Ruby alz lo sguardo. Lev non
era sicuro che nella penombra lei riuscisse a vederlo. Si sedette sulla
sedia e si avvicin al suo viso.
Ah, s... disse alla fine. Ho detto alle sorelle:  quello che ha
dei bellissimi capelli grigi.
Le spunt un sorriso sulle labbra. Aveva l'alito acre.
Adesso... disse. Adesso...
Con le mani afferr le sbarre di metallo e cerc di tirarsi su ma
le si strozz il respiro e inizi a vomitare. Sul comodino c'era una
padella e Lev gliela tenne sotto il mento mentre lei rimetteva un filo
di liquido fetido. Poi sprofond di nuovo sui cuscini.
La vecchiaia non  roba da signorine comment. Chi l'aveva
detto? Non me lo ricordo. Ma aveva ragione.
Lev le pul la bocca e tolse la padella. Si pent di non aver portato
folti rami di lill, perch avrebbero potuto inebriarsi del loro
profumo.
Aspett. Con il dorso di una mano, la accarezz dolcemente su
una tempia. Dopo qualche minuto, Ruby disse: Sul comodino...
vicino al bicchiere... c' una busta, Lev.  per te. La vedi?.
Lev avvertiva che le carezze le erano di conforto, per cui era riluttante
a staccare la mano, ma vide la busta e la prese. Con una
grafia svolazzante c'era scritto "Per Lev".
S, eccola.
Bene,  per te.  un assegno. Piccolo. Per aiutarti ad aprire il ristorante
a... in quella citt che non mi ricordo come si chiama...
Baryn.
S, Baryn. Non aprire la busta adesso. Altrimenti potresti metterti
a discutere e io non ho le forze per farlo. Ora ti dico quello che
devi fare. Mi ascolti?
S.
Vai subito in banca. Ce l'hai un conto corrente, vero?
S. Filiale di Clerkenwell.
Bene. Vai subito a versarci l'assegno. Quando muoio bloccheranno
il mio conto, quindi devi incassare l'assegno prima. Hai capito,
Lev?
Lev guard la busta. Era leggerissima, eppure la sentiva pesante
fra le mani. Non riusciva a ricostruire che cosa avesse fatto - ammesso
che avesse fatto qualcosa - per meritarsi quel regalo. Stava
per dirle che non poteva accettarlo, che Ruby non avrebbe dovuto
dare assegni a persone che conosceva appena, quando la porta della
cella si apr ed entr la suora con il grembiule di plastica. La luce
tremula e profumata del corridoio penetr timidamente nella
stanza e Lev l'accolse con sollievo, come se le candele gialle esalassero
l'essenza stessa della vita.
Mi dispiace disse la suora ma ora deve andare. La signora
Constad deve riposare.
Lev annu. Aveva la gola strozzata, non riusciva a parlare. Si alz
lentamente, baci la mano a Ruby e sent le sue lacrime inumidire
le fragili dita della donna. Grazie balbett.
Lev caro disse lei, la faccia sfiorata dall'ombra di un sorriso.
Sempre cos galant. Spero che il tuo ristorante abbia un enorme
successo.
Arriv in anticipo da Panno per il turno serale e trov il patron che
puliva la griglia a carbonella.
Ehi! disse Panno appena lo vide. Ecco l'uomo che cercavo.
Ho una proposta da farti. Una proposta interessante, amico mio.
Dalla prossima settimana si libera un posto in cucina. Ti va?
Lev lo guard stordito. Fino al giorno prima avrebbe gioito a
quell'offerta, ma ora esit chiedendosi: Ce la farei? Tredici o quattordici
ore al giorno ai fornelli, sei giorni alla settimana. Potrei sopravvivere?
Cosa c'? chiese Panno vedendolo incerto. Tu sei uno chef,
giusto? Con ottime referenze di GK Ashe! Sei sprecato in sala. Vieni
a imparare i piatti greci nella mia cucina.
Lev annu, balbett qualcosa a Panno per ringraziarlo e disse
che accettava.
Bene disse Panno. Diciassette sterline all'ora. Okay? In questo
modo guadagni novanta o cento sterline a sera. E continuo a
pagarti in contanti, cos niente rotture per contributi e tasse, d'accordo?
 un'opportunit per mettere qualcosa da parte.
Grazie, Panno.
No, grazie a te. Qua la mano.
I due si strinsero la mano, quella di Lev fresca perch veniva da
fuori e quella di Panno calda e sporca di cenere. Poi Lev and al lavandino,
riemp un bicchiere d'acqua e bevve. La sua mente era gi
immersa nei conti. Adesso avrebbe guadagnato circa 1.400 sterline
alla settimana. Finora, mettendo insieme il lavoro al Ferndale e da
Panno, aveva messo da parte quasi 2.000 sterline. E quello stesso
giorno avrebbe incassato l'assegno di Ruby Constad di 3.000 sterline.
Era gi a met strada.
Si mise il grembiule bianco e azzurro e inizi ad apparecchiare i tavoli.
Pens che avrebbe dovuto sentirsi al settimo cielo, invece aveva
 le gambe pesanti, la testa che gli pulsava per l'ansia. E sapeva
che non era semplice stanchezza e nemmeno dolore perch Ruby
stava morendo. Era perch il suo sogno, il suo maggiore desiderio,
la sua Grande idea, stava avanzando verso di lui, e ora aveva accelerato
il passo, ma c'era un problema terribile e insormontabile: laggi,
a Baryn, dove l'idea avrebbe dimorato, non c'era nessuno ad
aspettarla. Nel suo paese, dove lui non vedeva l'ora di tornare, quel
progetto non era nemmeno il negozio di musica abbandonato delle
sue romantiche fantasie; non era niente. Non era niente perch nessuno si fidava pi di lui.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Menu comunista.
...
.
...
Lev torn a casa in pieno inverno, mite e umido a Londra, ma gelido ad Auror.
Non l'aveva detto a nessuno, preferiva arrivare cos, un estraneo
in un mondo che gli era diventato estraneo, preferiva tornare
da solo, con calma, con l'autobus, dall'aeroporto di Glie a Baryn e poi fino al suo villaggio.
Sul primo degli sgangherati, ben noti autobus, che sputava calore
da qualche parte annerita del suo sistema meccanico, Lev si
sedette vicino al finestrino e continu a pulire il vetro appannato
dalla condensa per poter guardare fuori il suo paese - le fattorie
abbandonate e le fabbriche silenziose, i depositi di carbone e le segherie
deserte, i nuovi edifici alti e i vivaci, lampeggianti cartelloni
pubblicitari delle societ americane in franchising, un mondo che
scivolava verso un precipizio tra la cupa parete rocciosa del comunismo
e il vuoto seducente e luminoso del libero mercato.
Lev fu felice della coltre di neve, che addolciva la bruttezza della
periferia, rendeva pittoresche le basse case dei villaggi, e persino
belli i muli sparsi che venivano guidati nella luce viola del pomeriggio,
con le schiene scarne cariche di fasci di giunchi. Si trov
quasi a sperare che la strada fosse impraticabile dopo Baryn, cos
avrebbe potuto ritardare l'arrivo ad Auror.
Era gi buio quando l'autobus entr nel deposito di Baryn e l'oscurit
fu la scusa che cercava per non proseguire oltre. Dopotutto,
non lo aspettava nessuno. Non c'era una cena pronta per lui, n
una lampada o un caminetto acceso. Era meglio, pens Lev, arrivare
ad Auror di mattina, con qualche eventuale raggio di sole a
rendere la neve pi bianca, quando Maya era a scuola, quando Ina
lavorava nel capanno, quando Rudi andava in giro per il suo servizio
di taxi. Meglio arrivare sotto un cielo azzurro.
Prese una camera all'Hotel Kreis, due stelle, con letto matrimoniale
e un vecchio televisore su un tavolino di plastica, incurvato
per il peso dell'apparecchio. Nel ristorante dell'albergo gli furono
serviti una zuppa in scatola e uno stufato non identificabile. Not
che la tovaglia era macchiata e i denti della forchetta sporchi. Bevve
una caraffa di vino rosso inchiostro e si addorment con i tram
che sferragliavano fuori della finestra e i tubi idraulici dell'albergo
che gorgogliavano sopra e sotto di lui, come se un misterioso mare
interno stesse riempiendo lentamente le'cavit delle pareti. Cadde
in un sonno esausto e senza sogni.
La mattina port il bel tempo e la neve inizi a sciogliersi.
Lev scese dall'autobus fuori Auror, e guard in direzione del suo
villaggio, poi verso le colline che lo sovrastavano. Si ferm nella
strada deserta. Ascolt quell'assoluto silenzio. Pens che, nonostante
avesse vissuto l per tanti anni, non si era mai reso conto di
quanto Auror fosse isolata, distante dalla frenesia dei grandi centri
urbani. Niente si muoveva nello scenario bianco, solo le luccicanti
gocce di neve sciolta che cadevano mute fra le siepi.
Poi Lev sent partire un rombo sordo, simile a un generatore. Da
l non si vedeva il fiume, ma guard in quella direzione e scorse la
sommit di una gru che svettava sopra gli alberi. Adesso, insieme
al rombo sordo, giunse lo uamp-uamp-uamp attutito di un battipalo.Cos Lev cap che erano iniziati: i lavori per il PSPU, il Progetto
straordinario di pubblica utilit noto come diga numero 917, accanto
al villaggio di Auror.
Lev afferr la borsa. Sent che il cuore gli batteva forte, quasi
a tempo con lo uamp-uamp della macchina che piantava alberi
d'acciaio dentro il letto del fiume. Appena scorse le prime case,
ebbe un sussulto e si ferm. Perch il suo ritorno era cos sofferto?
Per tanto tempo se lo era immaginato diverso, con tutte le facce
dei suoi cari che gli sorridevano oltre la barriera degli arrivi
all'aeroporto, con Maya che gli correva incontro a braccia aperte...
invece eccolo l, ad avvicinarsi silenzioso come un fantasma, come
se lui o Auror - o entrambi - si fossero macchiati di una terribile colpa.
Chi va l?
No, rispondi tu. Fermati e fatti riconoscere.
Lev ricord d'un tratto che era sabato. Questo peggiorava le cose.
Perch non aveva idea di dove fossero tutti; e non sapeva come immaginarseli.
Ina era a lavorare nel suo capanno? Maya a giocare
con i suoi amichetti nella neve? Oppure sarebbe dovuto entrare in
casa per trovarle tutte e due accanto alla stufa, e vederle voltarsi
verso di lui con aria spaventata?
Si trov a desiderare, per quanto fosse assurdo, di avere l con
s Christy Siane, un compagno, un completo sconosciuto con cui
tutti avrebbero dovuto essere gentili e cortesi, uno scudo dietro cui
nascondere i propri sentimenti. Perch in quella solitudine, in quel
vuoto paesaggio bianco, prov una specie di abietta nudit, come
se la sua famiglia non l'avesse mai visto prima, mai per quello che
era veramente, e adesso lo avrebbe fatto, e vedendo com'era, gli
avrebbe voltato le spalle disgustata.
Prosegu il cammino. Aveva quasi raggiunto la cima di un pendio
a lui ben noto. Nel giro di pochi istanti, da lass, avrebbe visto
casa sua. Lo uamp-uamp-uamp del battipalo divenne pi forte, pi
vicino... Poi sent il motore di un'auto e, quando giunse sulla sommit
del pendio, scorse l'inconfondibile sagoma azzurra e bianca
della Chevy che gli veniva incontro lentamente. Lev guard la macchina
che si avvicinava. Avanzava arrancando, il baricentro pi basso
che mai, le cromature che luccicavano ancora nel sole del mattino,
e al volante... be', poteva esserci soltanto una persona. Nessun
passeggero al suo fianco. Rudi da solo, forse diretto a Baryn per una corsa mattutina.
Lev pos per terra la borsa. La Chevy non rallent, ma continu
ad arrampicarsi lentamente su per la salita, con il suo vecchio
motore americano che borbottava e gorgogliava come sempre.
Adesso Lev not che Rudi aveva gli occhiali scuri contro il riverbero
della neve. Lev stava per alzare un braccio, ma lo sentiva pesante
e inerme lungo il busto, cos non si mosse e aspett che Rudi lo riconoscesse.
La macchina rallent, ma fu solo una leggera diminuzione della
velocit, un segno di cortesia nei confronti di uno sconosciuto
lungo la strada. Non si ferm e and oltre. Lev sent che aveva l'autoradio accesa.
Uamp-uamp-uamp... uamp-uamp-uamp... uamp-uamp-uamp... Il
battipalo, la musica dell'autoradio, il battito del suo cuore: tutto
congiur per isolarlo in una fredda caverna di dolore. Il suo amico
l'aveva visto e aveva proseguito, se n'era andato!
Lev si volt verso la Chevy, alz entrambe le braccia in un gesto
disperato, vide accendersi le luci dello stop, vide la macchina
fermarsi nel tratto in discesa.
Aspett. Tutt'intorno a lui la neve si scioglieva e scintillava.
Lasciando la borsa per terra, Lev si avvi verso la Chevy, vide la
portiera del guidatore spalancarsi con il suo solito, violento scatto
e la figura incurvata di Rudi uscire sulla strada. Indossava il logoro
giaccone a quadri che aveva scambiato con due pneumatici di scorta
al mercato di Baryn. Aveva i capelli grigi e arruffati.
Ehi! grid. Lev! Ma che cazzo...?
Rest in piedi accanto alla portiera aperta, tenendocisi aggrappato
come a un sostegno.
E Lev rimase stupito. Che cos'aveva Rudi? Era malato, o zoppo,
o cosa? Perch non si muoveva?
Ma poi, a mano a mano che Lev si avvicinava, Rudi cominci a
camminare verso di lui, e acceler il passo fino a correre, o meglio,
a saltellare nel suo solito modo sbilenco, l'unica espressione di velocit
di cui il corpo di Rudi era capace sin dai lontani tempi della
giovent.
Ehi! grid di nuovo. Ehi, compagno!
Infine i due si raggiunsero e si abbandonarono a un esausto abbraccio,
come due pesi massimi prossimi alla fine dell'incontro. Lev
voleva pronunciare il nome di Rudi, ci prov, ma si accorse che non riusciva a parlare.
Adesso Lev era seduto nella cucina di Rudi. Lora gli sedeva accanto
e gli teneva una mano sul braccio, e Rudi era di fronte a loro, che
guardava l'amico con una sorta di soggezione.
 come se disse io fossi un apostolo sconsolato che viene a
visitare la tua tomba, e poi tu esci fuori con dei buchi in quel cazzo di piedi.
Stavano bevendo caff e mangiando biscotti alla cannella. La
piccola casa sapeva di fumo di sigaretta e di legna bruciata. Lev not
che il soffitto sopra i fornelli era sudicio. La mano di Lora sul braccio era calda e confortante.
Allora, adesso? chiese Rudi dopo qualche istante. Che cosa ci aspetta?
Lev prese un altro biscotto, bevve un sorso di caff. Avvert il peso di quella domanda.
Che cosa ci aspetta?
Dunque inizi ecco che cosa ci aspetta. Ho messo da parte
dei soldi. Una bella cifra. Pi di quanto tu o io abbiamo mai guadagnato
in anni di lavoro alla segheria. Ed ecco come li utilizzeremo...
Con sua grande sorpresa, parl senza alcuna agitazione. Espose
l'idea del ristorante a Baryn come chi descrive un ricordo molto
vivido che non  sfumato nel tempo, ma anzi  diventato pi chiaro
e definito con il passare dei mesi. Raccont del negozio di musica
e del caminetto e del parquet e delle tovaglie bianche e del bar.
Disse che avrebbe iniziato a cercare il locale a Baryn il prima possibile.
Spieg a Rudi e Lora quante cose aveva imparato sulla cucina
e come si fosse convinto che, per qualsiasi persona, mangiare
bene poteva rappresentare una differenza determinante nella vita
di tutti i giorni, perch aiutava a tirare avanti e a non cedere alla disperazione.
Raccont i cambiamenti che aveva introdotto al Ferndale
Heights e il loro effetto benefico sul morale dei residenti, persino
nei loro ultimi mesi di vita. Annunci che avrebbe cercato di
migliorare la vita di tutti gli abitanti di Baryn.
Dopo un po', dopo che il vecchio cuc nell'ingresso aveva annunciato
chiss che ora e il telefono aveva suonato a vuoto un paio
di volte, Rudi inizi a fare domande.
Perch parli al plurale per questo progetto, amico? Noi che cosa
c'entriamo?
Giusto disse Lev. Io la vedo cos. Voglio che ciascuno faccia
quello che gli viene meglio.
A me cosa viene meglio? chiese Rudi. Sbronzarmi. Guidare
una macchina che ha venticinque anni. Pisciare nei radiatori. A che
cosa servirei?
Maitre d'hotel annunci Lev, schioccando le dita con enfasi.
Direttore del ristorante. Caposala. Tu gestisci il servizio ai tavoli.
Stai scherzando.
No, perch? Prendi gli ordini per le bevande. Fai sentire i clienti
a loro agio. Sarai perfetto. Fai filare diritto i camerieri. Racconti
barzellette. Sei l'immagine del locale.
Lora scoppi a ridere. Grandioso! disse. L'immagine del locale!
Non ho mai sentito una cosa pi azzeccata per Rudi.
Perch azzeccata? disse Rudi. La mia faccia da culo non  pi
bella come una volta. E le mie battute sono patetiche di questi giorni.
Non c' niente su cui scherzare.
Adesso ci sar disse Lora. Pensa, Rudi: un bar tutto tuo, una
cantina piena di vino.
Questo mi piace. Ma non sar all'altezza, amico mio. Berr
troppo. Senza accorgermene, mi scapper qualche parola sbagliata
con i clienti. Sar troppo imbranato.
Pu darsi disse Lev. Anch'io ero imbranato quando ho iniziato
al GK Ashe. Ma imparerai.
Rudi si sfreg gli occhi e fu come se li stesse lucidando, perch
dopo a Lev parvero brillare.
Maledizione disse Rudi. Che ti venga un accidente, Lev! Perch
non ce l'hai detto prima?
Perch non potevo parlarvene fino a quando non avevo i soldi.
E volevo essere qui, per dirvelo di persona.
Bene, adesso ci sei, vecchio mio, faccia a faccia con il tuo fottutissimo uomo immagine!
Si levarono le loro risa, disturbando la quiete della mattina.
E Lora cosa far? chiese Rudi quando ritrovarono la calma.
Che ruolo avr? Non voglio dare ordini a mia moglie come a una cameriera.
Lo so disse Lev.
Non fa niente disse Lora. Vado avanti con i miei oroscopi.
Quegli oroscopi maledetti! sbott Rudi. Cazzo, se sento ancora
parlare di Giove, faccio una strage.
Be', io mi stavo chiedendo una cosa disse Lev. Se a Lora piacerebbe lavorare in cucina con me.
Non sono uno chef, Lev.
Ehi, ma, scusa, tu cucini bene, piccola disse Rudi. E gi qualcosa.
Giusto? E a volte deve arrangiarsi con resti di salsicce e pane
raffermo e Dio sa quale altra sorta di avanzo. Eh?
Esatto disse Lev. Adesso posso darti ingredienti buoni, Lora,
e insegnarti tutto quello che ho imparato da GK Ashe e Panno.
Lora si protese verso Lev e gli diede un tenero bacio sulla guancia.
Ci sei mancato cos tanto disse. Vero, Rudi?
Puoi ben dirlo, cazzo. Soprattutto quando pensavamo che non
saresti pi tornato. Oh, merda, so che sono le undici del mattino o
gi di l, ma beviamo qualcosa per festeggiare. Vodka per disinfettare!
Rudi and a prendere i bicchieri e la vodichka.
Lev si guard intorno, in quella stanza che conosceva cos bene,
e pens che sarebbe potuto restare l con i suoi amici per sempre:
lasciare che il tempo passasse e si perdesse, senza mai desiderare
separarsi da loro.
Prese la bottiglia di vodka.
La mattina seguente, Lev si svegli sul divano di Rudi. Fuori, tutto
era rivestito di ghiaccio. La neve sciolta si era pietrificata in milioni
di cristalli luccicanti. Con i primi raggi di sole, lo scintillio di quel
mondo di vetro divenne uno spettacolo mozzafiato.
Lev si sedette al tavolo della cucina con Rudi e Lora per smaltire
la sbornia, bevendo Fanta e sgranocchiando gallette di riso stantie.
Fuori dalla finestra, gli alberi di ghiaccio tintinnavano nella brezza
del nord, come una foresta di lampadari a bracci.
Sarebbe voluto restare l, accanto alla stufa a legna, senza muovere
un passo per tutto il giorno, pisolare nel pomeriggio, continuare
a chiacchierare con Rudi e Lora finch non fosse scesa di
nuovo la notte. Ma adesso Lev fremeva per vedere sua figlia.
Quel giorno sarebbe finalmente tornato a casa.
Senti disse Rudi lascia che prepari Ina. Altrimenti quando ti
vede crolla sulla pila di legna da ardere, dannazione. Tu arrivi appena
le ho parlato.
No disse Lev. So dov' mamma la domenica mattina: in chiesa.
L'aspetter fuori. Sar inebriata di santit, quindi, con un po' di
fortuna, non mi urler dietro.
Gi, ma potrebbe avere un infarto.
Lev sospir. Allora sarebbe una bella fine. Morire davanti alla
chiesa sapendo che il figliol prodigo  finalmente tornato.
Lev fece la doccia, poi rimise le sue cose nella borsa e se ne and.
Attravers il villaggio a passo lento. Da dietro le finestre chiuse, da
dietro le tendine ricamate, alcune persone lo stavano guardando,
una faccia non del tutto sconosciuta che si aggirava sola nel vuoto mattino.
Ora era di fronte a casa sua e la guardava. Non si muoveva foglia:
silenzio totale. Anche le trivelle gi al fiume si erano azzittite.
Con il passare delle stagioni, le tavole di legno della veranda erano
diventate grigio-bianche. Una piccola bicicletta viola era appoggiata
contro il muro, accanto alla porta d'ingresso.
Lev si ritrov a tremare. Non era pi abituato al freddo di Auror.
Si domand come avesse fatto a sopravvivere tutti quegli inverni
alla segheria. Adesso quel lavoro gli appariva quasi disumano,
come se fosse stato una specie di tacita punizione - per la semplice
colpa di essere al mondo in un'epoca difficile.
Sal i gradini della porta d'ingresso. Alle sue spalle, s'immagin
l'acqua che montava, inghiottendo gi tutto quello che incontrava
sul terreno - attrezzi rotti, sacchi di patate marcite, secchi di plastica,
ossi di pollo lasciati dai cani - poi cominciando a insinuarsi
fra i muri delle case, cominciando ad apparire profonda, cominciando
a diventare verde e scura... E pens, tremante fuori casa sua,
che non aveva importanza, che Auror era un posto cos sperduto e
dimenticato che era giusto inondarlo, era giusto costringere gli abitanti
a lasciarsi alle spalle le loro strade polverose, i loro stracci votivi,
e a entrare a tutti gli effetti nel Ventunesimo secolo.
Invece di andare fino alla chiesa, Lev entr in casa e si accucci
vicino alla stufa a legna, cercando di riscaldarsi. C'era un odore di
lana bagnata. Su uno stenditoio di legno erano appesi alcuni vestitini
di Maya. La bambola che aveva chiamato Lili era su una sedia
con gli occhi chiusi. Lev apr la borsa e tir fuori i regali che aveva
portato alla madre e alla figlia e li mise sul tavolo, vicino a fiori
di plastica che Ina aveva infilato in un vaso di vetro.
Accese una sigaretta e aspett.
Dopo quella che gli parve una lunga attesa, sent le loro voci,
una leggiadra come quella di un folletto nell'aria gelata, l'altra un
roco e nervoso borbottio. And alla porta, l'apr e le vide risalire il
vialetto. Ina grid e si port le mani al petto, avvolta nel suo scialle
nero. Maya si ferm a fissarlo. Lev non seppe che altro fare se
non sorridere e allungare le braccia verso di lei. Allora Maya scoppi
in un urlo isterico: Pappa! Pappa! Pappa! Pappa!. E si precipit
verso di lui, e lui la sollev in aria e la fece girare in tondo, la
baci sul viso, sulla testa avvolta nel berretto lavorato a maglia con
il pon pon, poi la strinse forte, forte al cuore, e le disse che era tornato
a casa, a casa per sempre, e che adesso sarebbe andato tutto bene.
Ina lo osservava mantenendo le distanze, con lo scialle stretto
intorno al busto che le legava le braccia, cos poteva rimanere separata
da lui, preservare intatta la propria rabbia. Lev vide che la
sua faccia era invecchiata e gli occhi si erano rimpiccioliti. Vide anche che stava tremando.
Sei ingrassato gli disse.
Rudi e Lev andarono a Baryn in macchina e presero una stanza all'Hotel
Kreis. Lev aveva organizzato una tre giorni di perlustrazione.
Di giorno cerchiamo il locale aveva detto. All'ora del pranzo
e della cena giriamo per ristoranti e caff per vedere che piatti
servono.
Lungo la strada per Baryn, Rudi guidava con la frenesia di chi
ha finalmente avuto l'appuntamento con la donna dei suoi sogni.
Teneva la radio molto alta e intanto parlava, diceva a Lev che, oltre
a essere l'uomo immagine del locale, poteva far rigare diritto i fornitori,
riempire il bagagliaio della Chevy di cassette di fagiani e di lattughe.
Impareranno a temere la sola vista di questa macchina! disse.
Se non avranno pronti i loro pomodori del cazzo o che altro, rimpiangeranno di essere nati.
Lev sugger di comperare un pickup di seconda mano, per caricarci
le grosse quantit di merce, ma Rudi disse: Non ho intenzione
di guidare uno stupido pickup. Non fino a quando esiste la Chevy.
D'accordo disse Lev. Lo guider io.
Non sei capace disse Rudi.
Imparer disse Lev. Come hai fatto tu.
La prima sera decisero di cenare al Caff Boris, un ristorante a conduzione
familiare nella piazza del mercato.
Quando lo raggiunsero, videro che il Caff Boris era diventato
Brasserie Baryn e Rudi disse: Ahi, ahi. Non mi piace, Lev. Non 
che uno chef che fa il figo ha gi preso di mira questa citt?.
Entrarono. Le pareti erano state dipinte di azzurro. Un'insegna
azzurra al neon pubblicizzava della birra tedesca. Ai quattro angoli
della sala quadrata, spiccavano lucide palme in vaso. Ma Lev riconobbe
all'istante l'odore che arrivava dalla cucina, l'odore di zuppa
di barbabietole, di stufato non identificabile, di ravioli alle alghe.
Credo che non ci siano problemi disse a Rudi. Fiuto ingredienti
comunisti. Potrei dirti gi il menu.
Il ristorante era quasi vuoto. Ordinarono due birre a un maitre
di mezza et che sembrava cos stanco del suo lavoro, cos stanco
del mondo da trascinarsi per la sala appoggiandosi agli schienali
delle sedie, come se fosse su un treno in corsa. Aveva i pantaloni
lucidi per l'usura e le scarpe impolverate.
Stupendo osserv Rudi. Che pubblicit per il locale! Che uomo immagine!
Si misero a ridacchiare come ragazzini. Non riuscivano a smettere.
E fu cos, piegati in due dal ridere, che va li trov.
Camminava come una ballerina, portando le birre su un vassoio
di legno. Indossava un vestito nero e un grembiule bianco, con la
targhetta del nome appuntata sopra. I capelli neri erano legati dietro
da un nastro di velluto. Le mani che servirono loro le birre erano bianche e sottili.
Lev e Rudi la guardarono e lei sorrise mentre i due cercavano di
riprendersi da quell'attacco di risa. E tutti e due pensarono la stessa
cosa: assomigliava a Marina.
Si allontan e poi riapparve con i menu dentro una cartellina di
plastica unta. La sua vicinanza al tavolo trasmetteva una certa elettricit.
Rudi e Lev presero i menu senza dire una parola. va tir
fuori un blocchetto dalla tasca del grembiule e disse: Volete sapere
i piatti speciali del giorno?.
S rispose Lev. Ci dica.
Dunque disse lei mi spiace, stasera ce ne sono solo due. Coniglio
con bacche di ginepro e cervo servito freddo con uova sode.
Molto sode, direi.
Grazie disse Lev. Poi aggiunse subito: Pu portarci la lista dei vini mentre pensiamo a cosa ordinare?.
S, signore.
Oh, e pu dirci che cosa ci consiglia? Forse il coniglio?
La ragazza arross, sentendo gli occhi dei due uomini che le puntavano
la faccia e poi si abbassavano, per un irresistibile istante, sulla
sua figura sottile nella divisa da cameriera.
Il coniglio  buono disse.
Se ne and e Lev e Rudi iniziarono a bere la birra tedesca. Per
un po' restarono in silenzio. Le risate erano finite. Studiarono il menu
nella cartellina di plastica, guardarono il locale semivuoto, gli
altri avventori che si contavano sulle dita di una mano e il maitre,
ora immobile accanto al bancone del bar. L'insegna al neon gli lampeggiava
sulla faccia con una spettrale luce azzurrognola.
Rudi disse: Ti ricordi il lago Essel?.
S disse Lev. Certo che me lo ricordo. Probabilmente abbiamo
iniziato a morire quel giorno.
Abbiamo iniziato a morire quel giorno disse Rudi. Io ne sono
certo. Ma ora ci stiamo riprendendo.
va torn con la lista dei vini e Lev la prese. Vide che met dei
nomi era stata cancellata. Come mai non ci sono? le chiese.
La vide arrossire di nuovo. Non lo so di preciso disse. Credo
che i vini francesi siano stati tutti seccati. Scusi, intendevo dire
che non sono arrivati fin qui.
Lev fece un cenno di assenso. Con la coda dell'occhio vide Rudi
sorridere. D'un tratto si rivolse a va e le chiese: Ha sentito parlare
della diga di Auror?.
La diga di Auror? S. Ne parlano tutti. Immagino che voi non
siete di queste parti. Dicono che la diga ci cambier la vita.
Pensa che sia vero?
Lo spero. Scorse con lo sguardo il locale deserto. Spero che
porter pi clienti, pi ricchezza. Col tempo...
Era in piedi, molto vicina a Lev, i fianchi all'altezza delle spalle
di lui. Aveva un buon odore - qualcosa di acre ma seducente.
Avevano programmato di sfruttare la cena per definire l'itinerario
del giorno seguente. Dovevano vedere tre posti - tre locali che avevano
chiuso. Si erano portati la pianta della citt cos Rudi avrebbe
potuto capire come arrivarci. Ma era calato uno strano silenzio.
Nessuno dei due osava nominare Marina, parlare di quanto va le
somigliasse, ma entrambi erano turbati da quello che era successo,
come se all'improvviso si fosse levata una vecchia melodia in un
luogo dove non si era mai sentita una nota. Soltanto pi tardi, quando
erano sdraiati sugli scomodi letti a castello, svegli ad ascoltare
il rumore dei tram notturni, Rudi disse:  una brava cameriera,
Lev. Forse, finch siamo qui, dovremmo chiedere i numeri di telefono
alle persone che potresti assumere pi avanti.
La mattina, sotto un leggero nevischio, girarono in lungo e in largo
per le viuzze di Baryn, parcheggiando la Chevy dove potevano,
spesso con due ruote sopra il marciapiede.
Non posso vederla messa cos disse Rudi. Mi sembra una
puttana che si tira su la gonna, o un cane che piscia nel canale di
scolo. Per lei  umiliante. Quindi, dammi retta, compagno,  inutile
scegliere un posto dove non c' un cazzo di parcheggio.
I tre locali che visitarono, vuoti dall'estate o persino dall'anno
precedente, erano umidi e bui. Nessuno dei tre assomigliava al negozio
di musica che si affacciava nei sogni di Lev. L'unica cosa che
lo rallegrava erano gli affitti bassi. Aveva iniziato a sperare che il
denaro di cui disponeva - quasi dodicimila sterline - sarebbe durato
a lungo in quella citt.
Stavano tornando all'Hotel Kreis, nel tardo pomeriggio, quando
Lev disse: Mi  venuta in mente una cosa. Lydia mi aveva detto
che esiste davvero un negozio di musica, nei dintorni della piazza
del mercato. Andiamo a cercarlo.
Lev disse Rudi non hai detto che non vivi pi di sogni?
No, non l'ho mai detto. Sono i sogni ad avermi portato fin qui.
Parcheggiarono nella piazza, vicino alla Brasserie Baryn, e domandarono
a un uomo che assomigliava al vecchio proprietario
della Chevy, il professore di matematica, se sapeva di un negozio
di musica in quella zona.
S disse. Laggi, all'angolo.
Entrarono spingendo una porta pesante, che nell'aprirsi fece
suonare una campanella. Il negozio era piccolo, vecchio e ingombro
di materiale, rivestito di scaffali sbilenchi dal pavimento fino al
soffitto. Gli scaffali erano pieni di spartiti, vecchi dischi a 33 giri e
quelli che sembravano libri religiosi o raccolte di inni. Su un tavolo
di quercia, al centro, due violini e un sassofono ossidato erano
esposti su un panno di velluto. L'anziano proprietario sedeva taciturno
su una sedia di legno.
Lev si guard intorno, poi osserv il proprietario, che non aveva
battuto ciglio. Pens, Se Pyotor Greszler entrasse qui, quest'uomo
si alzerebbe subito e gli andrebbe incontro, sorpreso e onorato,
rianimato da un'improvvisa, incontenibile emozione.
Lev sussurr Rudi posto sbagliato, eh? Andiamocene.
Gi disse Lev. Ma poi, con imbarazzo, si rivolse al proprietario
e disse: Ci scusi. Ci siamo sbagliati. Avevamo sentito dire che
qui c'era un locale da affittare.
L'anziano tir fuori una sigaretta arrotolata a mano e prese una
scatola di fiammiferi. La mano gli tremava. Tornate l'anno prossimo
disse con voce roca, provata dal fumo quando sar morto.
Lev rimase senza parole.
Intanto chiedete qui accanto. Al numero 43. Il garage sta chiudendo.
Vendevano automobili dell'Europa dell'est. Ma adesso quei
pezzi di latta non li vuole pi nessuno.
Lev lo ringrazi e uscirono nella strada ventosa.
Merda disse Rudi. Forse dovremmo smettere di fumare. Non
voglio mica ridurmi come quello l.
Si fermarono davanti al numero 43 di via Podrorsky - una strada
intitolata al presidente quando lui era ancora in vita. Poi entrarono
e trovarono due meccanici che stavano riparando una vecchia
Citroen Desse. L'odore dell'olio scosse Rudi dal torpore del tardo
pomeriggio, cos inizi a guardarsi intorno eccitato. Ehi disse dopo
qualche istante qui c' un sacco di spazio, Lev. E nessun problema
per parcheggiare o arrivarci...
Era un vecchio edificio. Doveva essere stato utilizzato in dieci
modi diversi, proprio come la strada doveva aver cambiato nome
per una decina di volte. Alcune sezioni - met del primo piano -
erano state eliminate per ricavare il garage, ma nell'insieme il
palazzo aveva conservato una certa grandezza decadente. Il soffitto,
molto alto, era sostenuto da alcune putrelle d'acciaio.
Sulla parete di sinistra c'era una grossa struttura di mattoni che
attir l'attenzione di Lev. Come immaginava, era la pancia di un
camino, e Lev inizi ad accarezzarne la superficie fredda. I due meccanici
non gli fecero caso. Ma Rudi, vedendo l'amico perdersi nella
sua storia d'amore con il camino immaginario, si avvicin agli
altri due. Lev lo sent dire che aveva una Chevrolet Phoenix e chiedere
loro se potevano procurargli dei pezzi di ricambio.
No, mi dispiace compagno disse uno. Chiudiamo il mese
prossimo. Ma che cos' una Chevrolet Phoenix?
Chevy disse Rudi. Grossa macchina americana. Non l'avete mai vista?
Ma va' disse l'uomo. Come fa ad arrivare fin qui? Volando?
Decisero di cenare ancora una volta alla Brasserie Baryn.
va li accolse con il suo timido sorriso. Ordinarono due birre e
quando lei gliele port, chiese di nuovo: Volete sapere i piatti speciali di oggi?.
Provo a indovinare disse Lev. Coniglio con bacche di ginepro
e cervo freddo.
Veramente ribatt lei stasera il coniglio  con la senape.
Bene. E che cosa ci consiglia? chiese Lev.
Vediamo...
Abbiamo preso il coniglio ieri sera. Era un po'... filaccioso.
Non saprei. I ravioli alle alghe sono buoni.
S?
Anche se quelli di mia madre sono pi buoni.
Rudi alz il boccale di birra pieno fino all'orlo. A tua madre!
Giusto disse Lev alzando il suo. A tua madre!
va ridacchi, e si guard intorno per controllare che il maitre non la stesse puntando.
Poi Lev le domand: Ti piace cucinare, va?.
S disse lei ma sono pigra. Abito con mia madre e lascio che cucini lei... oppure mangio qui.
Da quanto tempo lavori qui?
Pi o meno un anno.
Ti piace questo lavoro?
Non mi lamento. Ma non vedo l'ora di vedere la Nuova Baryn,
quando ci sar pi lavoro per tutti.
La Nuova Baryn?
S. Terminata la diga, cambieranno il nome della citt. Si chiamer Nuova Baryn.
Quando ebbero finito la cena a base di zuppa di barbabietole e
ravioli alle alghe, e furono gli unici clienti rimasti nella brasserie,
invitarono va a bere qualcosa con loro. La ragazza si sedette e sorseggi
il vino bianco che avevano ordinato e Lev non riusciva a non
guardarla. Avrebbe tanto desiderato chiederle di sciogliere il nastro
di velluto che le legava i capelli.
Dopo i primi convenevoli, Rudi disse a va che lui e Lev erano di Auror.
Lei spalanc gli occhi, costernata. Mi dispiace disse oh, mi
dispiace molto. Non avrei dovuto dire quello che ho detto sulla diga...
Lev ne approfitt per allungare una mano e toccarle delicatamente
il braccio. Non ti preoccupare disse. Abbiamo dei progetti.
Grandi progetti. Faremo parte della Nuova Baryn.
S?
Certo. Vero, Rudi?
Saremo noi la Nuova Baryn! Rappresenteremo il nuovo spirito
della citt.
S? E come?
La mano di Lev era ancora sul braccio di va. Non la tolse e lei
non ritrasse il braccio. Il maitre, illuminato di azzurro nella sua postazione,
la guardava. Rudi disse: Per ora il nostro progetto  segreto.
Ma, senti, perch non vieni a fare un giro con noi sulla mia
grossa macchina americana, cos te lo diciamo in un orecchio?.
va arross. Ritrasse il braccio da sotto la mano di Lev. Non
posso disse. Devo tornare a casa, da mia madre, se no si preoccupa.
Ma magari potete tornare qui e... provare il cervo freddo?
S disse Lev. Domani sera?
Era tardi quando uscirono dalla brasserie, ma Rudi si diresse verso
l'Area periferica, sulla riva settentrionale del fiume.
Posteggiarono la Chevy e uscirono sotto il nevischio.Videro che
la discarica non c'era pi e che stavano innalzando cinque condomini.
Guardarono il cantiere e l'acqua del fiume, sotto la luce gelida
della luna. E pensarono la stessa cosa: nonostante il loro entusiasmo
per il ristorante, stentavano a immaginarsi di vivere in quel posto,
nella zona pi malandata della citt, dove aleggiava ancora la puzza
dei rifiuti. Lev osserv i cumuli di terra e di macerie, le pozzanghere
invase di terriccio giallastro, le gru arrugginite e i blocchi di calcestruzzo.
Difficile pensare a questo posto come a casa disse.
Puoi ben dirlo disse Rudi.
Restarono l in piedi in silenzio, lasciandosi coprire dalla neve.
E Lev fu sopraffatto dalla tristezza per Auror, per il loro vecchio villaggio travagliato e destinato alla rovina.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Via Podrorsky 43.

Il giorno che lasciarono Auror per sempre, Ina, vestita a lutto,
usc di casa, pass accanto a Lev e Rudi che stavano caricando
gli ultimi mobili sul pickup usato di Lev, e si sdrai in mezzo alla
strada polverosa. I due la guardarono, ma n l'uno n l'altro si mosse.
Sta pregando o cosa? disse Rudi.
Non lo so disse Lev. Non so mai quello che pensa o quello che fa.
Continuarono a caricare. Videro Ina grattare la terra, raccoglierla
e spargersela sulle spalle e sulla testa. Poi si mise a urlare.
Lev rest immobile, appoggiato al furgone. Se l'era immaginato,
lo sapeva nel profondo del cuore, nonostante le rassicurazioni
di Lydia - che la madre sarebbe stata la rovina del loro futuro. Tir
un pugno sul tettuccio del pickup e il colpo gli riecheggi nella testa
come un'esplosione. Gli sal la rabbia, una rabbia dal sapore
amaro. In quel momento avrebbe voluto calpestare il corpo disteso
di Ina finch non avesse sentito che le si spezzava il collo. Quando
Rudi disse: Vuoi che vada a tirarla su?, Lev rispose: No. Lasciala l.
Maya usc di casa stringendo la bambola Lili. Appena vide la
nonna sdraiata per terra, inizi a dimenarsi in modo strano per lo
strazio della scena. Lev le si avvicin e disse: Stai tranquilla. Andr tutto bene.
Ma Maya era rigida, di un pallore cadaverico. Come poteva andare "tutto bene"se Ina era caduta nella polvere?
Allora le disse Lev vuoi che mettiamo Lili sul furgone? Le troviamo un bel posto comodo?
Ma Maya nascose la faccia contro il fianco di Lev, non riusciva a
guardare, non riusciva a parlare. Lui le accarezz i capelli, che in
quei giorni portava raccolti dietro in una piccola e buffa crocchia,
tenuta insieme da un vivace elastico verde acido. Quella crocchia
non piaceva a Lev. Le faceva il viso troppo largo, troppo esposto e
vulnerabile. Allora le tolse l'elastico verde e le fece ricadere i capelli scuri in avanti e sulle orecchie. Presto furono umidi di lacrime.
Lo colse lo sfinimento. Aveva lavorato quindici, sedici ore al giorno
per mettere in piedi il ristorante, dormendo l, al 43 di via
Podrorsky, su un materasso fra i detriti lasciati dagli operai, oppure
rientrando ad Auror alle prime ore del mattino, facendo liste nella
sua testa, liste su liste di tutto quello che non era ancora stato fatto,
di tutto quello che non era ancora stato scelto o acquistato. Con
il costante timore di trascurare la cosa pi importante: le sue ricette.
Quando avrebbe finalmente aperto il ristorante - se non finiva
prima i soldi, prosciugato da tutte le bustarelle che era costretto a
pagare - forse si sarebbe ritrovato con la testa vuota. Forse non si
sarebbe pi ricordato un solo piatto. La parte di lui che aveva tanto
desiderato diventare uno chef avrebbe potuto essere gi morta.
Continu a parlare a Maya con dolcezza, ricordandole che il giorno
seguente sarebbero andati a pattinare e che Ina si sarebbe messa
ai margini della pista, ad ammirare i suoi salti e le sue piroette.
Vedrai che sar di nuovo contenta le disse senza crederci. Con la faccia tutta sorridente.
Quando guard di nuovo Ina sdraiata per terra, Rudi le era inginocchiato
accanto. Sospir. Gi disse, in quel lungo, sofferente
sospiro adesso aiutami, compagno. Aiutami a salvare lo spettacolo.
Alla fine Rudi fece salire Ina sul furgone e Maya le si sedette in braccio
e si strinse a lei, poi partirono. Nel retro del pickup, coperti con
un telone sbiadito, i mobili sbatacchiavano di qua e di l.
Nessuno si volt indietro a guardare Auror. Lev teneva gli occhi
fermi sulla strada disagevole. Maya si infil il pollice in bocca e si
addorment con la testa appoggiata sul petto di Ina. Ina aveva ancora
i capelli sporchi di terra, ma pareva non essersene accorta,
pareva non volersi accorgere di niente, restava immobile sul vecchio
sedile consumato, senza battere ciglio, come pietrificata.
Senti, mamma disse Lev, quando furono fuori dal villaggio ed
ebbero imboccato la strada per Baryn. Te lo dico una volta, ma non
ho intenzione di continuare a ripetertelo. Mi dispiace per quello che
 successo. So che ti ha spezzato il cuore. Ma non  colpa mia. Il
mondo  cambiato. E io ho solo cercato di adattarmi. Perch qualcuno doveva pur farlo. D'accordo?
La guard di striscio. Sembrava non averlo sentito. La sua bocca
era la linea sottile di una carta geografica.
Il suo silenzio continu. Non prestava attenzione a niente di quello che le dicevano gli altri, eccetto Maya. Non fece alcun commento
sul nuovo appartamento - nemmeno sulla corrente elettrica costante.
Quando Lev tir fuori dagli scatoloni i suoi attrezzi per creare
monili e glieli pos su uno scaffale nella piccola camera bianca
che avrebbe condiviso con Maya, Ina li raccolse senza una parola,
uno per uno, e li infil nel vecchio armadio che aveva voluto trascinarsi dietro da Auror.
Lev non sapeva cosa fare. Poteva solo pregare che lei gli rivolgesse
la parola dopo aver visto i lavori di ristrutturazione in via
Podrorsky. Comincia a diventare bello azzard con Rudi. I posti
belli non fanno venire voglia di parlare?
S disse Rudi. Normalmente s. Ma mi sa che questo non  normale.
Un mese dopo, Rudi e Lev portarono Ina nel ristorante quasi terminato,
attraverso le pesanti porte di vetro che avevano sostituito
le saracinesche arrugginite del vecchio garage. Lev osserv gli occhi
della madre scorrere sulle pareti color ocra, il pavimento di legno
chiaro, il camino di mattoni e i faretti sfavillanti, per poi volare
verso gli operai che dipingevano il soffitto, come se le fosse stato
chiesto di ammirare loro invece del locale.
Si diresse lenta, ansiosa, verso gli operai. Gli uomini abbassarono
la testa per guardarla - cos esile, cos pallida nei suoi abiti neri
- e uno di loro le rivolse un cortese Buon pomeriggio dalla sommit
di una lunga scala di alluminio. Ma Ina non rispose. Volt
loro la schiena, si gir verso la luce che proveniva dalla strada e si ripar gli occhi con le mani.
Cosa ne pensi, mamma? disse Lev. Ti piace il colore delle pareti?
Hai notato il caminetto?
Ma lei lo ignor, come aveva sempre fatto nell'ultimo periodo.
Lentamente raggiunse una sedia e si sedette, appoggiando le braccia
su uno dei tavoli nuovi. Lev vide le sue mani esplorare la superficie
laminata del tavolo. Poi Ina si esamin il palmo, come in cerca di schegge, o di polvere.
Qualit scadente disse in un bisbiglio.
Lev guard Rudi, che, con suo sgomento, indossava gi il nuovo
abito che gli aveva comperato per la futura posizione di maitre.
Ha fatto un commento sussurr Rudi. Vero?
Lev annu.
Rudi balz subito accanto a Ina e disse: Ehi, Ina, lascia perdere
il tavolo. Che ne dici del mio vestito? Armani, eh? Conosci Giorgio
Armani? Il primo bel vestito della mia vita. Questo non  certo
di "qualit scadente". Vuoi sentire il tessuto?.
Allung una manica verso di lei e le mani nodose e segnate dalle
vene di Ina si sollevarono lentamente dal tavolo per toccare il
morbido tessuto blu che ora avvolgeva le braccia pelose di Rudi.
Eh? disse lui. Bello, no? Visto la fodera di seta? Voglio solo
farti notare che  stato tuo figlio a comperarmelo. Con i soldi che
ha guadagnato in Inghilterra. Questo locale, questo vestito... tutto...
 stato possibile grazie a lui. E spero, Ina, che tu capisca cosa
significa, prima o poi.
Ina ritir la mano dalla manica Armani di Rudi. Poi, molto lentamente,
si volt verso Lev. Ho un po' fame disse con voce tremula.
Se questo  un ristorante, portatemi da mangiare.
Lev trasal. Doveva aspettare ancora settimane prima di potersi
mettere ai fornelli. I forni e i fuochi che aveva ordinato a Glie non
erano arrivati. Il suo contratto per la fornitura del gas non era ancora
stato confermato perch gli avevano chiesto un'altra bustarella.
Mamma... inizi. Mi spiace, ma non sono ancora pronto per...
No, no, no, aspetta! disse Rudi. Nessun problema.Ti do io da
mangiare, Ina. Aspetta qui. Lev, tira fuori i piatti e apparecchia la tavola.
Rudi corse verso la porta e usc. Lev non and a prendere piatti
e posate, ma si sedette di fronte a Ina. Sapeva dov'era andato
Rudi: al Fat Sam's American Burger Bar, aperto da poco nella piazza del
mercato. L, il venerd e il sabato sera, file di persone si snodavano
oltre l'angolo dell'isolato, per avere un tavolo o per comperare cibo
da asporto. Lev cercava di non pensare a quel posto, che gli abitanti
di Nuova Baryn sembravano gradire cos tanto, ma sapeva che
Rudi e Lora ci andavano spesso, che la pancia di Rudi si stava gi
gonfiando per la carne unta e i condimenti e i panini che divorava
l dentro. Se avesse continuato cos, ben presto non sarebbe pi entrato nel suo completo di Armani.
Lev guard la madre. Le sue dita avevano ricominciato a studiare
il laminato del tavolo. Le sue mani andavano avanti e indietro,
come impegnate in un gioco immaginario con le carte.
Hai ragione, mamma disse, cercando di essere il pi gentile
possibile. I tavoli non sono di buona qualit, ma poi ci metto sopra
tovaglie bianche. Staranno molto bene.
La donna gli gir la schiena - come per vedere se arrivava da
mangiare. Si comportava come se Lev parlasse una lingua straniera
che lei non poteva capire.
Rudi rientr con cinque confezioni di polistirolo contenenti gli
hamburger - una per ciascuno, compresi i muratori.
Lev non aveva fame. Il suo hamburger rest nella scatola, ma
prese un piatto di ceramica bianca e ci mise quello che spettava a
Ina, e lei abbass la testa e lo guard. Rudi le si avvicin e strapp
la bustina con il ketchup, poi apr il panino di Ina e spremette la salsa sulla carne.
Mangialo cos le disse.
Lui afferr il suo hamburger con le grosse mani e ne prese un
morso enorme. L'odore di cipolla invase la sala e a Lev torn in mente
la metropolitana di Londra. Avrebbe voluto andarsene - da Rudi
e da Ina. La rabbia e la frustrazione gli causavano brividi, ma anche
una strana eccitazione. Desiderava essere a letto con una donna in una stanza buia.
Osserv Ina prendere l'hamburger.Vide la sua bocca sottile aprirsi
e un minuscolo pezzo di panino scomparire al suo interno.
Niente male, eh? disse Rudi. Saporito, eh?
Ina continu a mangiare, masticando come una pecora. Il mento
le divenne lucido per l'unto e Lev avrebbe voluto pulirla, ma non
lo fece. Rest seduto e immobile, e nella sua mente affaticata riemersero
immagini di Sophie, che cerc invano di scacciare.
Rudi termin il suo hamburger, poi pass a quello di Lev. Avendo
rinunciato a parlare con Ina, si rivolse a Lev e disse: Quando
sono uscito ho visto che hanno aperto il locale nuovo qui a fianco.
Lev si sent mancare. Tutto ci che succedeva a Nuova Baryn lo
toccava da vicino. Sapeva che il successo della sua impresa sarebbe
dipeso non solo dalle sue capacit di chef, ma anche da quello
che gli accadeva intorno in citt. Sapeva che stava imboccando una nuova strada piena di ostacoli.
Non c' pi traccia di spartiti o vecchi oboe arrugginiti continu
Rudi. Mi sa che  finito tutto sottoterra insieme a quel fumatore
incallito del vecchio proprietario. Ma non indovinerai mai che cosa c' adesso.
Non dirmelo disse Lev stancamente. Un altro ristorante?
No disse Rudi. Senti qua. Una galleria d'arte.
A quelle parole sconosciute, Ina alz gli occhi. Fece un piccolo rutto.
Lev entr nel letto di va.
Adesso la ragazza non viveva pi con la madre, stava in una camera
in affitto non lontano da via Podrorsky. La camera era in alto,
nel sottotetto di un antico edificio di mattoni. I piccioni, gironzolando
sulle tegole nelle loro veglie e corteggiamenti, la rendevano
rumorosa - come se lass stessero scorrazzando topi - e lui non riusciva a dormire.
Nella prima luce del mattino, Lev guard va. La curva del suo
naso. I capelli neri sparsi sul cuscino. I piccoli seni, bianchi e morbidi.
Stava ricordando a se stesso che, s, va era bella, che, s, lui
era fortunato ad avere una ragazza cos. Eppure, ogni volta che stava
con lei si sentiva in colpa. A volte non riusciva a fare l'amore,
proprio quando era l tra le sue braccia.
Perch? disse Rudi. Non capisco. Ha trentun anni. Ha il sorriso
di una Monna Lisa. E ti adora. Che problema c'?
Non lo so disse Lev.  cos.
Cos come? Spiegamelo, vecchio mio. Perch per me non ha senso.
Per Lev aveva senso, ma lo metteva in imbarazzo, gli faceva provare
un po' di vergogna, cos non riusciva a parlarne - nemmeno
con Rudi. All'inizio, appena aveva conosciuto va, si era illuso di
riuscire ad amarla. Aveva pensato che avrebbero potuto avere un
futuro insieme. Una notte, con la luna piena che filtrava attraverso
l'abbaino, va gli sussurr all'orecchio che voleva un figlio da lui.
Lev gli disse non ti piacerebbe? Diventare di nuovo padre?
Lui le era sdraiato accanto e fumava una sigaretta. Le parole che
stava per pronunciare erano pesanti e amare, come il pane di segale.
Le disse che essere il padre di Maya era gi abbastanza complicato:
non poteva immaginare di ricominciare tutto da capo. Le disse
che l'unica creatura che voleva mettere al mondo in quel momento
era il suo ristorante, che quella era la sola cosa che dava un
senso alla sua vita. E dopo averlo ammesso, si sent improvvisamente
sollevato e pervaso di un'inattesa contentezza, perch aveva detto la verit.
va si mise a piangere. Lev la guard scendere dal letto, infilarsi
la vestaglia e andare alla finestra. Sotto i raggi della luna, la sua
carne pareva spettrale, e Lev pens, S, questo  un aspetto del problema:
fare l'amore con lei  come farlo con un fantasma.
Ma c'era dell'altro. Tra la perdita di Marina e l'incontro con va,
c'era stata Sophie. Era andata come era andata. Sophie l'aveva guarito
e poi ferito di nuovo. E la verit, nella mente come nei sogni di
Lev, era che Sophie era ancora l, che rideva, strillava, tirava pugni.
Sentiva ancora il sapore delle sue labbra, il cranio di lei contro il suo, ossa su ossa.
Mi dispiace, va disse. Mi dispiace...
Quindi disse lei cosa dovrei fare? Andarmene da Baryn?
Devi fare quello che vuoi tu disse Lev. Devi fare quello che ritieni pi giusto per te.
va non se ne and. Disse a Rudi che secondo lei Lev era ancora in
lutto per Marina, ma che avrebbe imparato ad amarla - col tempo.
Ma pensi che abbia ragione? gli chiese Rudi, una mattina,
mentre uscivano in strada per controllare l'installazione dell'insegna del ristorante.
No disse Lev.
Per non  finita, amico mio, vero? Perch so che dormi ancora nel suo letto.
S disse Lev.  vero. Ma devo smetterla. Non ci andr pi.
Ma ti ricordi quando l'abbiamo conosciuta? disse Rudi. Quella
sera al vecchio Caff Boris. Ti ricordi?
Io non sono altro che questo, Rudi: ricordi disse Lev. Non ho
bisogno di richiamare alla mente nessuna altra cosa.
Ora guardavano l'insegna: Marina. Lettere argentate su sfondo
blu. Due operai la stavano fissando al muro.
 bella disse Rudi.
Lev la osserv. E pens a come, giorno dopo giorno, anno dopo
anno, quella parola, quel nome spettrale, Marina, sarebbe continuato
a vivere nel respiro della citt e a quanto sarebbe stato doloroso per lui.
Tiratela gi ordin agli operai. Ho cambiato idea.
Rudi lo port in un nuovo caff italiano sulla piazza dove, in
quell'autunno mite, i clienti stavano ancora seduti fuori su sedie
metalliche, a sorseggiare latte caldo e cappuccini. Quando Lev si
sedette, ebbe l'immediata sensazione di trovarsi di nuovo a Londra.
Allora, cosa ti succede? disse Rudi quando venne servito loro il caff.
Lev si strofin gli occhi. Rudi disse. Ti chiedo solo di essere
mio amico. D'accordo? Solo questo.
Cosa vuoi dire? Io sono tuo amico, cazzo.
Smettila di... di farmi interrogatori. Limitati all'amicizia.
E tu dubiti della mia amicizia... dopo tutto questo tempo? Dopo
tutto quello che abbiamo passato insieme?
No.
E allora cosa c'? Cosa c'?
Lo sai cosa c'. Ho bisogno di andare avanti, non indietro.
Rudi si riemp la bocca della schiuma del cappuccino, cucchiaiata
dopo cucchiaiata, fino a quando non ne rimase pi traccia. Aveva
lo sguardo carico di - cosa? Rabbia? Incomprensione? Trangugi il
resto del caff, sbatt i soldi sul tavolo e si alz. Non ti capisco
disse. Si  sempre dovuto chiamare Marina. Hai detto di avere pensato
al nome prima che a qualsiasi altra cosa. E adesso lo tradisci.
No disse Lev. Cerco di non tradire il mio futuro.
E piantala di parlare per enigmi disse Rudi. Credi di essere
un genio filosofico, o cosa?
Attravers la piazza con passo deciso e Lev lo segu lentamente.
Lo raggiunse in via Podrorsky, davanti alla galleria d'arte che
aveva preso il posto del vecchio negozio di musica. Rudi stava osservando
la vetrina dove una scultura ben illuminata, che richiamava
un busto tagliato a met, girava lentamente su una piccola piattaforma meccanica.
Guarda questa merda! disse Rudi. Guarda questo pezzo di rottame. Riconosci di che cosa  fatto?
Metallo disse Lev.
Pezzi di ricambio per automobili! sbott Rudi. Guarda la pancia:
quelli sono tubi di radiatore. Che vadano a fare in culo! Le "arterie"sono
fili di candele. Il "cuore" un fottuto spinterogeno. Brutti stronzi!
Mentre guardava, Lev vide avvicinarsi alla vetrina il proprietario
della galleria, un uomo con un abito dal taglio sartoriale, che
sorrise, come se Lev e Rudi fossero potenziali acquirenti
dell'opera esposta.
Anche Rudi lo not e disse: Gli conviene sparire! Ho passato
met della mia vita del cazzo a cercare pezzi di ricambio. Non dormivo
la notte dalla disperazione. E adesso cosa vedo? Uno scultore
di merda li spreca cos... come se non avessero valore. Come se
niente avesse pi valore.
Lev non si mosse. Vide il gallerista sparire di nuovo nella penombra.
Come pensi che sia calcolato il valore delle cose? disse. Soltanto
in base a quanto la gente  disposta a pagare.
Il ristorante di Lev apr in pieno inverno.
Non aveva insegna, nessun nome preciso. La gente inizi a chiamarlo
semplicemente "Via Podrorsky 43".
A volte, a met pomeriggio, poco prima dell'imbrunire, mentre
Lev ispezionava le tavole apparecchiate, verificando che i bicchieri
fossero puliti e brillanti, scorgeva persone che sbirciavano attraverso
le porte di vetro. Gli ebeti li chiamava Lora. Ma col tempo, molti
ebeti diventarono clienti. Quella era ancora una citt piccola, nonostante
i nuovi edifici in costruzione, nonostante le nuove imprese
che cancellavano le vecchie, e le voci sulla buona cucina a prezzi
ragionevoli del Via Podrorsky 43 si diffusero per Nuova Baryn come
una serie di previsioni che annunciavano il bel tempo. Alla fine
dell'inverno, per avere un tavolo bisognava prenotare con due o tre
settimane di anticipo.
Rudi - che ogni sera piroettava avanti e indietro dalla sala al bar
alla cucina con il piglio sicuro e accattivante di un prestigiatore, e
che nel suo ruolo di maitre finiva spesso per abbandonarsi a sorprendenti
slanci di generosit con bevande gratis - presto disse che
ci voleva un locale pi grande, ma Lev disse di no, che quello andava
bene, che era ci che voleva: quel numero di tavoli, quel menu,
quella quantit di ingredienti sempre freschi, quel senso di intimit e di luce...
Nella cucina di Lev - il suo adorato regno - le fiamme dei fornelli
erano di un azzurro ubbidiente, con slanci gialli a improvvisi,
trionfali comandi; le salamandre luccicavano e risplendevano del
rosso di un vulcano in eruzione. E la vista di quell'arcobaleno di calore
spesso gli suscitava una sensazione di gioia assoluta che non
aveva mai provato prima. Perch lui lo dominava. Finalmente, quelle
ruggenti, impalpabili meraviglie sottostavano al suo volere.
Dormiva poche ore per notte, si alzava la mattina presto e andava
ai mercati. Ricord le parole di GK: Dovrai delegare, Lev. Non
puoi sempre preparare, cucinare e andare a prendere il pollame
e ascoltare i racconti dei cacciatori di selvaggina, tutto nello stesso giorno.
Ma delegare non era sempre possibile. A Rudi, che beveva
e mangiava in abbondanza ogni sera, piaceva dormire fino a tardi.
E nemmeno lui - felice com'era del suo ruolo di maitre - aveva
la stessa passione di Lev per l'impresa. Nessun altro ce l'aveva. E
cos era Lev stesso ad andare in macchina in montagna a ritirare la
selvaggina in fattorie isolate, o a fare lunghi e faticosi viaggi a Jor,
per comperare il vino. Ma non si lamentava. Era ancora pieno di entusiasmo
per la sua Grande idea. Ne percepiva ancora il brivido caldo
ed elettrizzante nel profondo del cuore.
Lungo la strada, a volte superava pullman diretti a sud, verso
Glie e il confine. Quando gli arrivavano i fumi dei loro neri tubi di
scappamento, si abbandonava al ricordo del suo viaggio attraverso
l'Europa, della banconota inglese da venti sterline che aveva studiato
sotto la debole luce del pullman, della vodka che aveva bevuto
dalla fiaschetta, delle uova e del cioccolato che aveva mangiato insieme a Lydia.
Lydia.
Le aveva mandato una lettera all'indirizzo dei genitori,
raccontandole del ristorante, includendovi un menu, offrendo a Pyotor e
a lei una cena gratis quando avrebbero voluto. Nelle sue fantasie,
lei compariva sulla porta del Via Podrorsky 43. Entrava a braccetto
del maestro. Gli altri clienti si alzavano e applaudivano quando
Greszler e Lydia venivano accompagnati da Rudi al loro tavolo. Poi
Lev usciva dalla cucina per andare a salutarli, abbracciava forte Lydia
e lei gli sussurrava alcune parole all'orecchio, sempre le stesse
parole. Ti perdono, Lev, ti perdono.
Ma, in realt, non arrivarono mai. E quando Lev raccont a Rudi
l'intera, bizzarra saga della sua amicizia con Lydia, l'altro comment:
Quello che mi sorprende, compagno,  che tu ti aspetti che
lei si faccia vedere.
Lo so disse Lev. Quando le ho chiesto diecimila sterline, penso
che allora la corda si  spezzata.
Gi disse Rudi. Deve essersi seccata parecchio. Ma non  per
quello che non si fa vedere. Non si fa vedere perch teme quello
che prova ancora per te. Quindi devi fartene una ragione e dimenticarla.
Lev riflett su quelle parole. Su gran parte della sua vita passata
aveva cercato di stendere una coltre di oscurit. Ma le persone e
i luoghi sepolti l sotto non gli davano pace. Non smettevano di
chiamarlo. Erano avvolti in colori smaglianti. E continuavano a riflettere
la luce nell'alternarsi delle stagioni.
Uno di quelli che lo chiamavano era Christy Siane.
Christy aveva sposato Jasmina con rito civile a Camden Town, e
Jasmina aveva indossato un sari bianco e dorato e Frankie le aveva
fatto da damigella d'onore, anche lei con un piccolo sari che aveva
continuato a sistemarsi addosso nel corso della lunga giornata di festa.
Christy aveva scritto a Lev che il matrimonio con Jasmina era
stato "il pi bel giorno della sua vita" e gli aveva raccontato che stava
sistemando il giardino di Palmers Green e che seguiva un corso
di yoga. Aveva affittato l'appartamento di Belisha Road. Non voleva
pi saperne di North London: adesso era un abitante della periferia
e si era specializzato nel montaggio di cucine. Era anche ingrassato
per colpa del korma di pollo di Jasmina.
Poi, nell'estate dell'anno in cui Lev aveva aperto il Via
Podrorsky 43, Christy gli telefon dicendo che lui e Jasmina avevano deciso
di fare una vacanza nell'Europa dell'est e includere Baryn nel
loro itinerario. Al telefono, Christy disse: Jasmina sa che una delle poche persone che mi mancano sei tu, Lev.
Arrivarono a Baryn un venerd mattina di agosto, con una macchina a noleggio. Appena Christy entr al Via Podrorsky 43, disse: Santo cielo! Hai fatto un ottimo lavoro, vecchio mio.
Si abbracciarono. Christy non sapeva pi di fumo e sulla sua faccia
rosea non c'erano pi tracce di eczema.
Jasmina butt le braccia al collo di Lev. Fammi le congratulazioni
rise. Sono la nuova signora Siane.
Benvenuta signora Siane disse Lev. Benvenuta nel mio sogno.
Dopo aver fatto un giro del ristorante, ammirato i fiordalisi dentro
i sottili vasetti sui tavoli e le posate luccicanti e le poltrone di
pelle accanto al caminetto e il bar ben fornito, Lev li condusse al tavolo
sul retro e Rudi apr una bottiglia di champagne.
Christy disse a Rudi: Faccio fatica a considerarti come un essere
vivente. Nella mia mente tu sei un mito.
Lev serv il pranzo. Una terrina di coniglio su un letto di lattuga
con maionese alle erbe; petto d'anatra con salsa al ginepro e
patate al gratin; torta al cioccolato, molto simile a quella che aveva
fatto in Belisha Road quando Jasmina era andata a cena da loro
per la prima volta, tanto tempo addietro, ma con un impasto
cos perfezionato, cos friabile che si scioglieva in bocca come cioccolato fuso.
Maledizione disse Christy quando mangi l'ultimo boccone
hai fatto progressi ai fornelli, vecchio mio. Non posso negarlo.
A quel pranzo erano state invitate anche Ina e Maya. Mentre gli
adulti bevevano il caff, Maya si sedette in braccio a Jasmina e lei
sorrise lasciando che la bambina le studiasse gli orecchini e le accarezzasse i capelli lucenti.
Quanto a Ina, quella fu la prima volta che fece un commento sulla cucina di Lev. Dopo la torta al cioccolato, d'un tratto disse: Aveva un buon sapore. Mi ha ricordato il sonno.
Christy e Jasmina avevano deciso di restare tre giorni a Baryn.
Quello che vogliamo vedere assolutamente prima di partire disse Christy a Lev  il posto dove sorgeva Auror. Vogliamo vedere le colline di cui ci parlavi e il nuovo bacino.Vogliamo portarci tutti questi ricordi in Inghilterra.
Lev esit. Non andava spesso lass. Non aveva mai tempo n voglia. La vastit della diga, il rombo della cascata e delle turbine idroelettriche gli suscitavano un'incontenibile e trascinante meraviglia.
Ma risalire con la macchina la strada ripida sopra la diga, dove il bacino si estendeva nella valle sopra il villaggio sommerso, lo rendeva malinconico. Quello che gli faceva pi rabbia - pi della perdita delle vecchie case - era che i cadaveri del silenzioso cimitero di campagna, compreso quello di Stefan, erano stati riesumati e sepolti di nuovo nel cimitero comunale di Baryn, adesso immerso nei rumori del traffico e delle nuove costruzioni. Sognava spesso le margheritine selvatiche che crescevano vicino alla tomba di Stefan.
Nella sua fantasia, diffondevano il profumo della primavera, e ora quel profumo non c'era pi.
Accolse comunque la richiesta di Christy. Chiese a Rudi di accompagnarli con la Chevy, cos, se fosse stato sopraffatto dall'emozione, avrebbe avuto l'amico al suo fianco.
Partirono la domenica mattina, in una giornata calda e serena. Rudi e Lev erano sui sedili anteriori, con i rivestimenti rimessi a nuovo, e Christy e Jasmina dietro.
L'enorme motore della Chevy, tracannando grandi quantit di benzina, li port senza sforzo fuori dalla citt e lungo la vecchia strada per Auror. Superarono la segheria abbandonata e i pendii brulli che la sovrastavano, ancora senza alberi. Molto prima di raggiungere la diga, ne sentirono il boato.
A mano a mano che il rumore cresceva, loro smisero di parlare.
Lev not la faccia di Christy guardare allarmata fuori del finestrino, come se quel rumore preannunciasse un terremoto o qualche altra calamit che non avrebbe lasciato scampo.
Arrivati alla diga, scesero dall'auto per ammirare il panorama.
Jasmina lo immortal con una macchina fotografica usa e getta. Il sole d'agosto stendeva la sua luce calda e uniforme su quella scena straordinaria. Dalla cascata si alzavano spruzzi d'acqua nebulizzata che gli schiacciavano i capelli, come pioggia.
Accidenti disse Christy. Guarda quello che riescono a inventarsi gli uomini! Terrificante.
Proseguirono in macchina. Pi in alto, dove la diga formava un bacino profondo centinaia di metri, ritrovarono un silenzio quasi intatto e tornarono a udire il canto degli uccelli e il ronzio degli insetti.
Rudi posteggi la Chevy all'ombra di alcuni alti pini e tutti e quattro scesero e si incamminarono verso l'acqua. Piccole onde si frangevano ai loro piedi.
Pieno di pesci adesso disse Rudi. Vero Lev?
S, si disse Lev, concentrati su questo, su quanto pesce c' nel lago, su come  accecante la luce del sole che si riflette sull'acqua.
Non pensare ad Auror sprofondato nell'oscurit. Non pensare al passato.
Non si mosse. Accese una sigaretta, poi la trov sgradevole e la butt via. Dopo qualche istante si accorse che Christy gli aveva posato una mano sul braccio.  meglio che non restiamo qui tanto gli disse piano perch immagino che cosa provi. Ne sono certo e lo sai perch? C' qualcosa qui che mi ricorda l'Irlanda. Qualcosa di estremo. Eh, vecchio mio? Capisci cosa intendo? Qualcosa di selvaggio e di meraviglioso e di struggente.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Ringrazio di cuore Jack Rosenthal per avermi mostrato come si raccolgono gli asparagi e per avermi fatto conoscere i suoi braccianti polacchi, che mi hanno raccontato storie vere e di inestimabile valore sull'Europa dell'est. Ringrazio anche Alan Judd, le cui straordinarie conoscenze in materia di auto e motori mi hanno aiutato con la lunga saga della Chevy. Sono grata a Susan Hill per avermi messo in contatto con persone gentili e collaborative della polizia. Ringrazio inoltre David Lightbody,Vivien Green, Caroline Michel ed Alison Samuel per gli utili suggerimenti. Eterna gratitudine e devozione a Richard Holmes, E1 e Johnny Lightbody, e a Brenda e David Reid, a cui dedico il romanzo. In ultimo, come sempre, il mio affetto e la mia riconoscenza al mio editor, Penelope Hoare, verso la quale ormai ho un debito di gratitudine di proporzioni epocali.
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FINE.